Portopalo, una strage dimenticata

Dieci anni fa 283 immigrati annegavano a largo delle coste siciliane. I loro corpi sono ancora in fondo al mare

La notte tra il 25 e il 26 dicembre 1996 a largo di Portopalo (58 chilometri da Siracusa) affondò un battello di migranti che stava cercando di raggiungere le coste siciliane. La nave Yioahn, che trasportava un carico di più di 400 migranti indiani, pakistani e singalesi, si scontrò con la F-174, un´imbarcazione più piccola partita da Malta per condurre gli immigrati fino alla costa della Sicilia. Dopo l´incidente, la F-174, stipata di migranti, colò a picco, portando con sé 283 di loro. Fu la più grande sciagura del mare dal dopoguerra. In 29, aggrappandosi alle funi della Yiohan, riuscirono a salvarsi. Il trafficante di uomini che pilotava quest´ultima nave non lanciò l´SOS, ma fuggì facendo rotta verso la Grecia, dove scaricò gli uomini e scomparve. Una volta a terra, nessuno credette alle testimonianze dei superstiti, che furono arrestati. Una sciagura di tali dimensioni non poteva essere vera. Quegli uomini mentivano, per impietosire le autorità greche e ottenere così l´asilo politico.

Omertà a Portopalo.A lungo la strage di Portopalo ha rischiato di rimanere sepolta negli abissi. I marinai del luogo hanno ammesso soltanto anni dopo di avere trovato tra le proprie reti portafogli, indumenti, a volte proprio cadaveri. All´inizio nessuno parlò, fatta eccezione per Salvatore Lupo, pescatore. Fu lui a rivelare al giornalista Giovanni Maria Bellu di quello che veniva pescato con le reti nel mare di Portopalo.

Il video del relitto. Per avere la prova definitiva e inoppugnabile che il naufragio era avvenuto, Bellu decise di acquistare, a sue spese, un robot per la ricerca sottomarina, chiamato Rov (Remotely Operated Vehicle) e di partire verso il luogo che Lupo gli aveva indicato. Nel 2001 tutti videro le immagini del relitto della F-174, dentro il quale erano ancora imprigionati i cadaveri, ridotti a scheletri. Le immagini di un relitto depositatosi a 106 metri di profondità tra Malta e la Sicilia, filmate con un robot subacqueo, scossero l´opinione pubblica a tal punto che si mobilitarono quattro premi Nobel. Renato Dulbecco, Dario Fo, Rita Levi Montalcini e Carlo Rubbia lanciarono un appello in cui chiedevano di cancellare quella vergogna e di recuperare i corpi che si trovavano ancora nella carcassa della nave affondata, dando loro la meritata sepoltura. Eppure, nonostante tanta mobilitazione, giustizia non è ancora stata fatta.

L´inchiesta. Nel 2001, grazie all´inchiesta di Bellu, si scoprì che il relitto era in acque internazionali. L´unica inchiesta, aperta anni prima dalla procura di Siracusa, si bloccò. La Procura decise allora di applicare una norma del codice penale che, in casi di eccezionale gravità, consente di indagare su fatti che non riguardano cittadini italiani e non sono accaduti in Italia. Questo comportò la contestazione di un reato più grave, l´omicidio volontario plurimo aggravato, un reato contestabile però solo a due persone: il capitano della nave e il trafficante di uomini pakistano, che nel frattempo avevano ripreso i loro traffici di uomini. Recentemente, i giudici francesi hanno rifiutato di estradare il capitano, che risiede oltralpe.

Il libro.Giovanni Maria Bellu raccontò la strage di Portopalo in un libro dal titolo ´I fantasmi di Portopalo´, pubblicato nel 2004. A dieci anni di distanza, il processo rimane aperto per un unico imputato, l´armatore pakistano Tourab Ahmed Sheik, che vive a Malta. A dieci anni di distanza, quello che resta dei 283 uomini e donne - partiti dalle loro terre per una nuova terra, dove speravano di trovare una vita migliore - è ancora in fondo al mare.
Fonte 90011.it

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