Friuli: 60% studenti considerano immigrati una minaccia

Gli immigrati rappresentano una minaccia per il 60% degli studenti del Friuli venezia giulia e il velo islamico e’ individuato quale segno di oppressione per l’81%. E’ quanto emerge dai risultati della ricerca ‘Il velo e l’ombelico.
Giovani, stereotipi di genere e differenze culturali nel Friuli Venezia Giulia’, diffusi oggi a Trieste.

Dagli altri risultati dell’indagine, illustrata da Gustavo Guizzardi del Dipartimento di Sociologia dell’Universita’ degli Studi di Padova, affiora un orientamento ambivalente nei confronti degli stranieri, a seconda che gli interpellati facciano riferimento nelle loro risposte a una sfera di relazione privata o pubblica. Nella ricerca, realizzata dal Dipartimento di Sociologia dell’Universita’ degli Studi di Padova e dall’Istituto Jacques Maritain di Trieste, con il sostegno dell’Assessorato all’istruzione, cultura, sport e pace della Regione Friuli Venezia Giulia, sono stati coinvolti oltre 800 studenti delle scuole superiori del territorio regionale.

Oggetto dell’indagine, gli stereotipi che intervengono nelle reciproche rappresentazioni delle identita’ sociali che ragazzi e ragazze della Regione Friuli Venezia Giulia hanno delle diversita’ sociali e culturali. In particolare, l’attenzione e’ stata focalizzata sull’atteggiamento dei giovani verso le differenze legate alle appartenenze etnico-culturali e al genere.

L’uso del velo islamico (quello che copre capelli e collo) e’ visto dai giovani della regione come segno di oppressione della donna (81% degli intervistati). Un terzo degli intervistati (32%) ritiene si tratti di un segno di diversita’ culturale: di affermazione di una propria cultura, ma non di una opposizione nei confronti della cultura italiana. In fondo, per questi intervistati, una relazione con il diverso e’ possibile, anche se non necessariamente e’ poi cercata.

Un altro terzo invece (33%) interpreta l’uso del velo come affermazione di appartenenza ad una cultura diversa e, nello stesso tempo, opposta ai valori Occidentali. Qui il richiamo al conflitto di civilta’ e’ possibile, specialmente se collegato a significati religiosi attribuiti all’uso del velo: l’interpretazione del velo come segno di fondamentalismo e’ approvata dal 44% del campione. Un’altra quota di intervistati (15%) e’ su posizioni forse piu’ radicali: il velo non ha un significato positivo di affermazione di una propria cultura, ma un puro senso oppositivo contro i valori occidentali.

Per lo piu’ indifferenti o al massimo tolleranti verso gli immigrati, qualora se ne presenti l’occasione, i giovani si dichiarano disponibili a fare amicizia con un coetaneo straniero (66%). Ci si puo’ anche innamorare di un immigrato (77%), ma, prima di tutto (85%) vengono le norme e i valori del nostro mondo. Per il 57% ‘la scuola italiana deve insegnare agli immigrati i valori dell’Occidente’.
Inoltre (58%) gli immigrati devono imparare l’italiano e conformarsi alle usanze degli italiani.
Tre quarti degli intervistati (76%) non ritiene opportuno che i giovani italiani si avvicinino allo stile di vita dell’immigrato imparandone le usanze. Tendenzialmente sono le ragazze ad avere atteggiamenti piu’ aperti, dichiarandosi disposte (72%) ad avere amici stranieri, ma al contempo temono di ‘dover lottare di piu'’ in un rapporto di coppia multi-culturale. Al contrario i maschi si aspetterebbero ‘di essere piu’ rispettati’ da una fidanzata straniera.

Solo il 10% tra tutti gli intervistati e’ stato coinvolto in classe in attivita’ interculturali (lezioni su immigrazione, cittadinanza, pace, multiculturalita’ o attivita’ di volontariato).
Sul piano delle differenze di genere, il principio dell’uguaglianza tra i sessi e’ sostenuto in astratto, ma emergono indicazioni che mostrano come gli stereotipi di genere conservino ancora parte della loro validita’ per entrambi i sessi. Emerge il persistente valore assegnato, soprattutto dai ragazzi, all’immagine della famiglia come luogo simbolico dell’identita’ femminile. Ne e’ un esempio il fatto che il 49% del campione maschile concorda con l´affermazione secondo cui e’ giusto che una donna pensi piu’ alla famiglia che al lavoro, affermazione sostenuta solo dal 24% delle loro coetanee.
Invece, i giovani si mostrano maggiormente compatti nel rispondere alle domande riferite alla sfera dei comportamenti sessuali e delle relazioni affettive. L’interesse verso il sesso e la fedelta’ nelle relazioni di coppia sono infatti due dimensioni nelle quali l’indifferenziazione tra ragazzi e ragazze risulta condivisa da oltre i tre quarti dei giovani (rispettivamente 76% e 78%).

Tuttavia le differenze riemergono anche a questo proposito. Le ragazze tendono ad assegnare maggiore importanza alla qualita’ della relazione affettiva e sessuale, rappresentandosi come fedeli e propense ad innamorarsi piu’ di quanto i ragazzi non siano disposti a riconoscere loro. Intorno ai temi della ricerca si e’ aperto un dibattito tra il pubblico e i relatori: Franca Bimbi, docente di Sociologia presso l’Universita’ degli Studi di Padova, il prof. Franco Codega, dirigente scolastico del Liceo Oberdan di Trieste e Khaled Fouad Allam, docente di Sociologia del mondo musulmano e di Storia e istituzioni dei paesi presso l’Universita’ degli Studi di Trieste.

Altri risultati dell’indagine (effettuata a campione nelle diverse tipologie di istituti sul 10,3 % della popolazione scolastica di riferimento che e’ di 7.038 studenti) hanno riguardato la concessione del diritto di voto agli immigrati, con il 57 % dei giovani sfavorevoli. Interessante anche l’atteggiamento dei ragazzi nei confronti del crocifisso a scuola: il 33 % e’ dell’idea di abolirlo, con la proposta che proviene sia da coloro che si definiscono atei o non credenti (il 24,4 % del totale, e tra questi il 70 % e’ per l’abolizione) sia da studenti di affermata appartenenza cattolica in nome di una religione ‘pura’.

Anche sul fronte della non abolizione il tema e’ complesso. A favore della non abolizione sono il 49,2 %, cui si aggiunge un 17,5 % di meno decisi. Per il 12 %, inoltre, il crocifisso rappresenta un’identita’ non religiosa ma culturale e quindi da difendere dalla minaccia delle altre culture. Tra i settori oggetto della ricerca anche la politica, di cui i ragazzi si occupano poco (48,5 %) o mai (16,6 %), mentre solo un giovane su tre ne segue il dibattito.

Nel 74 % dei casi l’identificazione con uno schieramento politico e’ scarso (35,1 %) o assente (39,5 %). Decisamente piu’ alta risulta l’identificazione con lo Stato (75,9 %, anche qui divisa tra chi esprime un forte legame (37,7 %) e chi sceglie un atteggiamento piu’ sfumato (38,2 %). Al Friuli Venezia Giulia sente di appartenere con forza il 62,9 % degli intervistati e il legame con la famiglia d’origine e’ consistente per il 71,4 %.
Fonte aduc.it

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