Questo è il primo passo. Il voto agli immigrati: ora le politiche nazionali
L’«esordio» è stato esaminato da chi sente la voglia e la necessità di avere più voce e visibilità
di Klodjan Omuri
Il 18 novembre finalmente si è votato. In una giornata piovosa, qualche migliaio di cittadini non italiani dalle più disparate nazionalità, ha raggiunto i seggi elettorali predisposti in tutta la provincia ed espresso la propria preferenza rispetto ad una folta schiera di candidati. Il voto ha portato all’elezione dei futuri rappresentanti di questa comunità nella comunità,coloro i quali porteranno voce per tutti in sede di consiglio provinciale e comunale. Questa opportunità è stata accolta da una parte con entusiasmo e partecipazione, dall’altra con molta diffidenza.
E questo atteggiamento è stato evidenziato dall’esigua partecipazione alle elezioni: soltanto il 20%. Un dato che evidenzia l’immaturità generale nel riconoscere le opportunità per una vita sociale pubblica ed attiva, che il tempo dovrà eliminare. Il processo di integrazone che questo voto vuole sostenere deve impiantare il proprio seme generativo innanzitutto nella coscienza degli immigrati. Il senso civico e la volontà ad agire per ottenere diritti e riconoscibilità, devono crescere rapidamente. La componente positiva, invece, di quanto accaduto è facilmente leggibile: integrazione, condivisione, diritti e dignità, sono parole che doverosamente raggiungono le bocche di tutti; fanno infatti parte di quel preciso pensiero progressista che plasma una parte della nostra società e che, ovunque latente, in simili occasioni trova il contesto appropriato per manifestarsi. Converrebbe però avere un approccio diverso al significato di queste elezioni in modo da ricavarne un analisi più approfondita. Già in altre città italiane vi è stata la precisa volontà politica di concedere il voto ai cittadini, un voto valevole non soltanto per la creazione di una assemblea consultiva, quale risulterà essere quella ferrarese, ma un voto utile alle elezioni amministrative. E’ questa la direzione che anche a Ferrara si dovrebbe cercare e la classe politica deve essere oggettiva nell’affermare questo traguardo come parte integrante della propria politica nei confronti dell’immigrazione. Una possibilità questa che si pone in una prospettiva diversa rispetto al problema dell’integrazione, proponendosi un punto di arrivo di valore più elevato. Il voto amministrativo è uno strumento capace di dare una visione davvero propositiva alla dimensione pubblica dei cittadini, di portare alla ribalta in maniera viscerale i bisogni i desideri, le priorità e le necessità di questa, per ora invisibile, importante parte della popolazione. E lodevole in questo senso il caso di Modena dove la consulta comunale è un organo attivo già dal 1997, quasi dieci anni. Evidente che siamo molto indietro nell’affrontare coscienziosamente il fenomeno dell’immigrazione, nonostante abbia investito l’Italia in maniera massiccia da ormai quasi un ventennio. La politica italiana arriva sempre in ritardo rispetto all’evolversi effettivo all’interno della propria società civile dei processi cosi importanti, che coinvolgono tutti in maniera indiscriminata. Le direttive europee in merito alla concessione del voto ai cittadini extraeuropei sono molto chiare e precise; a queste quasi tutti gli stati europei si sono celermente adeguati. E’ soltanto nel nostro paese che ci si trova sempre in una situazione indefinita, a tratti preoccupante. La legittimità del diritto al voto è inopinabile, secondo criteri prestabiliti di durata di soggiorno ecc.., eppure la volontà politica di diversi Comuni italiani, di apportare modifiche al proprio statuto in preparazione alla concessione del voto agli immigrati, è stata sempre bloccata dall’intervento dei vari governi che si sono succeduti, fossero questi di destra e sinistra indifferentemente. La motivazione addottata si basa su un parere del Consiglio di Stato - «l’articolo 117 della Costituzione Italiana riserva alla legislazione esclusiva dello Stato le materie della “condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione Europea”, della “immigrazione” e della “legislazione elettorale” di Comuni, Province e Città metropolitane». Risulta chiaro che serve una legge nazionale precisa in merito e, nonostante vi sia la disponibilità apparente di quasi tutti i gruppi parlamentari, nulla si muove. Dobbiamo capire però che la necessità di improntare le politiche indirizzate all’immigrazione in maniera precisa e in controtendenza rispetto a quanto fatto dal passato governo con la legge Bossi-Fini, che ha puntato unicamente sul binomio pericoloso immigrazione-lavoro, è di altissima priorità ed il voto amministrativo è il segno chiaro che si vuole seguire questa direzione. Questo nuovo focolaio quindi, acceso a Modena, Mantova, Roma, Genova, Perugia, La Spezia e in parte a Ferrara, premonitore positivo di un processo che sta prendendo piede in maniera vigorosa, deve avere un seguito nazionale. L’immigrazione è un fenomeno naturale, che investe tutti noi, alla quale riconosciamo la capacità di dare ricchezza culturale, personale e sentimentale. Si mandano i figli all’estero, gli universitari in Erasmus, si viaggia e si desidera sempre viaggiare, per conoscere mondi culture diverse e per contaminarsi di altri modi originali e non previsti di concepire l’esistenza. E l’immigrazione offre soprattutto questa possibilità, a discapito di ogni discorso xenofobo e razzista, che ne vede soltanto il sintomo di un pericolo per la propria cultura e societa. Siamo società e cultura tutti quanti assieme.
Fonte espresso.repubblica.it