Scuola. Bocciati gli immigrati e i “nostrani” che pensano solo all’oggi

di Paola Vescovi
Gli immigrati che non riescono a raggiungere il livello minimo di scolarità. E gli adolescenti di casa nostra che puntano troppo in alto.

Ha questi due volti il disa-gio a scuola. Lo “racconta” il terzo Rapporto regionale sulla dispersione scolastica, presentato nei giorni scorsi.

Dopo di noi Treviso; a Belluno i più bravi. Dal Rapporto un dato che fa scalpore: la provincia di Venezia segna il record veneto di bocciature in prima superiore: l’anno scorso sono state il 21,2% sul totale degli iscritti. Magari sarà stato solo un caso e un anno sfortunato; fatto sta, però, che il Veneziano è in testa a questa poco gradevole classifica, seguito dalla provincia di Treviso (20,5% di bocciati) e con una percentuale quasi doppia rispetto a Belluno (12,3%).

Uno straniero su otto bocciato in terza media. D’altro canto, nel Veneziano, il 13,3% dei ragazzi stranieri che hanno affrontato l’esame di terza media non sono riusciti a superarlo. In questo caso non siamo ai vertici della classifica regionale (a Rovigo i figli di immigrati non ammessi alle superiori sono il 23,7% del totale), ma il dato è comunque allarmante. Anche perché è in crescita.

Che succede, dunque? I nostri ragazzi sono asini e i figli di immigrati sono in crescente difficoltà?

Al liceo “Majorana” bocciature contenute al 6%. Partiamo dai veneziani. Al liceo scientifico Majorana di Mirano (dove si iscrivono anche parecchi ragazzi miresi e rivieraschi) la media di non ammessi al secondo anno si aggira attorno al 6% (dati aggiornati al 2004).

Il problema è parecchio più contenuto, dunque. Ma ce n’è comunque abbastanza per riflettere: «La nostra percentuale di bocciati – spiega la vicepreside Annamaria Manente – tutto sommato non è altissima, dal momento che i ragazzi che si iscrivono al liceo partono da valutazioni medio-alte alle medie e sanno cavarsela con questo tipo di formazione. I bocciati del primo anno sono dunque ragazzi che hanno scelto un indirizzo di studio sbagliato; in genere escono dalle medie con una votazione medio-bassa e si iscrivono al liceo nonostante i suggerimenti contrari dei loro ex insegnanti».

Ma non è obbligatorio laurearsi. E forse sono stati i genitori a spingere verso il liceo, magari perché desiderosi di vedere i figli liceali, e poi diplomati, e poi laureati… O forse sono stati i ragazzi stessi a scegliere male, magari per seguire le orme di qualche compagno. E, infine, si può anche dire che la scuola dell’obbligo è per tutti; ma non c’è alcun obbligo di laurea per tutti.

In genere, comunque, la “scrematura” avviene subito: «Il nostro liceo - dice ancora la vicepreside - registra una media del 2% di studenti che abbandonano l’istituto entro i primi tre mesi dell’anno scolastico per trasferirsi in una scuola di altro indirizzo».
Ma aldilà di chi ha sbagliato mira, e perciò cambia scuola, c’è - anche nei ragazzi che continuano le superiori - un altro aspetto del disagio: l’atteggiamento di un certo numero di adolescenti, in apparenza indifferenti ai richiami degli insegnanti e della famiglia, e perciò con rendimenti scolastici piuttosto scadenti.

Le ragazze assai meglio dei maschi. Per loro Fabrizio Guaita, psicologo e responsabile del Servizio Educazione e Promozione Salute dell’Ulss 13, usa la definizione di “malati di presentismo”, per l’incapacità di guardare al futuro ponendosi degli obiettivi, intenti solamente a vivere il presente senza motivazioni.

E sono i maschi, soprattutto, a venir meno ai doveri scolastici, magari rosicchiando un 6 a fine anno, ma con tanta fatica e apprensione da parte delle famiglie: «Non mi stupisce - spiega Guaita - questa distinzione: le femmine, vuoi per motivi culturali, vuoi per motivi caratteriali, hanno un senso del dovere più sviluppato e sanno assumersi molto prima le loro responsabilità. I maschi invece sono più esuberanti».

Fonte gvonline.it

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