Milano: immigrati voluti ma non benvenuti
di Gabriele Giovannini
Diffidenza e ignoranza non possono ridurre la necessità di manodopera straniera
La Milano d’oggi presenta un quadro variegato di etnie , più o meno integrate e radicate, che ormai ne denotano la natura stessa. Si può definire dunque città cosmopolita a tutti gli effetti?
Il mercato del lavoro ha sfruttato la congiuntura socio-economica che, ad esempio, ha condotto ad una crescita esponenziale della domanda di figure professionali come la badante o la colf e più in generale di addetti ai servizi domestico-familiari, per offrire una possibilità di vita ed inserimento a moltissimi immigrati (soprattutto gli asiatici di ambo i sessi e le donne sudamericane o provenienti dall’est).
Pur essendo un paese giovane da questo punto di vista (destarono fortissima impressione i barconi carichi di albanesi che approdarono alle coste pugliesi nel ’91) l’Italia si sta avvicinando ad ospitare la “seconda generazione”.
Verrebbe perciò da pensare ad un paese sulla strada dell’integrazione, ma lo spirito che sta prevalendo è quello del wanted, but not welcome, della coscienza d’aver bisogno di braccia che svolgano le c.d. mansioni delle cinque P (pesanti, precarie, penalizzate socialmente, pericolose e poco pagate) e della poca predisposizione ad accettare il fatto che assieme alle braccia ci siano delle persone.
Anche sotto il profilo politico è d’obbligo ricordare che il nostro codice della cittadinanza è uno degli ultimi in Europa (insieme a Lussemburgo e Grecia) a dare ancora preminenza allo jus sanguinis per l´attribuzione della nazionalità.
Prendere la 90 - autobus che percorre la circonvallazione esterna del capoluogo lombardo - di sera o di notte può essere istruttivo: la percentuale di passeggeri immigrati è sempre altissima e spesso raggiunge il 100%, ma è assai raro notare momenti di interazione pacifica tra autoctoni e stranieri.
E i meneghini cosa ne pensano? Un recente sondaggio effettuato da Acido Politico( mensile della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli studi di Milano) su un campione randomizzato pari al 4,5% degli iscritti mostra risultati confusi e contraddittori: solo il 25% ammette di aver paura degli immigrati, ma quando viene chiesto di specificare la nazionalità più temuta quasi il 90% si sente di dare una risposta e il 35% di essi indica gli albanesi pur esprimendo particolare preoccupazione per i reati terroristici che poco hanno a che fare con gli immigrati del “paese delle aquile”.
Una successiva indagine dell’Istituto Iard, pubblicata sul Corriere della Sera lo scorso 7 Novembre, rileva che i giovani di Milano sono i più diffidenti d’Italia verso le popolazioni immigrate: il 50% dichiara che esse rappresentano una minaccia per l’identità culturale. Dati certamente inquietanti e da considerare con la massima attenzione.
Fonte voceditalia.it
Novembre 26th, 2006 at 23:48
Condivido pienamente il contenuto dell’articolo…dovremmo aprirci a nuove integrazioni.
Gennaio 13th, 2007 at 19:49
Ottimo articolo….