Il governo contro lo sfruttamento degli immigrati
“Il Governo si schiera contro lo sfruttamento degli immigrati”. L’on. Bordo commenta il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri.
“Sfruttare o, peggio, schiavizzare i lavoratori irregolari ora sarà più difficile grazie al disegno di legge approvato questa mattina dal Consiglio dei Ministri che, finalmente, offre una risposta concreta sul piano della legalità e della solidarietà sociale a migliaia di donne e uomini la cui unica colpa è fuggire dalla povertà”.
Michele Bordo, deputato ulivista, esprime tutta la propria soddisfazione per l’intervento congiunto dei ministri Amato (Interno), Damiano (Lavoro) e Ferrero (Solidarietà sociale) finalizzato all’adozione di nuove misure di contrasto allo sfruttamento della manodopera straniera irregolarmente giunta in Italia.
“Voglio sottolineare la grande sintonia tra il Governo e i rappresentanti dei territori maggiormente interessati da questo deplorevole fenomeno – continua Bordo – testimoniata, tra l’altro, dal brevissimo lasso di tempo intercorso tra la presentazione di questo disegno di legge e della proposta di legge, da me sottoscritta, per modificare l’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione e favorire il rilascio del permesso di soggiorno ai lavoratori stranieri per motivi di protezione sociale. L’obiettivo della proposta è garantire ai lavoratori clandestini lo stesso sistema di protezione sociale di cui godono i lavoratori italiani; giacché lo status di clandestini impedisce di intentare azioni risarcitorie nei confronti di chi ha calpestato la loro dignità di esseri umani e, di fatto, non consente l’attivazione delle procedure previste dal nostro diritto del lavoro per ottenere, anche forzosamente, il giusto corrispettivo per la prestazione effettuata. Sono certo – conclude il deputato ulivista – che il Governo, nel corso del dibattimento in Aula sul disegno di legge appena licenziato, terrà nel giusto conto i contributi costruttivi e operativi che arriveranno dai banchi dei Deputati; in particolare da quelli del Sud dell’Italia dove i cafoni ci sono ancora, anche se è cambiato il colore della loro pelle”.
Fonte garganopress.net