Sono dei teppisti, ma io non ho ceduto
Il racconto del ragazzino di colore aggredito dai coetanei. Il padre: «Siamo qui da 5 anni, il razzismo è doloroso»
di Adriano Agatti
CHIGNOLO PO. «Paura di quei “bulli”? Assolutamente no. Sono contento di averli denunciati ai carabinieri». Sono parole di Hassan (il nome è di fantasia), il ragazzino di 13 anni pestato ed insultato da una baby-gang al campo sportivo di Lambrinia. Una vicenda a sfondo razziale maturata nel mondo degli adolescenti che è sicuramente da considerare molto preoccupante. Due aggressori, di 13 e di 16 anni, sono stati già identificati dai carabinieri della stazione di Chignolo e segnalati al Tribunale dei minori di Milano. I complici hanno i giorni contati.
Hassan, ieri mattina, ha raccontato la sua storia. E’ davanti all’ingresso della sua abitazione di Lambrinia dove vive con i genitori, una sorellina ed un fratello. Capelli scuri con gli immancabili riccioli, occhi scuri svegli e profondi. Una tipica famiglia di immigrati marocchini, gente onesta che vive del lavoro del padre muratore. Lui, Hassan, gioca a calcio in una squadra dei dintorni, categoria giovanissimi. E’ un terzino sinistro molto veloce ed apprezzato. «Mi piace il calcio - spiega il ragazzino che frequenta le scuole medie di Chignolo - e mi diverto. Cosa è successo quel giorno? Lo ricordo benissimo. I teppisti mi hanno chiuso dentro il campo sportivo. Poi mi hanno picchiato. Ma non ho ceduto al loro ricatto per riavere la bicicletta. Non mi sono messo a ballare e non ho fatto la verticale come volevano. Sono solo dei prepotenti».
Hassan vive a Lambrinia da quattro anni. Già un’altra volta si era sentito “diverso” per il colore della pelle. «Aveva litigato con un compagno - spiega il padre Mustapha - e la madre lo aveva inseguito con l’auto. “Sporco negro, lascia stare mio figlio”, gli aveva detto. Parole che restano».
“Dopo quello che è successo - continua il racconto di Hassan - ho rivisto uno dei miei aggressori. Era a scuola. “Hai fatto il mio nome ai carabinieri?”, ha chiesto. Ho risposto di no. Cosa potevo dire?. Gli altri non li più rivisti ma non ho paura di loro. Sono ritornato a giocare a calcio a Lambrinia ma non mi è successo niente. Mi hanno invece raccontato che un ragazzo italiano è stato picchiato dagli stessi teppisti».
Il padre Mustapha ascolta in silenzio le parole del figlio. Riflette. «Siamo arrivati in Italia per lavorare - spiega a voce bassa - e con la speranza di “incontrare” una vita migliore rispetto al Marocco. Là non c’è proprio lavoro, solo miseria. Purtroppo ci siamo trovati davanti anche questi problemi. Quando mio figlio è ritornato a casa in lacrime potevo scegliere tra due strade. Andare dai genitori di quei ragazzi oppure rivolgermi ai carabinieri. Ho scelto la seconda via perchè ho fiducia nella giustizia italiana. E devo dire che non mi sono pentito. Ho grande rispetto per il vostro paese e per le sue leggi. Spero che i miei figli non siano più coinvolti in vicende di razzismo. E’ troppo doloroso».
In effetti i carabinieri di Chignolo hanno agito con tempestività. I due teppisti sono stati denunciati a tempo di record dopo il riconoscimento fotografico. Ed il resto della gang sembra sia stato già identificato: le denunce partiranno nei prossimi giorni.
Fonte espresso.repubblica.it