Immigrati: Caritas, più istruiti ma guadagnano metà di italiani
Gli immigrati regolari nel nostro Paese hanno un livello di istruzione “comparativamente piu’ alto rispetto agli italiani”, ma guadagnano molto meno di loro: in media, la meta’, “anche a causa dell’impiego discontinuo”. A denunciarlo e’ il dossier 2006 sull’immigrazione, curato da Caritas/Migrantes, presentato stamane a Roma.
Gli immigrati - complice l’invecchiamento della popolazione italiana - esercitano un peso progressivamente crescente sul mercato lavorativo: uno ogni 10 occupati (1.763.952 su 17.204.416, secondo l’Inail) e’ nato in un paese extracomunitario. Gli stranieri incidono per un sesto sul totale delle assunzioni annuali (727.582 su 4.559.965 complessive nel 2005) e cio’ attesta anche l’estrema mobilita’ di questi lavoratori, dei quali circa la meta’ deve rinnovare annualmente il contratto (tra gli italiani “solo” 1 su 4).
Nel 2005 sono stati assunti per la prima volta nel mercato occupazionale 173 mila nuovi lavoratori immigrati: si tratta per lo piu’ di persone venute dall’estero e, in parte, di familiari gia’ residenti in Italia (coniugi e minori) che si sono inseriti. Le assunzioni sono avvenute per l’11,6% in agricoltura, per il 25,6% nell’industria e per la restante quota nei servizi. I settori prevalenti sono le attivita’ immobiliari/pulizie (15,5%), gli alberghi e i ristoranti (12,9%), le costruzioni (12,5%), l’agricoltura e la pesca (11,6%), il commercio al dettaglio e all’ingrosso (5,9%).
Come detto, gli immigrati hanno un livello di istruzione comparativamente piu’ alto rispetto agli italiani. I titolari di azienda sono 130.969, il 38% in piu’ rispetto a giugno 2005: gli imprenditori immigrati sono concentrati nei settori dell’edilizia e del commercio, con un coinvolgimento crescente delle donne.
Gli immigrati, cosi’ come avviene in tutta Europa, anche nel nostro Paese guadagnano di meno, come risulta dalla banca dati dell’Inps: le loro retribuzioni sono mediamente pari alla meta’ di quelle degli italiani. Notevoli le differenze anche in considerazione del sesso, del luogo e del settore di lavoro: non basta la regolarita’ a salvare dal bisogno, ma ben peggiore e’ la situazione nel caso degli irregolari.
La partecipazione sindacale continua a essere molto elevata: sono 526.320 gli immigrati iscritti, rispetto al totale di 5.776.269 lavoratori sindacalizzati. Un segno inequivocabile della necessita’ di essere piu’ tutelati sul piano del riconoscimento della professionalita’, dei diritti contrattuali e della prevenzione (la media e’ di un infortunio ogni 16 immigrati).
Fonte agi.it