Fortezza Europa
Almeno 5.544 i migranti morti lungo i confini del Vecchio Continente dal 1988 ad oggi, due terzi sono annegati nelle acque del Mediterraneo
Morire di frontiera. Accade da vent’anni lungo i confini dell’Europa. Sono soprattutto naufragi, ma non mancano incidenti stradali, morti di stenti nel deserto come tra le nevi dei valichi montuosi, piuttosto che uccisi da un’esplosione negli ultimi campi minati in Grecia, dagli spari dell’esercito turco o dalle violenze della polizia in Libia. Fortress Europe è una rassegna stampa che dal 1988 ad oggi fa memoria delle vittime della frontiera: 5.544 morti documentate, tra cui si contano 1.803 dispersi.
Nel Mar Mediterraneo sono annegate 4.363 persone. Quasi la metà delle salme (1.803) non sono mai state recuperate. Nel Canale di Sicilia tra la Libia, la Tunisia, Malta e l’Italia le vittime sono 1.873, tra cui 1.135 dispersi. Lungo le rotte che vanno dal Marocco e dalla Mauritania alla Spagna, puntando verso le isole Canarie o attraversando lo stretto di Gibilterra, sono morte 1.469 persone e 281 risultano disperse. Nell’Egeo invece, tra la Turchia e la Grecia, hanno perso la vita 408 migranti, tra i quali si contano 168 dispersi. Infine, nel Mare Adriatico, tra l’Albania, il Montenegro e l’Italia, negli anni passati sono morte 474 persone, delle quali 136 sono disperse.
Il mare non si attraversa soltanto su imbarcazioni di fortuna, ma anche sui mercantili, dove spesso viaggiano molti migranti, nascosti nella stiva o in qualche container. Ma le condizioni di sicurezza restano bassissime: 139 le morti accertate per soffocamento o annegamento, dei quali 83 risultano dispersi in due soli naufragi.
Viaggiando nascosti nei tir hanno perso la vita in seguito ad incidenti stradali, per soffocamento o schiacchiati dal peso delle merci 230 persone, in Albania, Francia, Germania, Grecia, Turchia, Inghilterra, Irlanda, Italia, Olanda, Spagna e Ungheria.
Per chi parte dalla Libia, il primo ostacolo da attraversare non è il mare, ma il deserto del Sahara. Lo si fa viaggiando in gruppi di trenta su dei pick-up che battono le piste tra Sudan e Libia o tra Niger e Libia. Stando alle testimonianze dei sopravvissuti, quasi ogni viaggio conta i suoi morti. Le 146 vittime censite dalla stampa potrebbero quindi essere solo una sottostima.
In Libia inoltre si registrano gravi episodi di violenze contro i migranti. Non esistono dati sulla cronaca nera, ma è noto che nelle sommosse anti stranieri esplose nel settembre 2000 a Zawiyah, nel nord-ovest del Paese, vennero uccisi almeno 560 migranti.
In Grecia, al confine nord-orientale con la Turchia, nella provincia di Evros, esistono ancora i campi minati. Qui, tentando di attraversare a piedi il confine, sono rimaste uccise 88 persone.
Infine almeno 51 migranti sono annegati attraversando fiumi che delimitano la frontiera tra Croazia e Bosnia, tra Turchia e Grecia, tra Slovacchia e Austria, tra Slovenia ed Italia. E 34 persone sono morte di freddo percorrendo a piedi valichi della frontiera in Turchia, Grecia, Italia e Slovacchia. Nascoste sotto i treni che attraversano il tunnel della Manica per raggiungere l’Inghilterra hanno perso la vita 20 persone, cadendo lungo i binari o rimanendo fulminati scavalcando la recinzione del terminal francese. A Ceuta e Melilla, le due enclave spagnole in Marocco, sono morte 20 persone, uccise dal fuoco della Guardia civil e della polizia marocchina, o cadute scavalcando le recinzioni che delimitano il confine. Le forze dell’ordine hanno ammazzato almeno 9 persone, la maggior parte in Turchia, ma anche a Cipro e nella ex Jugoslavia. Infine 5 persone sono morte assiderate, viaggiando nascoste nel vano carrello di aerei diretti negli scali europei.
Fonte fortresseurope.blogspot.com
Gennaio 16th, 2008 at 17:48
siete bravissimi. io sto scrivendo un libro su queste cose (tra Grecia e Turchia) e vi ho citato. grazie !sono con voi, Claudia berton, verona