L’amore a quattro zampe della clandestina Loredana
LA STORIA di Loredana è un fiore nel letame. Ed è anche una specie di matrioska: una storia delle storie. Infatti, con altri protagonisti, l’abbiamo già sentita. Una giovane donna - Loredana ha 25 anni - che viene da noi per un amore che poi va male. Il suo compagno, un italiano, la maltratta. Un giorno i vicini chiamano la polizia e i meccanismi della legge sull’immigrazione entrano in conflitto con l’umanità. Loredana, cittadina romena, non ha il permesso di soggiorno e così esce dalle grinfie del suo partner violento per finire nella lista degli immigrati clandestini.
Ma, al contrario di altre sue compagne di sventura, non è sola. Ha un amico che tante volte le ha dato conforto nei giorni più amari. Si chiama Chelsey ed è un cocker di cinque anni. I poliziotti capiscono. Le consentono di portarlo con sé. Ma secondo i responsabili del Centro di permanenza temporanea di Ragusa i regolamenti lo vietano. Il posto di Chelsey è il canile, non il Cpt, anche se l’uno e l’altro sono circondati da reti metalliche.
Loredana si dispera fino al punto che il suo dolore salta la recinzione e raggiunge delle orecchie sensibili. Matteo Boscarelli e Barbara Grimaudo, del “Collettivo migranti di Catania e Ragusa”, fanno della sua storia un caso. I giornali locali e le tv ne parlano. I responsabili del Cpt devono rassicurare l’opinione pubblica. Fanno sapere che è stata trovata una soluzione: Chelsey è stato affidato a un operatore che si occuperà di lui fino al momento in cui la padrona sarà libera.
Nell’attesa, grazie a Giovanni Di Stefano, così si chiama l’operatore, Loredana e Chelsey si vedono. Proprio come accade nei colloqui carcerari. Chi ha assistito alla scena - Chelsey che felice mangiava attraverso le grate dalle mani della sua padrona - assicura di aver avuto difficoltà a trattenere il pianto.
In effetti, è difficile non commuoversi, specialmente quando si sente il seguito. La notte tra il 14 e il 15 settembre, alle due, Loredana viene a sapere che è di nuovo libera. Uscirà dal Centro e tornerà in Romania. Espulsa. Normalmente, per chi si trova all’interno dei nostri Cpt, non è una cattiva notizia. E questo la dice lunga sulla condizioni di vita all’interno. Così tutti restano sorpresi quando Loredana chiede di restare. Teme che, con l’espulsione, perderà Chelsey per sempre.
Ma i responsabili del Centro avevano ragione. Chelsey è davvero in buone mani. Giovanni Di Stefano, la mattina del 23 settembre, atterra nell’aeroporto di Bucarest. Ha trascorso la notte in treno, dalla Sicilia a Roma, perché non esisteva un volo diretto che consentisse il trasporto di un cane. La mattina ha raggiunto Fiumicino ed è partito. Totalmente a sue spese (500 euro: il Comitato ha avviato una colletta per restituirgliele). Loredana, con tutti i suoi familiari, ha percorso seicento chilometri per raggiungere l’aeroporto e vedere Chelsey schizzarle in braccio nella sala arrivi di Bucarest. Una scena d’amore.
Al lieto fine manca un solo particolare. Giovanni Di Stefano non era stato incaricato di occuparsi di Chelsey dalla direzione del Cpt. L’aveva fatto di sua iniziativa, dopo aver saputo del problema. Casualmente. Già da tempo, infatti, non aveva più contatti diretti con gli immigrati. Da quando era stato chiuso in un ufficio per aver chiesto spiegazioni sul caso di un’altra ospite del Centro morta di meningite due mesi dopo esserne uscita. Ma questa, appunto, è un’altra storia.
Fonte repubblica.it