Integrazione ostacolata dalla lingua
«La grande differenza tra immigrazione interna e straniera»
di Denis Artioli
VIGEVANO. L’ostacolo più duro da superare per gli stranieri che arrivano oggi a Vigevano è la barriera linguistica. Il processo di integrazione è rallentato dalla difficoltà di comunicare che è comune a molti bambini stranieri e ai loro genitori provenienti dai Paesi extracomunitari. Ed è questa la principale differenza tra l’immigrazione interna, dal Sud al Nord dell’Italia, negli anni del boom economico, e la nuova immigrazione che parte soprattutto dall’Africa. Jole Barettoni, presidente di «Oltremare», associazione impegnata in città a favorire l’inserimento degli extracomunitari, e responsabile dello Sportello stranieri del Comune, ha sottolineato questa profonda differenza l’altra sera, durante il dibattito sul libro «Un ragazzo del Sud» di Vincenzo Rosato.
Rosato afferma, nell’autobiografia, e lo ha ribadito l’altra sera, che gli stranieri, oggi, sono più avvantaggiati nel processo di inserimento in città rispetto ai meridionali che arrivavano a Vigevano, negli anni ’60, per cercare fortuna nella capitale delle scarpe (nel 1960, a Vigevano, erano circa 16mila gli addetti al settore calzaturiero, come ha sottolineato il professor Marco Savini).
«Oggi - ha detto Rosato - gli stranieri vanno ai Servizi sociali, riescono ad avere una casa dal Comune superando nelle graduatorie anche gli italiani, perché spesso hanno più figli al seguito. Allora, per noi, non c’era questa struttura di supporto, le case le affittavano solo ai settentrionali e anzi, chi di noi arrivava al Nord con i figli era ulteriormente penalizzato».
Ma Secondo Jole Barettoni, che per anni ha operato come direttrice didattica alla scuola elementare Vidari, Vigevano non era solo la città immersa nel lavoro che ignorava la presenza dei ragazzi del Sud. «Questa è stata ed è anche una città generosa - ha sostenuto Barettoni - Io sono arrivata da Roma nel 1965: allora il 45% dei bambini di prima elementare proveniva dal Sud, e si sono integrati tutti. La grande differenza rispetto ad allora è che chi arriva oggi a Vigevano spesso non conosce la lingua italiana». Una questione fondamentale, emersa con clamore all’inizio dell’anno scolastico quando alla media Besozzi cinque famiglie hanno deciso di far trasferire i loro figli in un altro istituto, perché assegnati a una sezione con 7 alunni stranieri su 22: i genitori (tra cui i familiari di una bambina straniera con ottimo profitto e che conosce bene la lingua italiana) temevano che i figli sarebbero rimasti indietro col programma, prevedendo un maggiore impegno degli insegnanti con chi meno conosce l’italiano. «Sono 4 mila gli stranieri presenti nella nostra città - ha aggiunto Barettoni - ed è grande la sofferenza di molti di loro, anche per la difficoltà ad ottenere i permessi di soggiorno».
Il sociologo Serafino Negrelli (che ha vissuto a Vigevano per diversi anni) ha evidenziato, invece, gli elementi comuni ai due diversi tipi di immigrazione. «La situazione che poteva vivere allora un ragazzo del Sud arrivando a Vigevano - ha detto Negrelli - la stanno vivendo oggi altri immigrati. Noi eravamo a Vigevano, e non ci eravamo accorti dei tanti Rosato che raggiungevano la città, e che erano dei “trasparenti”: dobbiamo accorgerci oggi degli altri “trasparenti” che vivono tra di noi, riconoscendoli personalmente, socialmente e politicamente». «In questa città - ha aggiunto il professor Savini - è rimasto ancora un atteggiamento di chiusura, magari anche, in qualche caso, un razzismo non esplicito che emerge in alcuni momenti di crisi. Ma un importante ruolo nell’integrazione è stato giocato dal sindacato, dalle associazioni e dalla scuola».
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