Occupazione del consiglio comunale a Bologna
Le manifestazioni di protesta contro i Cpt hanno portato alla formazione di una commissione speciale del Comune
di Enrico De Grazia
Lunedì 9 ottobre è stato il giorno dell’ennesima iniziativa di lotta contro i cpt. Dopo la manifestazione del 7 ottobre a cui hanno partecipato centinaia di persone provenienti da centri sociali, partiti e associazioni, la mattina di due giorni dopo, circa 70 attivisti contro il “lager” di via Mattei, sono entrati nel consiglio comunale scandendo slogan quali “no border, no nation, no deportation” e “chiudere i cpt”.
Nonostante l’opposizione dei vigili, e la presenza di digos e polizia, i rappresentanti dei centri sociali bolognesi, hanno ottenuto l’interruzione del consiglio comunale. Sono stati srotolati striscioni, alzati cartelli, si è urlato contro la vergogna del cpt. I manifestanti hanno poi sostenuto un confronto con il presidente del consiglio Sofri e l’assessore Mancuso e hanno infine ottenuto la formazione di una commissione speciale sulla questione cpt per martedì 17 ottobre alle 14 in Comune. La seduta sarà pubblica e dunque aperta a tutti.
Tutto questo accade in un periodo in cui le politiche d’accoglienza per gli immigrati sono all’ordine del giorno. Non solo a Bologna, ma in tutta Italia. Ricordiamo la campagna partita dal Vag di via Paolo Fabbri 110, “Siamo tutti cittadini”, che ha portato alla raccolta di quasi 3000 firme in favore della “Delibera popolare sull’estensione del diritto di voto amministrativo ai migranti residenti a Bologna”.
Tale delibera sarà sottoposta all’approvazione del Consiglio Comunale il 16 oppure il 23 ottobre. L’approvazione della modifica dello Statuto Comunale per allargare l’elettorato attivo e passivo ai migranti rappresenterebbe una grande conquista per loro ma soprattutto un grande gesto di civiltà da parte della città di Bologna. È una risposta alle polemiche avvenute a Milano negli ultimi giorni dovute all’apertura di una scuola araba.
Un segno di tolleranza troppo importante, necessario, in un periodo nel quale la tensione nei confronti del popolo di extracomunitari è alto. Tale provvedimento darebbe, inoltre, un gran contributo alla regolarizzazione degli immigrati irregolari che la legge Bossi-Fini ha fatto aumentare di numero in maniera consistente. Il Vag ha avanzato anche la richiesta di convocazione di una “Istruttoria Pubblica sulle Politiche per l’Immigrazione a Bologna”, a sostegno della quale sono state raccolte circa 2500 firme. Questa però avrà tempi più lunghi. L’istruttoria consentirebbe alle varie associazioni, comunità e gruppi di migranti di farsi ascoltare dal Consiglio per esporre i propri disagi e proporre le proprie idee.
Al termine delle audizioni, la Commissione Politiche Sociali predisporrà un testo riassuntivo dell’indagine e proporrà degli indirizzi precisi per un mutamento delle politiche per l’immigrazione a Bologna. In seguito, il testo verrà sottoposto al voto finale del Consiglio Comunale e di conseguenza, in caso di approvazione, vincolerà la Giunta. C’era dunque bisogno di un segnale di apertura nei confronti degli stranieri.
Fonte bandieragialla.it
Bologna sta rispondendo, più attraverso l’associazionismo e i suoi movimenti che attraverso le Istituzioni pubbliche, le quali sembrano ancora tentennare se non addirittura remare contro. Ricordiamo le accuse di razzismo istituzionale del Coordinamento Migranti nei confronti dell’Ufficio Stranieri. La formazione di una commissione speciale e l’estensione del diritto di voto amministrativo agli immigrati sono dei piccoli passi, per il momento. Ma nella direzione giusta.