Dall’est Europa e iscritti all’anagrafe: ecco i nuovi immigrati. Presentato ieri il 6° Rapporto sull’immigrazione in Provincia di Lodi
di Elena Moriondo
Oltre il 40% degli immigrati della provincia di Lodi proviene dall’Europa dell’Est. Questo è uno dei dati che sono emersi ieri pomeriggio alla presentazione del Sesto Rapporto sull’immigrazione straniera nella Provincia di Lodi, avvenuta presso la Sala Chiostro del Palazzo San Cristoforo
Il rapporto, inserito tra le iniziative dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multietnicità, è stato redatto dalla Fondazione ISMU e confronta i dati raccolti nel 2005 con quelli di altre 5 precedenti ricerche (1999, 2001, 2002, 2003, 2004)
Una fotografia dell’immigrazione
Quasi il 90% dei circa 15.000 immigrati presenti nella provincia lodigiana sono regolarmente residenti; sarebbero invece 1.180 gli stranieri irregolari.
Il gruppo nazionale più numeroso è quello romeno (quasi 2.500 persone), che nell’ultimo anno ha superato quello albanese, ora al secondo posto. Poi si classificano marocchini, egiziani, indiani e tunisini. La provincia di Lodi vanta inoltre il gruppo di congolesi più numeroso di tutta la Lombardia.
Uomini che lavorano, cattolici e mediamente istruiti
La maggior parte degli immigrati sono uomini (55,3%), cattolici (nell’ultimo hanno superato i musulmani), con un titolo di studio di scuola superiore In diminuzione invece i laureati.
Quasi il 40% degli stranieri è in Italia da più di 10 anni ed ha un’occupazione regolare: il lavoro più diffuso sembra essere l’operaio e si stabilizza il numero di chi ha un’attività in proprio.
Aumenta la percentuale di chi vive in una casa di proprietà (20%) e più della metà di donne e uomini risultano essere coniugati
La raccolta dei dati
Il rapporto, presentato da Alessio Menonna, ricercatore della Fondazione ISMU, si basa su una serie di 8000 interviste, delle quali circa 500 nella provincia di Lodi.
Il vantaggio di questa ricerca, spiega Menonna, oltre all’accurato metodo di campionamento, è la collaborazione di intervistatori stranieri: un intervistatore italiano sarebbe visto con diffidenza e incontrerebbe maggiori difficoltà nell’avvicinare un immigrato e ottenere risposte autentiche e sincere.
Un bilancio
Il quadro che emerge dal rapporto dà un’immagine piuttosto stabile dell’immigrazione nella provincia di Lodi: diminuisce la disoccupazione degli stranieri (3,7%, percentuale più bassa in tutta la Lombardia) e il territorio lodigiano accoglie gli immigrati con maggior “anzianità migratoria” di tutta la regione (8/9 anni di presenza in Italia contro la media regionale dei 6/7).
Costruire la convivenza
Così, l’Assessore alla Cultura, Istruzione e Servizi alla Persona Mauro Soldati, che ha guidato i lavori di ieri pomeriggio, sostiene che ci sia un miglioramento delle condizioni generali dell’immigrazione nella Provincia di Lodi, sulla base dei dati presentati.
Secondo l’Assessore, “l’immigrazione è un fattore ineludibile nella nostra società” e l’occasione della presentazione di questo rapporto deve essere quella di “ragionare sulla realtà dell’immigrazione…per non pensare più a “noi” e “loro” ma alla società nel suo complesso. La sfida del nostro tempo – continua Soldati - è la costruzione di un modello di convivenza”.
Costruire l’integrazione
L’Assessore Soldati presenta poi un dato interessante: dalla relazione della Corte dei Conti risulta che ogni 5 euro dei fondi pubblici destinati agli immigrati, 4 sono spesi per contrastare i flussi irregolari e solo 1 viene speso per l’integrazione.
In questo panorama “il passaggio fondamentale è considerare gli immigrati come persone che possano decidere e prendere iniziative concrete nella società”, afferma Mauro Soldati.
L’emergenza è finita, bisogna governare
È in questo contesto che si inserisce l’intervento della dottoressa Marialuisa Sigillo, Consigliere Generale aggiunto dell’Associazione “Nessun luogo è lontano” La dottoressa Sigillo ha guidato il progetto “Politiche per l’immigrazione: dall’emergenza alla Governance, al quale ha collaborato l’Onorevole Khaled Fouad Allam. La proposta di questo lavoro è la costruzione democratica della cittadinanza per gli immigrati, riconoscendo loro il diritto di rappresentanza e partecipazione alla vita pubblica locale.
“Mi rifiuto di pensare che si possa ancora parlare di emergenza in fatto di immigrazione”, s’indigna Marialuisa Sigillo, “l’immigrazione è una presenza concreta che va governata”.
Stranieri tra discriminazione e integrazione
Infine, nell’ultima ora dei lavori, la parola è passata ai rappresentanti delle Associazioni di immigrati presenti nel territorio lodigiano.
Herve Akueson ha parlato del coro africano Nôtre Dame d’Afrique e della sua scelta dell’Italia in quanto Paese in cui vivere la sua fede cristiana, sottolineando le discriminazioni di cui sono oggetto gli immigrati, soprattutto di pelle scura.
El Mardadi AbedlKarim, dell’Associazione Dialogo, è stato ancora più tagliente nell’evidenziare i problemi che gli immigrati incontrano: “non solo noi dobbiamo integrarci, ma dobbiamo essere accettati”. El Mardadi ha parlato soprattutto di discriminazioni di tipo religioso, aggiungendo: “se uno arriva dall’America, si pensa che sia più intelligente di noi”.
Messaggi più fiduciosi sono invece quelli lanciati da due immigrate “veterane”, arrivate a Lodi dall’Egitto (Naaim) e dalla Romania (Silvia) trent’anni fa: all’inizio è dura, ma poi anche da stranieri si riesce a costruire la propria rete di amicizie. “Bisogna avere pazienza – interviene Silvia - l’integrazione arriverà”.