La regione Umbria ha approvato il programma di interventi in materia di immiagrazione
PERUGIA - “Interculturalità, tutela della cultura d’origine, educazione e formazione, coesione sociale”, sono le parole chiave del Programma di interventi in materia di immigrazione per il 2006, approvato dalla Giunta regionale dell’Umbria su proposta dell’assessore alle politiche sociali, Damiano Stufara. Il piano, nel quale viene assegnato un ruolo primario alle istituzioni educative, è stato adottato in attuazione della legge regionale “18/’90″ e prevede l’attuazione di 162 progetti promossi e gestiti da 140 soggetti (enti locali, scuole, associazioni non governative, cooperative, consorzi, Caritas ed altre associazioni no profit), per un budget totale di quasi 465 mila euro.
I cittadini migranti regolarmente presenti in Umbria nel 2004 (fonti Ministero interni Istat e Caritas 2005) sono 56.385 (45 mila 339 nella provincia di Perugia e 11 mila 046 a Terni), e rappresentano il 6,6 per cento circa della popolazione, una percentuale superiore alle medie italiana ed europea. Per ciò che riguarda l’ambito dell’istruzione (fonte Ufficio Scolastico Regionale 2006) in Umbria si registra un’incidenza del 9,39 per cento di alunni stranieri sul totale della popolazione scolastica (a Perugia è del 10,01 per cento e a Terni del 7,43).
“A fronte di un presenza così consistente – ha detto l’assessore Stufara – il programma 2006 punta sempre più a sviluppare, in un quadro di azioni ed esperienze ormai consolidato, una politica di integrazione più organica, finalizzata a valorizzare la risorsa immigrazione come ulteriore fattore di sviluppo. La nostra legge regionale 18/’90 dimostra ancora la sua vitalità, come testimoniato dal numero di soggetti, pubblici e del privato sociale che, sempre più numerosi e diffusi capillarmente sul territorio, propongono e realizzano positive esperienze di integrazione. E questa volontà di apertura è espressa anche dal sistema economico regionale che considera ormai l’apporto dei lavoratori migranti come una componente importante dello sviluppo. Alla luce delle complesse problematiche indotte dalla presenza sempre più consistente nel nostro Paese di tante persone, provenienti da paesi poveri e insicuri, che scelgono di realizzare il proprio progetto di vita, ormai non è più rinviabile, una profonda modifica dell’attuale legge nazionale sull’immigrazione. Il Governo attuale in tal senso ha molto opportunamente sottolineato la necessità di dotarci di strumenti più civili e moderni per gestire questo fenomeno, per trasformare quello che viene definito problema, da una cultura chiusa e miope, in grande opportunità globale di sviluppo e giustizia sociale”.
Sono 48 gli istituti scolastici (direzioni didattiche, scuole medie, istituti comprensivi, istituti superiori di entrambe le realtà provinciali) ammessi al finanziamento, i quali, sia direttamente che in collaborazione con enti locali ed associazioni no profit, andranno a realizzare oltre 50 progetti. Viene poi confermato il tradizionale sostegno al diritto allo studio, attraverso l’Agenzia per il Diritto allo Studio Universitario (Adisu), per interventi destinati all’assistenza, sulla base di criteri di merito e di reddito, di studenti provenienti da paesi non comunitari (per questo ambito sono stati stanziati 244 mila euro). Oltre ai 48 istituti scolastici hanno concorso all’elaborazione del Piano 2005 63 associazioni, cooperative sociali ed enti no-profit, e 29 enti locali (Comuni e circoscrizioni).
Sulla base dei dati più recenti (Fonte Min. Interno, Istat e Dossier Caritas 2005) gli immigrati nella regione hanno raggiunto quota 56.385 (6,6 per cento circa della popolazione umbra), una percentuale superiore alle medie italiana ed europea. Si assiste ad un consolidamento e diffusione della presenza straniera, su tutto il territorio regionale, ad un inserimento più stabile degli occupati immigrati nel mondo produttivo, alla crescita del numero dei ricongiungimenti familiari e del numero dei minori presenti nelle scuole.
Molto elevata presenza femminile per alcune nazionalità: tra i cittadini ucraini del 90 per cento; tra quelli polacchi del 72,8; tra i russi dell’89. La comunità albanese, al primo posto in entrambe le province umbre, conta 6 mila 474 persone a Perugia e 1.613 a Terni. Dopo gli albanesi nel capoluogo umbro seguono i cittadini del Marocco con 4.525 presenze e della Romania con 3.366. A Terni al secondo posto troviamo la comunità romena con 1.599 presenze e quella ucraina con 1.074. Per quanto riguarda i motivi delle presenze nella regione, il 59,4 per cento aveva un soggiorno per lavoro dipendente, il 3,4 per cento per lavoro autonomo, mentre il costante aumento dei ricongiungimenti familiari ha portato a 11 mila 128 (25,4 per cento) il numero dei permessi di soggiorno per motivi familiari.
Per ciò che riguarda la scuola (fonte Ufficio Scolastico Regionale 2006) l’Umbria fa registrare una incidenza del 9,39 per cento (10393 alunni stranieri su una popolazione scolastica totale di 110684 unità), a Perugia la percentuale di alunni stranieri è del 10,01 (8409 su 83468), mentre a Terni è del 7,43 per cento (1984 su 26716). Nelle scuole d’infanzia la presenza di stranieri è dell’11,86 per cento (2037 su 17172); nelle elementari dell’11,32% (3997 su 35324); nelle scuole secondarie di I grado, è del 10,53% (2341 su 22233); nelle secondarie di II grado è del 5,61% (2018 su 35955).
La classifica nazionale delle regioni con maggior numero di alunni stranieri nelle scuole dell’infanzia vede l’Umbria al primo posto. La dipendenza della domanda umbra dall’immigrazione (fonti Agenzia Umbria Lavoro 2005) è un fenomeno ormai strutturale e in continua espansione e non legato solo ad episodi quali le regolarizzazioni ai sensi della Bossi-Fini. Sia i dati dei centri per l’impiego sia quelli Inail mostrano come nella nostra regione negli ultimi 4 anni circa 1/5 degli ingressi nell’occupazione riguardino cittadini extracomunitari. Nel 2001 la quota della domanda soddisfatta da immigrati non raggiungeva il 15 per cento.
Dal confronto con le altre regioni l’Umbria è tra le regioni in cui la manodopera straniera assume un ruolo più rilevante. Infatti nel 2005 solo Trentino, Friuli, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna hanno fatto registrare quote superiori di domanda soddisfatta con immigrati. L’Umbria figura sempre ai primi posti anche negli anni precedenti.
Il lavoro immigrato è ancora impiegato in professioni a bassa qualificazione. In alcune di tali professioni, tuttavia, i lavoratori immigrati svolgono ormai un ruolo fondamentale ed insostituibile. Il ruolo dell’immigrazione sta divenendo anno dopo anno sempre più importante anche per mansioni più qualificate. Il maggior ricorso a manodopera straniera si è registrato nel settore delle attività svolte da famiglie e convivenze (86,4%) un dato su cui ovviamente le regolarizzazioni, in larga misura relative a badanti, ha sicuramente influito. Importante anche l’incidenza in quello dei servizi pubblici, sociali e personali (39%) e nelle costruzioni (36%). Più contenuta, ma comunque al di sopra della media, la domanda di lavoratori stranieri anche nell’agricoltura, nell’industria del legno e nell’industria della lavorazione dei minerali non metalliferi.
I paesi di provenienza dei lavoratori stranieri avviati in regione sono oltre cento, a testimonianza dell’incredibile livello di globalizzazione ormai raggiunto dal mercato del lavoro italiano. E’ però vero che quasi la metà degli avviati extracomunitari proviene dai primi tre paesi della graduatoria e circa il 75% dai primi dieci. Il gruppo etnico che ha registrato il maggior numero di assunzioni è stato quello albanese (17%), che ha superato in graduatoria i marocchini (15,8%). Al terzo posto troviamo i rumeni (14,4%); seguono ucraini (8,8%) ed ecuadoriani (5,6%).
Fonte agenziaaise.it