Il ministro Amato illustra alla commissione affari costituzionali del senato le ragioni del testo unico sull’immigrazione
Il 27 settembre scorso, il Ministro dell’Interno, Giuliano Amato, ha inviato alla Commissione Affari Costituzionali del Senato un documento che illustra il disegno complessivo del Governo sul fenomeno migratorio. Nella premessa è descritto il contesto in cui si inserisce la riforma: l’Italia è sotto la media europea relativa al numero di immigrati attualmente presenti (4,1%,contro il 5% del regno Unito, il 5,6% della Francia, il 7,8% della Spagna e l’ 8,8% della Germania), ma è necessario “rispondere alle inquietudini degli italiani, per combattere la clandestinità e favorire un’ordinata integrazione degli immigrati regolari”.
Nel documento sono messi in evidenza i problemi posti dall’immigrazione (contrasto efficace all’immigrazione clandestina e al lavoro nero, difficoltà di eseguire le espulsioni, limitata capacità di accoglimento dovuta alla contenuta dimensione geografica) accanto alle grandi opportunità che essa ci offre: vitalità demografica e sostenibilità del sistema pensionistico, risorsa fondamentale per le imprese e le famiglie, strumento di competitività se l’immigrazione è di alto livello professionale.
Nel documento viene poi illustrata la strategia del Governo, che ha l’obiettivo di fondo di “governare in modo razionale l’immigrazione regolare, favorire l’integrazione e scoraggiare l’immigrazione irregolare”, già avviata con l’adozione di importanti provvedimenti, quali lo schema di decreto sui ricongiungimenti familiari, quello per la carta di lungo-soggiorno e il disegno di legge sulla cittadinanza.
Il tassello determinante della strategia dell’esecutivo è rappresentato dalla riforma del Testo Unico sull’immigrazione, dettata dall’esigenza di “favorire l’incontro regolare tra domanda e offerta di lavoro straniero, rendendo il collegamento tra soggiorno e impiego più realistico e rispondente alle esigenze delle imprese e delle famiglie; creare una corsia preferenziale per l’accesso di lavoratori qualificati; rendere più efficace il meccanismo delle espulsioni incentivando la collaborazione dell’immigrato; adeguare la durata del permesso di soggiorno alla realtà del mondo del lavoro e renderne meno gravosi per l’Amministrazione e per l’immigrato i procedimenti di rinnovo”.
Fonte agenziaaise.it