Rischio espulsione per vincitrice di borsa di studio
ROMA (Reuters) - Una studentessa marocchina iscritta al terzo anno della facoltà di Economia di Pisa e titolare di una borsa di studio rischia di essere espulsa dall’Italia e il ministro dell’Università e della ricerca Fabio Mussi ha chiesto l’interessamento sul suo caso del ministero dell’Interno. Lo ha riferito oggi una funzionaria del dicastero dell’Università.
“E’ una studentessa con una borsa di studio e ottimi risultati per mantenerla. Come si fa a mandarla via?”, si domanda una portavoce del ministro Mussi.
Ymane Chfouka, ventunenne iscritta al terzo anno all’università di Pisa, è arrivata in Italia nel 2003 per raggiungere, insieme alla madre e alla sorella, il padre Salah, traduttore e mediatore culturale che risiede nel nostro Paese da ormai 16 anni.
Il prossimo 7 novembre, però, scade il permesso di soggiorno temporaneo concesso alla sua famiglia, nonostante il padre viva e lavori in Italia dal 1990. E in vista della prossima espulsione del nucleo familiare, l’università di Pisa ha sospeso l’iscrizione e la borsa di studio anche a Ymane, nonostante i buoni risultati ottenuti che l’hanno portata a superare con ottimi voti 12 esami.
In favore della famiglia si è mossa Mani Tese, associazione che lavora per il riconoscimento dei diritti degli immigrati, scrivendo una lettera al ministro dell’Interno Giuliano Amato e annunciando che uno dei suoi volontari ha cominciato uno sciopero della fame insieme al padre di Ymane e a un suo collega italiano.
“La famiglia Chfouka … potrebbe ottenere il permesso di soggiorno per motivi umanitari, tenendo conto del lungo tempo di permanenza in Italia del professor Salah Cfhouka e del grado di inserimento della sua famiglia”, si legge nella lettera indirizzata ad Amato dal presidente di Mani Tese, Gianluca Viaggi. “E’ necessaria solo la volontà politica per rompere l’assurdo circolo vizioso della burocrazia della legge Bossi-Fini”.
La sorella di Ymane, Hind, frequenta un istituto professionale per il turismo, la madre lavora e il padre, oltre a sfruttare la sua conoscenza delle lingue per fare da tramite agli immigrati che arrivano nel nostro Paese, è il fondatore di un’associazione per la cooperazione fra Italia e Marocco.
Secondo un portavoce di Mani Tese, il padre di Ymane è un musulmano moderato noto nella provincia di Lucca, dove risiede con la famiglia, per il suo impegno nel favorire un dialogo fra religioni e per le lotte sostenute contro la burocrazia legata alla regolarizzazione degli immigrati. Un impegno che nel corso degli anni, ha creato anche dei problemi con la giustizia al padre di Ymane, spiega il portavoce dell’associazione che arriva a ipotizzare che “si voglia buttare fuori lui e la sua famiglia proprio perché è un personaggio scomodo”.
Nel frattempo, dal ministero dell’Interno garantiscono che Amato, anch’egli ex studente dell’università di Pisa, si sta interessando al caso della ragazza.
“Il problema - fa notare il portavoce del ministro - è che Ymane è stata messa in difficoltà dalla situazione di ripetute irregolarità del padre”.
Fonte reuters.it