Pisanu (FI): “Intervenire sugli immigrati di seconda generazione”

“Problema nasce dalla segregazione socio-economica degli immigrati nei quartieri-ghetto”

ROMA - In Italia si va formando una “seconda generazione” di immigrati ed è su questi che bisogna intervenire progettando un “modello italiano di integrazione” che “ci metta al riparo dai rischi della radicalizzazione, della criminalità e del terrorismo”.

Lo ha detto il senatore Giuseppe Pisanu (Fi), intervenendo ieri al convegno ‘Immigrazione, identita’, integrazione organizzato dal Centro studi americani e dall’ ambasciata degli Stati Uniti in Italia.

“La marginalizzazione scolastica ed economico-sociale - ha spiegato l’ ex ministro dell’ Interno - ha condotto molti immigrati di seconda generazione a recuperare le radici culturali e religiose dei genitori per darsi un forte sostegno di natura identitaria. E’ per questa via che molti immigrati di terza generazione arrivano al radicalismo religioso e alla violenza politica”.

Per evitare questa deriva, ha aggiunto, “occorre intervenire tempestivamente e con la massima efficacia”, promuovendo un processo di integrazione “interattivo e bidirezionale”. Da un lato, dunque, ha proseguito il senatore, “dobbiamo accettare la differenza culturale e combinarla con l’ integrazione economica e politica; dall’ altro lato dobbiamo condurre l’ immigrato a riconoscersi nella nuova patria, senza rinunziare alla sua identità “.

E uno dei principali ostacoli al successo di questo modello, ha sottolineato, “é costituito dalla segregazione socio-economica degli immigrati nei quartieri-ghetto. Questi, infatti, diventano i naturali contenitori di quella miscela esplosiva che nasce dall’ accumulo di disoccupazione, fatalismo, assenza di mobilità sociale, disagio scolastico, disgregazione familiare, uso di stupefacenti, gravidanze precoci e criminalità diffusa”. Occorre dunque, ha concluso Pisanu, “vigilare con grande attenzione per prevenire la formazione di queste vere e proprie enclaves territoriali e sociali, che spesso nascono ad opera delle stessi reti etniche a base familiare ed amicale”.

Fonte stranieriinitalia.it

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