Torna la rabbia. A Bruxelles due notti di violenze tra immigrati e polizia, come nelle banlieues francesi

di Alessandro Ursic
Centinaia di giovani in rivolta contro la polizia, con decine di arrestati. Vetri rotti e automobili bruciate, in un quartiere abitato in prevalenza da giovani immigrati. E tutto è iniziato dalla morte sospetta di uno di questi. Lo scenario sembra quello delle banlieues parigine in fiamme, nell’autunno scorso. Ma stavolta è accaduto a Bruxelles, e non è detto che la situazione sia già tornata sotto controllo. Così la capitale belga e dell’Europa unita, che già era stata toccata da una mini-rivolta delle banlieues nello stesso periodo di quelle francesi, torna ad affrontare problemi che sembravano risolti.
Morte sospetta. Tutto è iniziato dopo la morte in carcere di Faysal Chaaban, un 25enne marocchino con vari precedenti per furto. Il giovane era detenuto dal 16 settembre nella prigione di Vorst, con l’accusa di aver rubato ancora. Secondo la ricostruzione, Faysal si era ribellato alla sua detenzione, e aveva passato anche un periodo in isolamento. Sabato, un medico gli aveva iniettato una sostanza calmante, e il giorno dopo un’altra ancora. Ma qualche ora più tardi il giovane è morto, per cause ancora misteriose. Il tempo che si spargesse la voce, e la rivolta è cominciata.

Le violenze. Lunedì e martedì sera, nel quartiere di Marolles (una zona di artisti e artigiani, ma anche un quartiere operaio con forte presenza di immigrati nordafricani), un centinaio di giovani rivoltosi hanno iniziato a infrangere i vetri delle macchine parcheggiate, incendiandone alcune. Per far finire le violenze, il sindaco Freddy Thielemans ha fatto intervenire la polizia. Le autorità comunali hanno cercato di sminuire la gravità dei fatti, parlando di “episodi isolati” e sottolineando che “non ci sono stati scontri diretti tra la polizia e i giovani”. Ma il sindaco ha avvertito che ulteriori violenze non saranno tollerate. “Le forze dell’ordine non lasceranno che il quartiere venga contagiato da un problema esterno ad esso”, ha detto. Solo ieri sera, 45 persone sono state arrestate.
Appelli al dialogo. La famiglia del ragazzo morto in carcere, da parte sua, si sta impegnando per gettare acqua sul fuoco. Dopo aver definito “sospetto” il decesso del figlio, il padre è andato di persona a tentare di calmare i giovani in rivolta. Anche le organizzazioni che lavorano con gli immigrati hanno giocato da subito la carta del dialogo. Ma finora con scarsi risultati. Ieri, l’organizzazione comunale che si occupa dei problemi dei giovani nelle periferie aveva previsto un incontro con i ragazzi di Marolles, per permettere loro di sfogare la rabbia. Ma la rabbia l’hanno sfogata sulle auto parcheggiate, e l’incontro non ha avuto luogo.
Fonte peacereporter.net

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