In fuga dall’Est: colf e amanti per fame
Clandestine e senza casa si ritrovano alla Stazione Centrale. «Cerchiamo una speranza»
di Michele Focarete
MILANO - Nessun rilievo penale. Ma su questo aggettivo si sprecano i timori e la disperazione di donne ucraine che s’affacciano tra le aiuole di piazza Luigi di Savoia, a ridosso della Centrale, per accattivarsi le simpatie di anziani. Lo fanno per arrotondare gli stipendi, concedendosi completamente come «mogli» in affitto. Proprio nel punto in cui il Comune propone 500 telecamere di sorveglianza e tutti si affrettano a dire che ci vuole maggiore sicurezza. Ma, proprio qui, in un mercoledì pomeriggio come tanti, è bastato poco per rendersi conto che esistono le badanti a «luci rosse». Donne attempate che si mettono in vendita, garantendo di accudire la casa, ma soprattutto il padrone di casa, anche in ogni sua esigenza sessuale. Mezze colf e mezze geishe targate Est europeo. Sono state sufficienti un paio d’ore per ascoltare il dramma di chi è venuto in Italia, abbandonando mariti e figli, in cerca di un lavoro che c’è solo se ti concedi. Abbiamo ascoltato il crudo discorso di cinque donne: solamente una ha risposto che doveva pensarci, che avrebbe confermato o meno il giorno seguente. Le altre, tutte, si sono dette disposte, con alcune sfumature sul prezzo e sulle prestazioni. E, tutte e cinque, hanno candidamente ammesso di essere irregolari. Proprio qui, dove polizia, carabinieri e vigili urbani dovrebbero presidiare la zona anche in cerca di clandestini. «Cerco una badante - è la domanda di prassi che facciamo - che sappia fare un po’ di tutto. Con quella che avevo prima, facevo anche l’amore, ma è tornata al suo Paese».
JULIA - La prima interlocutrice si chiama Julia. Dice di avere 42 anni, a Milano da sette mesi direttamente da Chernivtsi, e supera il quintale di peso. Per campare, in attesa della proposta indecente, vende sigarette di contrabbando. E’ vestita in malo modo: una camicetta senza maniche arancione e pantaloni in pelle che dovevano essere neri. Anche i capelli non hanno un colore definito per via di una scolorita tintura gialla che non vuole andar via. «Di solito - spiega in un buon italiano - quelli che ci vogliono sono molto più anziani, ma se va bene a te». Quindi confessa senza remore che, vista la mole, può accontentarci solo in rapporti non completi. «Cinquecento euro al mese e ti seguo. Ora sono costretta a dormire in una fabbrica dismessa a Romolo».
DYNA - Anche Dyna è ucraina, dello stesso paese di Julia. Ha 38 anni su un fisico longilineo. I capelli giallo canarino raccolti in uno chignon. Al momento dorme e mangia dai frati francescani. «Se mi mantieni, non ci sono problemi». Le offriamo 800 euro al mese, ma lei rilancia a mille: «Vedrai che per certe cose ci so fare. Se non sarò capace me ne dai solo 800». Le lasciamo tutte in sospeso, dicendo loro che giriamo un po’ per vedere cosa è meglio scegliere.
KATIA - Così parliamo anche con Katia, 58 anni, capelli corvini e un fisico robusto. Nonostante la temperatura mite, indossa una giacca di pelle. Lei è moldava di Lipcane e ha già avuto un paio di esperienze con i pensionati. «La prima volta - ricorda - è stato con Giorgio. Aveva 67 anni e una casa molto grande. Mi chiese di andare a stirare da lui, ma quando misi piede nel suo appartamento, non ho visto neppure il ferro da stiro. Ti pago lo stesso, mi disse, se resti con me anche a dormire. Ero disperata e piena di debiti, così accettai. Seicento euro al mese per un anno. Lui poi morì di una brutta malattia. L’altro, invece, Riccardo, è ancora vivo, ma dopo tre mesi si è trovata una più giovane di me. Mi dava 700 euro, ma avevamo un rapporto completo ogni dieci giorni. Adesso eccomi qui ancora in cerca di lavoro. Mi dai mille euro e fai quello che vuoi. Ogni cosa che ti passa per la testa».
LOREDANA - Loredana è romena. I lineamenti del volto tradiscono un’antica bellezza che confonde l’età. Ha gli occhi blu, belli ma tristi. Scherza: «Con te lo farei anche gratis, ma la fame è brutta». Alla Stazione Centrale. Mentre un sociologo propone un’agenzia per assumere badanti e a Gela, gli anziani spendono tutti i soldi della pensione per «toccare» le ragazze dell’Est a «tariffario».
Fonte corriere.it