Baglioni all’Europarlamento canta il dramma degli immigrati

Il dramma quotidiano degli immigrati clandestini che approdano a Lampedusa è “un sintomo, una febbre, di una malattia molto più grande, una grande tragedia dei nostri giorni su cui noi vogliamo che non sia spenta la luce”. Così il popolare cantante Claudio Baglioni ha illustrato, con una conferenza stampa ieri a Bruxelles, le motivazioni del suo impegno, vecchio ormai di quattro anni, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema dell’immigrazione clandestina, sulle tragedie umane che comporta, sulla situazione difficile in cui si trovano gli avamposti dell’Europa, come le Canarie, Malta e la stessa Lampedusa, nel sostenere quasi da soli l’impatto di questo fenomeno epocale, senza che l’Ue sia ancora capace di farsene carico. Un impegno che culmina stasera con il concerto nell’emiciclo del Parlamento europeo a Bruxelles, organizzato per iniziativa dell’eurodeputata Lilli Gruber (indipendente Pse).

Baglioni ha definito sé stesso “trombettiere di un esercito non violento”. Rispondendo a un cronista, ha detto di credere che la legge Bossi-Fini sull’immigrazione illegale “abbia bisogno di un aggiornamento, di una correzione”, lamentando anche che non ci sia in Italia “neanche una legge chiara sul diritto d’asilo”. Ci sono poi, ha aggiunto il cantante, “altri buchi che vanno riempiti”. Ma, ha osservato, “non vorrei che il problema diventasse solo di difesa da chi arriva, con nuove barriere da erigere e nuovi fossati da scavare”. In Italia, ha concluso, sulla questione dell’immigrazione clandestina “c’è troppa logica di schieramento”.
Si tratta, invece, di un problema di tutti, che non solo in Italia, ma in tutta Europa dovrebbe essere tolto dall’agone politico dei fronti contrapposti di destra e di sinistra, secondo il presidente della commissione Libertà pubbliche dell’Europarlamento, il francese Jean-Marie Cavada, presente alla conferenza stampa. Proprio per il fatto che “è utile a livello elettorale”, questo tema viene gelosamente mantenuto fra le competenze nazionali degli Stati membri, mentre, ha sottolineato Cavada, sarebbe necessario delegare all’Europa una parte delle decisioni in materia, almeno nei settori del governo dell’immigrazione illegale e della guardia costiera, come chiede, finora inascoltata, la Commissione Ue.
“Bisogna che i paesi europei dichiarino lo stato di urgenza per l’immigrazione, e decidano una pausa nella lotta politica interna su questo tema, che appartiene alla politica internazionale, e non alla politica interna”, ha concluso Cavada.
Fonte aduc.it

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