Spagna, migliaia di immigrati alle isole Canarie. È emergenza
di Luigina D’Emilio
«Otto carrette del mare, con a bordo oltre trecento immigrati clandestini, sono arrivati sulle coste delle isole Canarie. Un’imbarcazione di fortuna con settantasei persone è giunta, al porto di Los Cristianos, a Tenerife. Una donna in gravi condizioni di salute è stata ricoverata in ospedale. Decine di immigrati clandestini sono sbarcati anche alle Gran Canarie, a Gomera e a El Hierro»
Questo è l´ultimo drammatico bollettino del servizio di salvataggio delle isole Canarie. L’arcipelago preso d’assalto ormai quotidianamente dai barconi dei migranti. Il copione è sempre lo stesso, corpi ammassati in vere e proprie carrette del mare che trasportano i sogni e le speranze di migliaia di profughi pronti a sfidare qualsiasi sciagura per sfuggire alla miseria.
Ma non tutti arrivano e non tutti ce la fanno. Le cifre sono impressionanti, tanto per il numero degli arrivi che per la conta delle vittime. Dal primo gennaio 2006 sono circa 21mila le persone prive di documenti che, partendo soprattutto dal Senegal e dalla Mauritania, hanno raggiunto l´arcipelago spagnolo Nei primi otto mesi dell´anno sono già stati recuperati circa 490 corpi senza vita di cittadini provenienti dai Paesi subsahariani nelle acque dell´Oceano Atlantico, mentre i dispersi sarebbero 2-3mila. E ora il centro locale di coordinazione dei soccorsi parla di un nuovo «record negativo», perché tra sabato e domenica 3 settembre, nell´arcipelago iberico gli immigrati sbarcati sono stati 1433. Cinquemila in tutto nel solo mese di agosto, quanti ne erano sbarcati nell´arco dell’intero 2005.
Settembre si annuncia come un nuovo mese record visto che ormai gli sbarchi sono giornalieri così come gli avvistamenti di caicchi che possono contenere fino a 150 persone. Di «catastrofe umanitaria fuori controllo» parla Paulino Rivero della Coalizione Canaria. Una vera e propria emergenza che, secondo un sondaggio diffuso da un importante radio spagnola, rappresenta la principale preoccupazione per gli iberici.
La risposta del governo spagonolo è una nuova stretta repressiva. Il vicepremier, Maria Teresa Fernandez de la Vega ha minacciato a «chiunque entri in Spagna irregolarmente» che «prima o poi ne uscirà» e, sottolineando che la Spagna prenderà tutte le misure possibili per arrestare gli sbarchi clandestini e lancia un duro monito ai paesi d’origine degli immigrati : «La stessa intolerazza verrà applicata a chi non rispetta gli accordi bilaterali e multilaterali raggiunti, agiremo con la massima fermezza».
La stessa fermezza che ha distinto la Spagna nei mesi scorsi quando che il governo socialista per frenare i sempre più massicci assalti contro il muro che protegge le enclave spagnole di Ceuta e Melilla lo aveva raddoppiato in altezza, inviando l’esercito e raggiungendo accordi di rimpatrio col Marocco. Una politica che però non ha pagato Di fronte all’impossibilità di raggiungere l’Europa via terra, l’inarrestabile marea umana proveniente dall’Africa ha infatti la via dell’oceano. Già allora, d’altronde, il ministro degli esteri Miguel Angel Moratinos aveva evidenziato che sarebbe stato impossibile arginare un afflusso di dimensioni epocali solo con metodi polizieschi o di contenimento.
E l’allarme per le Canarie, ma anche per Lampedusa, è stato rilanciato anche alla riapertura dei lavori del Parlamento europeo dopo la pausa estiva, dal presidente Josep Borrell, spagnolo e socialista: «Non siamo di fronte ad un’immigrazione una tantum, ma strutturale che si ripeterà in ogni estate perché la differenza nel tenore di vita tra l’Africa e l’Europa è molto grande». Borrell ha quindi invitato l’Unione a presentare «una concreta politica di sviluppo e di immigrazione perchè il fenomeno rigurada direttamente il programma di integrazione e sviluppo dell’Ue».
Fonte unita.it