Italia ha pochi mezzi per affrontare emergenza Ue
di Antonella Cinelli
ROMA (Reuters) - La morte in mare di almeno 11 clandestini in due giorni, con decine di dispersi nel Canale di Sicilia, è l’aspetto più drammatico di una nuova emergenza-sbarchi che ha portato sulle coste siciliane migliaia di immigrati in meno di un mese, e che già aveva fatto lanciare dall’Italia un appello all’Unione europea a fine luglio.
In effetti il numero limitato di mezzi a disposizione - la Marina Militare ha una sola nave nel Canale di Sicilia, ufficialmente per la vigilanza sulla pesca -, la vastità dello spazio marino da controllare e la mancata collaborazione fin qui della Ue lasciano pensare che il fenomeno per ora non sia destinato a ridursi.
Per fronteggiare l’emergenza servirebbe un contributo straordinario di 10 milioni di euro, stando a quanto ha dichiarato oggi il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi in visita a Lampedusa per conto dell’esecutivo.
Nel primo semestre di quest’anno sono sbarcati in Sicilia, e in particolare a Lampedusa, oltre 12.000 clandestini, 2.000 in più che nello stesso periodo del 2005, dicono i dati diffusi dal Viminale alla vigilia di Ferragosto.
E il ministro dell’Interno Giuliano Amato ha previsto che a fine anno i clandestini giunti per mare - e intercettati dalle forze dell’ordine - saranno almeno 23.000, lo stesso numero dell’anno scorso.
BIANCHI: “SERVONO 10 MILIONI DI EURO”
Secondo il ministro Bianchi è necessario un intervento “immediato e straordinario” di circa 10 milioni di euro, per sostenere l’attività della Guardia Costiera e per dislocare a Lampedusa più uomini e mezzi, spostandoli da altri fronti nel Canale di Sicilia che è al centro dell’emergenza immigrazione.
La dichiarazione di Bianchi è arrivata in occasione di una visita a Lampedusa per conto del governo, con lo scopo di valutare la portata della crisi.
I luoghi di partenza delle imbarcazioni che traghettano decine o centinaia di immigrati alla volta sono soprattutto in Libia, ma anche in Tunisia, dicono gli analisti italiani. E il governo teme che il fenomeno si accentui ancora di più, dopo che negli ultimi mesi la Spagna e altri paesi hanno aumentato i controlli sulle rotte che passano per l’Atlantico e per il Mediterraneo occidentale.
Con la Libia resta un contenzioso irrisolto sul passato coloniale, ed era stato lo stesso ministro Amato, a dire in un’intervista a Reuters a luglio, che Tripoli ha il diritto di chiedere risarcimenti all’Italia.
In mancanza di risarcimenti, aveva avvertito Amato, i flussi d’immigrazione potrebbero aumentare.
In più, l’ultima crisi in Corno d’Africa, con la presa del potere in larga parte della Somalia da parte delle milizie islamiche, sta facendo ulteriormente aumentare il numero di rifugiati.
Ecco perché l’esecutivo italiano spinge sull’acceleratore perché la Ue organizzi con i paesi africani una grande conferenza sull’immigrazione nel Mediterraneo centro-orientale a Tripoli, dopo quella che a luglio ha riunito decine di paesi dei due continenti a Rabat, in Marocco.
Intanto, “a giorni”, ha detto oggi il Viminale in una nota, si terrà un vertice tra Italia, Malta e Libia. Secondo una fonte del ministero, l’incontro dovrebbe tenersi alla Valletta, entro fine agosto.
Secondo il Viminale, la strategia del governo “è di rafforzare, non di interrompere, il dialogo con la Libia”.
Nel frattempo, però, dopo che il 27 luglio scorso il ministro Amato ha scritto a Bruxelles chiedendo aiuto, Roma aspetta l’appoggio della Ue, che il giorno dopo aveva promesso un rafforzamento dei pattugliamenti marittimi nel Mediterraneo e una maggiore cooperazione con la Libia. Ma da allora né la Marina Militare né la Guardia Costiera hanno mai partecipato a operazioni marittime congiunte, hanno detto i rispettivi uffici stampa.
A oggi, la Marina impiega nel Canale di Sicilia una sola nave, due in qualche circostanza, ma ufficialmente per la vigilanza sulla pesca, ha detto un portavoce dello Stato Maggiore.
Questa settimana è in servizio la Sfinge, nei giorni scorsi c’era la Minerva, quella che sabato ha soccorso i clandestini a 10 miglia da Lampedusa. Entrambe le navi hanno a disposizione almeno un aereo da ricognizione.
Ma quando vengono segnalati barconi carichi di immigrati, ha spiegato il portavoce, il ministero dell’Interno chiede l’intervento di mezzi supplementari della Marina.
La Guardia di Finanza è in grado di intervenire nel Canale di Sicilia con oltre 20 mezzi navali e una decina di velivoli.
Al momento è pronta con 26 unità navali (1 pattugliatore, 10 guardacoste veloci d’altura, 11 motovedette e 4 vedette velocissime da inseguimento Levriero), 2 aerei e 6 elicotteri.
La Guardia Costiera dispone di cinque motovedette della Settima Squadriglia a Lampedusa, a cui si aggiungono altre due della capitaneria locale. Nell’isola siciliana sono anche presenti due elicotteri, mentre nella base di Catania sono di stanza almeno sette elicotteri.
Di norma la Guardia Costiera pattuglia le acque territoriali, ma il suo intervento arriva anche a 40 miglia e oltre. Come è accaduto ieri, quando una motovedetta, insieme a mezzi della Marina e della Guardia di Finanza, è arrivata a 70 miglia a sud di Lampedusa, in acque internazionali ma di competenza di Malta, per prelevare i sopravvissuti di un naufragio e cercare i dispersi.
Fonte reuters.it
Settembre 11th, 2007 at 14:08
non c’è la facciamo più!!!!
Marzo 12th, 2008 at 16:10
stiamo facendo il bottooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! stato italiano “politici” vi decidete a far qualcosa oppure percepite troppo poco alla fine del mese per interessarvi dei problemi dell’italia che avete distrutto siete troppo ridicoli a dimendicavo un consiglio ma penso che gia ci avete pensato dato che siete tutti professori di sta minchia per risanare il debbito pubblico manca da vendere il colosseo dato che ormai quasi tutta l’itala nn è più degl’italiani ciao scienziati politici