Se il governo sbaglia, l’immigrato paga

Diritti. Gli stranieri che hanno usufruito del bonus bebè, per errore concessogli dal precedente esecutivo, oggi rischiano la condanna penale

La storia risale agli inizi del 2006 quando nella legge finanziaria il Governo stanziò 1000 euro per i neonati italiani e comunitari. La lettera di “invito” dell’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a ritirare il bonus fu spedita per errore a migliaia di famiglie di cittadini stranieri, che si presentarono alle Poste per ritirare il bonus, che per errore fu pagato.

Nei mesi successivi, scoppiato il caso, il ministero dell’Economia ha chiesto la restituzione delle somme indebitamente percepite e, con l’annuncio degli ultimi giorni, il Governo ha fatto nuovamente marcia indietro: chi non ha ancora restituito il bonus può tenerselo. La vicenda si chiude dunque all’italiana: chi si è reso conto dell’errore e si è affrettato a “rientrare nella legalità” restituendo il bonus, resterà a bocca asciutta. Chi invece non si è curato della vicenda, potrà tenersi i mille euro. Se non altro, questi ultimi hanno dimostrato di essersi meglio integrati, rispetto ai primi, nell’isterico sistema burocratico italiano nel quale vince chi rimane in attesa del condono dell’ultima ora.

La vicenda potrebbe comportare gravi ricadute sotto un profilo penalistico, nonchè inevitabili risvolti in materia di titoli di soggiorno, che dovranno esser presi in considerazione in fase di emanazione del provvedimento di “clemenza”. Infatti, nel modulo prestampato che hanno presentato alle Poste, gli stranieri richiedenti hanno autocertificato lo status di cittadini italiani, concretizzando così la possibilità di essere indagati ora per falso ideologico e truffa ai danni dello Stato.

In conclusione, il Governo commette un errore e chi ha agito in buonafede si ritrova indagato, forse processato, costretto a pagare ben più di mille euro tra avvocati e spese processuali per tentare di venire assolto. Inoltre, gli sfortunati rischiano di vedersi rigettata la propria domanda di carta di soggiorno, che non viene rilasciata in pendenza di un processo penale per truffa e viene revocata se il processo dovesse concludersi con un provvedimento di condanna.

Proprio sulla scorta di queste considerazioni, l’Aduc, Associazione per i Diritti degli Utenti e dei Consumatori, ha chiesto l’intervento del ministro di Grazia e Giustizia, Clemente Mastella, affinchè ponga fine alle conseguenze estremamente gravi della situazione, proponendo l’estinzione dei reati commessi in questa specifica circostanza.
Fonte aprileonline.info

Lascia un Commento