Comunicato Stampa 20 Luglio del Collettivo Migranti di Catania e Ragusa

Nuove ombre di dubbio e perplessità si allungano sul Cpt di viale Napoleone Colajanni.
Dai giornali del 18 Luglio abbiamo appreso che una migrante marocchina detenuta nel “Centro di Permanenza Temporanea” sia fuggita.
“L’episodio risale a due-tre giorni fa, ma solo ieri è trapelato” recita l’articolo, facendoci rabbrividire di fronte all’ennesima vicenda poco chiara consumatasi dietro le grate e le siepi che cercano di nascondere anche alla vista questa struttura e le sue prigioniere.
Come poco chiaro è il fatto del perché una notizia del genere debba essere tenuta segreta per due – tre giorni, oppure come né “l’indagine interna” né “nessuno” sia riuscito a capire e a spiegarsi come ciò sia potuto accadere.
A prescindere dal fatto, che tale episodio ci risulta non essere una grande novità, ci chiediamo sommessamente: “ma se le donne migranti stanno così bene lì dentro perché fuggono?.” Da chi fuggono?. Da cosa fuggono?
Ci risulta che si scappa da “galere o similari” e non da luoghi dove vengono rispettati i diritti, dove vieni confortato dopo avere rischiato la vita, dove vieni curato se hai qualche problema di salute.
Ma probabilmente tale pensiero è talmente banale da non essere neanche considerato.
Pochi giorni fa il centro è stato oggetto dell’ ispezione della Commissione Europea contro le torture, che ha “ha preso atto con soddisfazione delle condizioni delle donne”.

Abbiamo appreso con piacere anche che sembra siano state tolte le telecamere poste nelle camerate dove dormono le donne.
La presenza di tali telecamere era da noi stata più volte denunciata, ma le risposte che venivano date dai gestori del Centro erano “che non erano attive”. Solo il vero ed unico bliz a sorpresa effettuato da Giusto Catania ha confermato quanto da noi detto.
Una notizia che ci fa sicuramente piacere, ma che non placa la nostra indignazione di fronte alla politica d’accoglienza ereditata dal precedente governo e che quello attuale sembri non così celere nel porvi rimedio. Soprattutto ci auguriamo che chi si è fatto la campagna elettorale su tale argomento con “dichiarazioni così nette, come quelle da noi riportate, oggi voglia porvi rimedio.
In caso contrario dichiari apertamente di avere, in maniera azzardata e senza alcuna realtà dei fatti usato soltanto parole. Ed abbia quantomeno l’umiltà di chiedere scusa ai suoi elettori che oggi lo vedono seduto su una poltrona.
Da oltre un anno continuiamo a monitorare il cpt della nostra città, da oltre un anno chiediamo che queste strutture vengano chiuse, e non “ umanizzate” o “superate”.
I cpt rappresentano una vergogna per ogni paese che si dice civile, solidale ed accogliente.
E’ una vergogna che all’interno dei cpt siano trattenute richiedenti asilo, come le migranti sbarcate a Randello e Pozzallo nel Giugno 2005 e detenute all’interno del cpt nell’agosto 2005 che solo l’intervento del movimento antirazzista, in occasione della visita di una parlamentare, ha permesso a queste immigrate di veder riconosciuto il proprio diritto d’asilo.
E’ una vergogna vedere questi migranti versare per giorni in condizioni disumane nel cpt di Lampedusa quando è pieno da scoppiare; è una vergogna vedere persone che fuggono da fame, miseria e guerra venire trattenute anche fino a due mesi senza aver commesso alcun reato, se non un infrazione amministrativa.
E’ una vergogna che una di queste galere etniche sia sorta anche a Ragusa e che ci siano stati numerosi casi oscuri, dalla cittadina cinese con regolare permesso alla sua connazionale giunta a Ragusa con i segni delle percosse inflittegli dalla Polizia a Teramo e poi scomparsa dall’Ospedale ibleo.
E’ ancora è una vergogna ciò che hanno riportato gli stessi medici del cpt in un esposto ; è una vergogna ciò che è accaduto a Christiana, morte di meningite appena 3 mesi dopo la sua detenzione nel cpt, durante la quale piuttosto aveva sempre lamentato forti dolori all’orecchio, fin dal momento dello sbarco.
Ma il fatto che certamente ci scandalizza in assoluto più di tutti è che tali episodi, che sono stati anche oggetto di esposti alla Procura fin dal giugno 2005 non se ne hanno notizie.
Nessuna risposta dagli Organi competenti. Certo la giustizia avrà pure i suoi tempi, ma ci sembra strano che relativamente a questo argomento non si pensi di dare una certa priorità ai fatti. Riteniamo che la cittadinanza iblea, visto che si ritrova tale struttura ed è costretta a conviverci, abbia diritto di conoscere i fatti, nel bene e nel male.
Fethia aspetta risposte, anche noi. Di fronte a questi episodi, non possiamo non indignarci e non porci legittimi dubbi e domande.
Continueremo a chiedere la chiusura immediata di tutti i cpt, l’abolizione della legge Bossi-Fini ma senza tornare alla Turco–Napolitano, il pensare ad una nuova politica d’accoglienza contro la cosiddetta accoglienza fatta di galere etniche, deportazioni di massa, naufragi nel mediterraneo, di botte e pestaggi o psicofarmaci nel cibo.

Il Collettivo Migranti di Catania e Ragusa

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