Appello della Rete Antirazzista Siciliana per la chiusura del CPT di Lampedusa

CHIUDERE TUTTI I CENTRI DI DETENZIONE PER I MIGRANTI LIBERARE LAMPEDUSA DALLA GALERA ETNICA

Nuovo governo, stesse denunce.

La Sicilia è diventata negli ultimi anni la frontiera Sud della fortezza Europa e Lampedusa è il suo avamposto. I quotidiani sbarchi dei cosiddetti “clandestini” sono il risultato di forme di sfruttamento mondiali e guerre globali riconducibili all’arrogante neocolonialismo dei gruppi dirigenti dell’occidente ricco.
Il tentativo fraudolento dei governi di mascherare l’inarrestabile fenomeno politico-sociale delle migrazioni, quasi fosse un problema di ordine pubblico da contrastare con la crescente militarizzazione delle frontiere e provvedimenti di polizia, ha prodotto soltanto strategie segregative,l’ istituzione di nuove forme di apartheid e ha reso i governi stessi responsabili dei naufragi, che hanno trasformando il Mediterraneo da ponte tra culture diverse in un lugubre cimitero marino.
Queste politiche hanno inoltre distorto e impedito lo sviluppo economico e sociale di piccole comunità frontaliere come quella di Lampedusa.

Nel giro di pochi anni si è assistito alla scandaloso invio di truppe di occupazione in Iraq e in Afghanistan, allo smantellamento dello stato sociale, alle espulsioni di massa dei migranti.
In un quadro di progressiva precarizzazione dei lavoratori del nostro paese le leggi repressive Bossi-Fini e Turco-Napolitano,che per prima istituì le galere etniche, hanno creato ulteriore precarietà tra quelli stranieri finalizzata alla loro riduzione a forza lavoro “usa e getta”.

Il dispositivo legislativo, rendendo nei fatti impossibile l’ingresso legale sul nostro territorio, introducendo la rigida connessione tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro,moltiplicando le difficoltà ai ricongiungimenti familiari, negando il diritto d’asilo hanno prodotto una crescente clandestinità a tutto vantaggio dei trafficanti delle mafie mediterranee,che ingrassano con i viaggi delle carrette del mare, e degli speculatori che, con la complicità di un vero e proprio caporalato,hanno potuto aumentare in modo esponenziale i profitti lucrando sui bassissimi salari, ricattando la manodopera con condizione di lavoro di tipo schiavistico, come accaduto quest’anno durante la raccolta delle patate a Cassibile (Sr).

Dal rogo del “Vulpitta” a Trapani nel ‘99, in cui perirono sei migranti tunisini, alle deportazioni da Lampedusa in Libia dell’ottobre del 2004 e nel marzo 2005, costate la vita ad un numero imprecisato di donne e uomini morti di stenti tra le sabbie del deserto e per le quali il precedente governo è stato condannato dal parlamento di Strasburgo, tutte le convenzioni internazionali sui diritti umani e sul diritto d’asilo sono state quotidianamente calpestate.
Nessun diritto umano è garantito ai nuovi dannati della terra, che fuggendo dall’inferno delle guerre e della miseria, se sopravvivono ai naufragi, ricadono nell’inferno di nuove deportazioni verso i loro carnefici o sono costretti a condizioni neoschiaviste di sfruttamento nella fortezza Europa.
Cuore e cervello dell’amministrazione dell’ingiustizia legalizzata sulla fascia sociale più indifesa,quella dei migranti irregolari o resi tali dal perverso dispositivo della legge, è il Centro di Permanenza Temporanea(CPT). I CPT sono veri e propri centri di detenzione. Sono lager dove uomini e donne vengono privati della libertà non per ciò che hanno commesso ma per ciò che sono. Privi di qualunque fondamento giuridico, inaccessibili al controllo democratico, erodono le fondamenta stesse dello stato di diritto e ciò a prescindere dalle migliori o peggiori condizioni nelle quali vengono fatti vivere i detenuti, che nemmeno tali possono essere considerati perché un detenuto ha comunque dei diritti.
I Centri di Permanenza Temporanea sono la manifestazione più intollerabile e oscena della risposta segregazionista al fenomeno dell’immigrazione. Da anni i movimenti antirazzisti in Europa e in Italia lottano per la chiusura di queste “galere etniche”.
In Sicilia la Rete Antirazzista Siciliana ha messo sotto gli occhi di tutti gli abusi e le atrocità consumati nelle “galere etniche” di Lampedusa, Trapani, Agrigento, Ragusa e Caltanissetta attraverso denunce e mobilitazioni culminate l’estate scorsa nel campeggio nazionale antirazzista a Licata ed in numerose azioni di lotta per i diritti dei migranti, per reprimere le quali 19 antirazzisti sono ora indagati. Alla nostra parola d’ordine “La storia siciliana ce l’ha insegnato, emigrare non è reato” la società civile rispondeva praticando l’accoglienza dei migranti appena sbarcati in Sicilia,anche disobbedendo alle leggi ingiuste.

Oggi, anche per il clima xenofobo istaurato da media conniventi,assistiamo invece a delazioni o a vere e proprie omissioni di soccorso in mare da parte di marinerie intimidite da conseguenze legali (la Cap Anamur insegna) e dal ricatto economico.
A Lampedusa l’emergenza immigrazione è diventata un business ma a guadagnare non sono certo i lampedusani. Tutori dell’ordine e operatori della Misericordia residenti contribuiscono assai poco all’economia dell’isola. La fragile economia di Lampedusa si alimenta soprattutto del turismo estivo. Nella delicata realtà sociale dell’isola forze francamente razziste hanno potuto seminare insicurezza e suscitare un clima di “emergenza” per giustificare il fiume di denaro necessario a gestire la militarizzazione e foraggiare i gestori di una “galera etnica” in cui detenere i migranti sbarcati: come se dall’ isola si potesse fuggire! A beneficiare dell’enorme massa di denaro pubblico,di cui anche solo una piccola parte avrebbe potuto migliorare non poco la qualità della vita de lampedusani,è,da sempre, la Misericordia di Palermo. Ma nascondersi dietro la parola “misericordia” non inganna più nessuno: il giro di affari miliardario ottenuti facendo la cresta sulla spesa per cosiddetto “centro di accoglienza” e le sadiche condizioni di detenzione (documentate anche dal giornalista Gatti) sono ormai conosciute da tutti.
Esigiamo che la piccola isola siciliana venga liberata da questa vergogna:il “centro”deve essere chiuso e basta! Denunciamo sin da ora le forze che premono per l’apertura sull’isola di un altro centro di detenzione nell’ex-caserma “Polonio”.
La Rete Antirazzista Siciliana ritiene che la limitata estensione dell’isola e la fragilità del tessuto sociale ed economico non consentano nulla di più e nulla di meno che un efficiente ponte aereo che,fatti salvi un pasto caldo,abiti asciutti ed eventuali piccole medicazioni d’urgenza da effettuarsi nel poliambulatorio, trasporti nel giro di poche ore direttamente sulla terra ferma siciliana tutti i migranti che sbarcano a Lampedusa. La crescita economica dell’isola, compreso lo sviluppo di un turismo equo e solidale, richiede la realizzazione di questo primo obbiettivo.
Facciamo appello alle realtà di base, all’associazionismo, alle forze politiche, ai parlamentari italiani ed europei a sottoscrivere l’appello ed a sostenere nelle sedi istituzionali la piattaforma sulla quale le reti migranti ed antirazziste a livello nazionale si stanno battendo:
- Per la chiusura immediata e definitiva di tutti i Centri di Permanenza Temporanea e dei Centri di Identificazione,a cominciare dal lager di Lampedusa.
- Per l’abrogazione della legge Bossi-Fini,senza che si torni alla precedente Turco-Napolitano e alla cultura che l’ha ispirata.
- Per la rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro.
- Per la cittadinanza di residenza e il diritto di voto per tutti i migranti.
- Per il rilascio e il rinnovo immediato di tutti i permessi di soggiorno,per la regolarizzazione permanente di tutti i migrati in Italia,per la libera circolazione.
- Per fermare tutte le espulsioni e gli accordi di riammissione.

Rete Antirazzista Siciliana

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