10 punti per cambiare la Bossi-Fini
Magistratura Democratica e l’Associazione per gli Studi giuridici sull’immigrazione hanno presentato un documento di proposta per una nuova politica del diritto sull’immigrazione. Si tratta di dieci punti di riforma della legge Bossi-Fini, frutto di anni di esperienza e riflessione maturate a contatto con le associazioni e la società civile.
La prima parte del documento, dedicata a “una legislazione giusta ed efficace sull’immigrazione”, propone di costruire canali di ingresso legali per l’immigrazione, consentendo in primo luogo l’incontro nel nostro paese tra domanda e offerta di lavoro, attraverso l’introduzione di un titolo di ingresso per ricerca di lavoro, una maggiore flessibilità nella conversione dei vari titoli di soggiorno, la valorizzazione di istituti come il ricongiungimento familiare e lo sponsor, che andrebbe reintrodotto.
Lo stretto legame tra il soggiorno dello straniero e il mentenimento del posto di lavoro rappresenta il fulcro della precarizzazione della condizione giuridica e socio-economica dello straniero. La normativa vigente produce irregolarità perché mentre, nell’attuale sistema, la strada che porta il migrante dalla condizione di regolare a quella di irregolare è facilmente percorribile, il passaggio dalla condizione di irregolare a quella di regolare è assolutamente precluso. E’ necessario introdurre meccanismi permanenti di regolarizzazione individuale e attribuire al migrante una ragionevole prospettiva di stabilizzazione, ridefinendo complessivamente i requisiti e le procedure di rinnovo dei permessi di soggiorno e il superamento di qualla sorta di divieto di disoccupazione in vigore solo per gli stranieri. Altro punto, la gestione razionale dell’irregolarità per abolire il diritto speciale dei migranti, a partire dal sistema delle espulsioni: prevedere l’espulsione come sanzione per qualsiasi forma di irregolarità significa condannare il sistema nel suo complesso alla ineffettività e “alimentare quella corsa al rialzo delle misure esecutive che è la causa principale delle profonde torsioni sul piano delle garanzie costituzionali dei migranti che oggi condizionano pesantemente il sistema”. I cittadini stranieri sono inoltre sottoposti a una pluralità di giurisdizioni e questo rappresenta una ulteriore aberrazione giuridica.
La seconda parte del documento è invece dedicata al “diritto alla convivenza”: la nostra è oramai una società multiculturale che ci impone di ragionare sul tema del diritto alla diversità culturale, religiosa e linguistica, nel rispetto della laicità dello stato, maturando la consapevolezza che questo terreno “rappresenta uno dei banchi di prova più rilevanti per le prospettive e la qualità delle nostre democrazie”.
Le proposte, presentate e discusse alla presenza di parlamentari quali G. Russo Spena e T. De Zulueta, hanno ottenuto il consenso del neo-ministro per la solidarietà sociale Paolo Ferrero. Quest’ultimo, dopo le polemiche scatenate nelle scorse settimane all’interno della stessa maggioranza di governo in seguito alle posizioni assunte sui cpt e su un nuovo decreto flussi, ha esortato i parlamentari presenti a costruire una nuova legge in materia di immigrazione, impegnandosi, intanto, a “ridurre il danno” all’interno del quadro legislativo in vigore.
Fonte amisnet.org