Processo a ispettore e tre agenti per il presunto pestaggio del 2003

Il fatto dopo una rivolta nel centro di via Mattei. Due parlamentari sollevano il problema della mancata concessione del permesso di soggirono a un testimone

Bologna, 14 giugno 2006 - Un ispettore e tre agenti di polizia a processo. Sono accusati di lesioni aggravate per il presunto pestaggio di nove immigrati, in occasione di una rivolta nel Cpt di via Mattei il 2 marzo 2003.

Sono imputati anche cinque immigrati nordafricani accusati di danneggiamento e lancio di cose. Il processo è stato aggiornato al 20 luglio, quando saranno ammesse le prove e ci saranno le citazioni delle parti.

I legali che assistono gli immigrati hanno chiesto la citazione quale responsabile civile del ministero dell’Interno. Secondo l’inchiesta della Procura l’ispettore e gli agenti colpirono con ‘’manganelli, scudi e calci'’ gli immigrati. ‘’Nessuno nega che ci siano stati fatti violenti - avevano spiegato dopo la fissazione del processo gli avvocati Luigi Maria e Paolo Emilio Rogari, legali degli agenti - ma si trattò di uso legittimo della forza, a fronte di una violenta rivolta'’.

Era stata chiesta l’archiviazione per quattro agenti, un carabinieri e un infermiere. Sul fatto ci fu anche una interpellanza parlamentare congiunta di Titti De Simone (Rc) e Katia Zanotti (Ds). E le due parlamentari ora hanno sollevato il caso di un testimone del processo a cui è stato negato il premesso di soggiorno per motivi di giustizia: “Esprimiamo profonda preoccupazione - hanno scritto in una dichiarazione Zanotti e De Simone - di fronte alla decisione del Tar che ha negato il permesso di soggiorno per motivi di giustizia a Said Imich, uno dei principali testimoni al processo che si è aperto oggi sui gravi fatti accaduti all’interno del cpt di Bologna nel marzo del 2003″.

“Auspichiamo - hanno detto ancora - che le Autorità preposte, locali e nazionali, si impegnino a intervenire per riconoscere a Said Imich il diritto ad essere presente al processo per portare la sua testimonianza quale persona offesa, testimonianza richiesta dallo stesso pubblico ministero. Si tratta di riconoscere infatti il diritto costituzionale di partecipazione al dibattimento che neppure le maglie vergognosamente strette della legge Bossi-Fini possono negare. Da parte nostra assumeremo le iniziative istituzionali e politiche affinché a Said sia rilasciato il permesso di soggiorno per motivi di giustizia”.
Fonte ilrestodelcarlino.quotidiano.net

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