Il rapporto OCSE sui flussi
PARIGI - L’immigrazione è in crescita nei 30 paesi dell’ Ocse, dove nel 2004 fra i 3 e i 3,5 milioni di immigrati sono diventati residenti stabili: tra il 2003 e il 2004, l’ Italia è diventata con un aumento del 28% il secondo paese, dopo gli Stati Uniti (+34%), ad aver accolto più immigrati in questo periodo, seguita dalla Gran Bretagna (+24%).
L’ Ocse pubblica il nuovo rapporto sulle ‘Prospettive delle migrazioni internazionali’ - presentato a Parigi nella sede dell’organizzazione - che fornisce le statistiche dei flussi migratori, esamina la situazione del lavoro e traccia delle tendenze maggiori.
In particolare: sempre più donne lasciano il proprio paese d’origine (ma solo il 60% delle immigrate tra i 15 e i 65 anni ha un lavoro, più spesso degli uomini non qualificato); le regioni del mondo che si abbandonano di più sono i paesi dell’est europeo (Russia e Ucraina in testa), America del Sud e Cina; gli immigrati rappresentano più del 10% della popolazione totale in diversi paesi dell’ Ocse.
Con 2 milioni 400 mila stranieri nel 2004, l’Italia resta la meta privilegiata di albanesi, marocchini e soprattutto rumeni. Secondo l’Ocse la maggior parte di questi immigrati tende a fermarsi a lungo nel nostro paese. Molti sono quelli che vi fondano una famiglia : è infatti aumentato del 42% il numero di bambini stranieri - di genitori entrambi stranieri - nati in Italia.
Il numero di immigrati in situazione irregolare tende invece a diminuire in Italia. Circa 320 mila nuovi permessi di soggiorno sono stati assegnati per la prima volta nel 2004, mentre sono in tutto 650 mila quelli assegnati dal 2002. Meno clandestini arrivano sulle coste meridionali della penisola: nel 2004 sono stati 14 mila, 10 mila di meno rispetto al 2002. D’altronde la maggior parte degli stranieri che si installano in Italia svolge un’attività regolare (spesso stagionale). Molti sono quelli che si mettono in proprio (+18%), mentre solo il settore dei lavori domestici continua ad attirare gli irregolari (nonostante le regolarizzazioni del 2002).
Le ragioni per partire possono essere molteplici, ma sono in tutto il mondo le stesse. Anche se la mobilità degli studenti è in crescita (per i quali le mete privilegiate sono Francia, Germania, Australia, Nuova Zelanda e Giappone), per molti il lavoro resta il motivo principale per lasciare il proprio paese. Vale a dire quella “volontà di sorpassare le avversità e di vivere meglio” che é “da sempre il motore del progresso”, secondo quanto dice Kofi Annan, segretario generale delle Nazioni Unite, in un intervento di oggi sul quotidiano Le Monde.
Sulla base dei risultati di un recente rapporto ONU, secondo Annan “le migrazioni sono vantaggiose per i migranti stessi, per il paese che lasciano e per quello che li accoglie” e “fanno andare avanti l’umanità”.
Fonte ansa.it