USA, Bush invierà soldati a frontiere
NEW YORK - Migliaia di militari americani alle frontiere con il Messico, per arginare il flusso di immigrati clandestini, circa 12 milioni negli Stati Uniti. È questa una delle ricette di George W. Bush per risolvere il problema dell’immigrazione: il presidente degli Stati Uniti é pronto ad annunciare, domani sera in tv, l’insolito impiego della Guardia Nazionale ai confini col Messico.
Che Bush lo annuncerà - nel suo primo intervento in ‘prime time’ dallo Studio Ovale dedicato ad una questione di politica interna - ne sono tutti convinti negli Usa, anche se uno dei suoi stretti collaboratori, il direttore per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, Stephen Hadley, ha spiegato che il presidente non ha ancora deciso, ma ci sta seriamente pensando.
Al talk show domenicale della Cnn Hadley ha detto che domani il presidente intende spiegare nei dettagli “quale è la sua posizione, quali sono le sue convinzioni, anche sull’idea di un programma temporaneo dedicato ai lavoratori immigrati”, una delle ipotesi sulla quale l’Amministrazione Usa sta lavorando per regolarizzare i milioni di illegali presenti negli Usa da anni, con alla chiave, dopo anni, la cittadinanza americana.
NON E’ NOVITA’ ASSOLUTA, HADLEY - Hadley ha ricordato che l’idea di impiegare la Guarda Nazionale alle frontiere non è una novità assoluta e che non si tratterebbe di “una militarizzazione delle frontiere, ma soltanto dell’ampliamento dei programmi di assistenza, di intelligence, di appoggio e di addestramento”, già esistenti in passato.
Le proposte di Bush - con l’erezione di una barriera anche solo elettronica in alcuni punti cruciali delle migliaia di chilometri di frontiera con il Messico dalla California al Texas - non piacciono a tutti, anche se il capogruppo repubblicano al Senato, Bill Frist, si è ancora oggi detto d’accordo con il presidente. Diversa la situazione alla Camera, dove i repubblicani difendono la linea dura.
Le aree più conservatrici parlano di legge-amnistia, temendo che agli attuali 12 milioni di illegali se ne aggiungeranno presto altri milioni se verrà offerta l’integrazione a chi non ha rispettato la legge.
I più moderati - anche in seno ai repubblicani - criticano l’idea di inviare alle frontiere la Guarda Nazionale, perché non è il suo ruolo e dà un segnale sbagliato. Sarebbe meglio evitare di inviare militari e rafforzare invece le pattuglie esistenti lungo le frontiere.
SCHWRAZY CONTRARIO MILITARI A FRONTIERE - Uno dei primi a criticare l’idea è stato un repubblicano, Arnold Schwarzenegger che, come governatore della California- uno degli stati più colpiti dal fenomeno-, è tra i protagonisti del dibattito.
“Non possiamo inviare i nostri ragazzi della Guardia Nazionale, appena tornati dall’Iraq, a dare la caccia ai messicani - spiega l’ex ‘Terminator’ - la Casa Bianca deve trovare altre soluzioni”.
“I nostri soldati hanno già trascorso un anno e mezzo in Iraq - aggiunge Schwarzenegger - quando tornano a casa devono avere la possibilità, se sono nella Guardia Nazionale, di riprendere la loro normale attività e non di essere rispediti a sorvegliare i nostri confini”.
REPUBBLICANI SEMPRE DIVISI - Bush, ai livelli minimi di popolarità, è sempre più in difficoltà sull’immigrazione per la spaccatura totale dei repubblicani divisi tra la necessità di poter usare forza lavoro a basso costo e il desiderio di bloccare il flusso continuo e crescenti di illegali.
La spaccatura repubblicana è accentuata dalle posizioni quasi opposte prese dai parlamentari del partito di Bush alla Camera, dove hanno approvato una legge tutta tesa a punire i clandestini, e al Senato, dove il testo della legge offre opportunità agli illegali per mettersi in regola e per sperare addirittura in futuro di diventare cittadini americani.
IMPOSSIBILE ESPELLERE NON MESSICANI - Come scrive oggi il Washington Post l’attuale sistema di controllo alle frontiere non funziona bene. L’anno scorso 1,2 milioni di persone sono state fermate: i 700 mila messicani sono stati rispediti a casa, ma gli altri 500 mila circa, soprattutto provenienti da paesi dell’America Centrale, sono riusciti a restare negli Usa. Meno del 20 per cento, una volta rimesso in libertà, ha rispettato l’ordine di lasciare il paese.
Fonte swissinfo.org