Canada: Scuola Dante, blitz anti-immigrati «Trascinati via due nostri ragazzi»

Il drammatico episodio giovedì mattina. Una ragazza di 15 anni e il fratellino di 13 portati via dagli agenti

Di ALAN PATARGA
TORONTO - Trascinati via da scuola, davanti ai loro compagni, con i professori impotenti che avrebbero voluto proteggerli - come è loro compito - ma che davanti alle divise non hanno potuto muovere un dito.
Quando giovedì mattina due agenti del ministero federale dell’Immigrazione si sono presentati negli uffici della Dante Alighieri Academy, la scuola superiore annessa al Columbus Centre, c’è voluto poco per capire che la vita canadese di due ragazzini costaricani regolarmente iscritti all’istituto era giunta al suo drammatico epilogo.

Una ragazza di 15 anni e il suo fratellino di 13 sono stati infatti portati via con la forza dai due agenti ministeriali, che li hanno caricati su un furgone insieme ai loro familiari in vista dell’espulsione dal Paese, che potrebbe già avvenire nelle prossime ore. I due minorenni - dei quali non riveliamo il nome - erano allievi della scuola multiculturale della comunità italocanadese: il piccolo frequentava il grado 9, la sorella più grande era invece una delle più brillanti studentesse del grado 10. Potevano sperare in un avvenire di successo in Canada, un’occasione che viene concessa a tanti, ma il fatto che i loro familiari non fossero in regola con il permesso di soggiorno ha infranto per sempre questo loro sogno.
Alla Scuola Dante studenti e professori sono sotto shock. Ieri i ragazzi non erano a lezione, perché i loro docenti erano impegnati per tutta la giornata in un periodico corso di aggiornamento. Ma i responsabili dell’istituto non riescono a nascondere l’amarezza per quanto accaduto: «Tutto è cominciato verso l’ora di pranzo - racconta al Corriere Canadese Anita Bartolini, vicepreside della scuola e responsabile del “Campus Beatrice, la succursale della scuola all’incrocio tra Bathurst e Lawrence - a un certo punto si sono presentati due agenti dell’Immigrazione, con tanto di tesserino e mandato di cattura per uno dei nostri allievi: un ragazzo di origini costaricane di 13 anni o poco più. Hanno detto di avere l’ordine di arrestarlo e espellerlo dal Paese insieme con i suoi familiari che - ha spiegato un’agente donna - erano già in un furgone parcheggiato davanti all’ingresso della scuola. Ho chiesto di verificare se davvero queste persone avessero già arrestato i parenti del nostro ragazzo. Purtroppo era vero: nel retro del furgone c’erano la mamma del ragazzo con stretto a lei il fratellino più piccolo. A fianco a loro c’erano anche i nonni. Erano venuti in Canada nel 2001 dal Costa Rica, sperando di rifarsi una vita. A quel punto gli agenti hanno chiesto di prendere il ragazzo: ho chiamato la preside al telefono e mi ha risposto che non c’era nulla che potessimo fare. Se lo sono portato via così».
Suor Pat Melanson, una salesiana, era invece l’insegnante alla quale è stata strappata la sorella maggiore di 15 anni, nella sede centrale della Scuola Dante Alighieri: «Poco dopo - racconta, con le lacrime agli occhi - si sono presentati anche da noi chiedendo della ragazza. Lei ha capito ed è scoppiata a piangere: “Non voglio andare”, ha detto a me e alla preside. Era in lacrime ma non ha perso nemmeno per un attimo la dignità. Diceva di essere preoccupata per il fratellino, perché per un ragazzo della sua età il Costa Rica è un Paese pericoloso. I loro compagni quasi non hanno fatto in tempo a capire cosa stesse accadendo: solo dopo abbiamo spiegato loro che non avrebbero più rivisto i loro amici. Tanti di loro sono immigrati, sanno cosa significhi arrivare in un Paese e sperare di ricostruirsi una vita qui. Come i due ragazzi che sono stati portati via, sono arrivati qui da bambini e con i loro Paesi d’origine non hanno più alcune legame, di fatto. Abbiamo chiesto alle suore salesiane del Costa Rica di aiutare quella famiglia, non appena sarà rimpatriata».
I ragazzi della Scuola Dante erano tristi e arrabbiati allo stesso tempo: in poco più di un’ora hanno raccolto circa 700 dollari per i loro compagni. Una colletta spontanea con quello che avevano in tasca, da consegnare ai loro amici prima della partenza. A quei ragazzi ai quali gli agenti ministeriali non hanno nemmeno concesso di prendere lo zainetto coi loro effetti personali nell’armadietto della scuola.
«I nostri ragazzi avrebbero voluto fare qualcosa, ma si sentivano impotenti, proprio come noi insegnanti - spiega Joseph Cafiso, l’altro vicepreside dell’istituto superiore di Playfair Avenue - ma sono riusciti a far sentire ai loro compagni disperati tutto il calore della loro solidarietà».
I due studenti della Dante, il loro fratellino, la loro mamma e i loro nonni sono ora rinchiusi nel centro di detenzione temporanea di Rexdale Boulevard, dove vengono solitamente detenuti gli immigrati in attesa di espulsione. Saranno rimpatriati entro domani. Ieri pomeriggio parecchi studenti e professori della loro scuola sono andati davanti a quella sorta di “carcere per clandestini” per non lasciarli soli. Sono rimasti lì, impotenti, a recitare il rosario.
Fonte corriere.com

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