Espulsioni in Libia: resta indagato il ministro Pisanu
Il tribunale dei ministri prende tempo e non decide. I parlamentari chiedono un supplemento di indagine
di CINZIA GUBBINI
ROMA Dovrà aspettare ancora il ministro dell’interno Giuseppe Pisanu per sapere se sarà archiviato il fascicolo che lo vede indagato sulle espulsioni degli immigrati da Lampedusa alla Libia. L’altro ieri si è svolta la riunione del collegio del Tribunale dei ministri e, al contrario di come molti prevedevano, il provvedimento di archiviazione non è stato emesso. Al contrario, al momento il fascicolo risulta in visione al presidente del Tribunale, Mauro Di Marzio. Questa decisione potrebbe significare che la parola fine sul procedimento non verrà scritta tanto facilmente. Forse il Tribunale sta prendendo sul serio le motivazioni dell’opposizione presentata dai firmatari dell’esposto che ha determinato l’iscrizione del ministro nel registro degli indagati.
A chiedere alla magistratura che fossero appurate le responsabilità e le circostanze delle deportazioni di migliaia di uomini dall’isola italiana alla Libia erano stati alcuni parlamentari del centrosinistra. Le indagini preliminari hanno portato alla luce aspetti interessanti, come l’assenza di accordi tra Italia e Libia sui respingimenti. Ciò nonostante il pm ha chiesto l’archiviazione, sostenendo che dall’audizione dei testi - tra i quali il capo di gabinetto del Viminale, Carlo Mosca - emerge che, se qualche responsabilità c’è stata, va ricercata nella Prefettura locale. Tutti i testi, inoltre, hanno negato che si sia trattato di espulsioni collettive. Per fortuna - e cosa piuttosto inusuale - i parlamentari sono stati riconosciuti parti offese e hanno avuto la possibilità di presentare opposizione alla richiesta di archiviazione. Se ne è occupato il legale che li rappresenta, Pasquale Vilardo, il quale lamenta che i denuncianti sono stati informati dell’iscrizione del ministro nel registro degli indagati solo a fine procedimento, senza avere così la possibilità di partecipare in modo adeguato alle indagini. Per questo, prima ancora di prendere qualsivoglia decisione sull’archiviazione, chiede al Tribunale di ascoltare i parlamentari che erano presenti a Lampedusa durante le espulsioni. Potrebbe essere proprio questo uno dei motivi che hanno spinto il collegio ad approfondire la questione. In secondo luogo Vilardo fa notare che lo stesso capo di gabinetto, interrogato dai magistrati, spiega chiaramente come le Prefetture possano prendere ordini dal ministero, e quindi va chiarito se il prefetto di Agrigento ha deciso di testa sua di imbarcare le persone sugli aerei diretti in Libia o ha eseguito degli ordini. Tra l’altro, il legale sottolinea che la mancanza di accordi tra Italia e Libia non fa che rafforzare le preoccupazioni dei denuncianti: il ministero d’altronde non ha ancora tirato fuori le copie dei provvedimenti delle espulsioni, una prova cioè che tutto sia avvenuto secondo le regole. Per ora Vilardo prende con le molle la notizia della mancata decisione sull’archiviazione: «Mi sembra un iter normale: la questione è complessa, è normale che il collegio prenda tempo». Ma fa notare che, su vicende simili, le decisioni in passato sono state prese celermente. Come quando D’Alema fu indagato per la guerra in Jugoslavia, decisa senza consultare il parlamento violando l’articolo 78 della costituzione: i parlamentari denuncianti furono addirittura informati dell’archiviazione a cose fatte.
Fonte ilmanifesto.it