Appello della Cgil al nuovo governo: ‘Date i 1000 euro anche agli immigrati’
Sono 30-40mila le famiglie escluse e che hanno dovuto subire la beffa di ricevere la lettera poi giudicata nulla. ‘Basta poco: 30-40 milioni’
ROMA, 22 aprile 2006 - Sono circa 30-40 mila i bambini figli di extracomunitari nati nel 2005 in Italia, e «discriminati» dal bonus bebè introdotto dal Governo: la Cgil chiede quindi che venga risanata questa situazione, anche alla lucedell’invio della lettera «beffa» e della riscossione dell’assegno anche da parte di chi formalmente non ne aveva diritto.
A conti fatti, fa sapere il responsabile Politiche per l’immigrazione Piero Soldini, basterebbero 30-40 milioni dieuro per assegnare i 1.000 Euro anche ai bebè extracomunitari.
La Cgil annuncia un’aspra battaglia contro il bonus bebè, introdotto dal Governo nella finanziaria 2006, e che prevede un’una tantum’ di 1.000 euro per ogni nato nel 2005 e nel 2006: non solo presenterà ricorso alla Corte Costituzionale controla norma, ma porterà avanti azioni di difesa degli immigrati coinvolti in questa vicenda che definisce «vergognosa egrottesca».
Gli immigrati, sottolinea Soldini, sono stati vittime non solo di una discriminazione ma anche di una «beffa», visto che a causa del «comportamento irresponsabile di chi ha ingenerato l’equivoco», si sono visti recapitare lalettera che invece annunciava loro il diritto a riscuotere l’assegno, pur non ne avendone il diritto.
E molti, muniti di autocertificazione, si sono recati alle Poste e hanno ottenuto il bonus. «Adesso scatta anche la trappola. Si annunciano, ed in alcuni casi sono già arrivati - sottolinea Soldini - avvisi di garanzia in cui si configurano i reati di falso ideologico e truffa ai danni dello Stato all’indirizzo di genitori immigrati che, rivolgendosi agli uffici postali, erano riusciti con l’autocertificazione loro richiesta a riscuotere il bonus».
Tali reati prevedono una pena «da uno a sei anni di reclusione». «Presupposto dell’azione della Cgil è - prosegue Soldini - la totale buona fede di quanti sono rimasti, loro malgrado, imbrigliati nella rete tesa irresponsabilmente da chiha responsabilità di Governo».
Quindi, la Cgil si appella al nuovo Parlamento e al suo senso di responsabilità «perchè sani la situazione con una norma di rimozione delladiscriminazione che assegni il contributo previsto anche ai figli dei lavoratori extracomunitari».
Fonte qn.quotidiano.net