Il videogioco razzista è online: la lotta contro l’immigrazione viaggia sulla Rete
di Ivan Fulco
«C’è un solo semplice obiettivo in questo gioco, tenerli lontani… a qualsiasi costo!». La lotta per (e contro) i diritti civili degli immigrati clandestini, che in queste settimane sta infuocando le strade degli Stati Uniti, ora si combatte anche online, ma stavolta non sui soliti canali. Border Patrol (Pattuglia di Frontiera) è un piccolo videogioco in Flash da poche decine di KB, a prima vista simile a centinaia di altri, se non fosse che questo, a differenza dei più innocui shooter all’insegna della caccia alle papere, fa del razzismo il suo tema portante.
Strutturalmente, Border Patrol è un gioco assolutamente banale. Frontiera in primo piano, mirino su schermo e decine di velocissimi messicani che corrono via dalla propria madrepatria, nel disperato tentativo di entrare negli Stati Uniti. Al giocatore il compito di cecchinarli prima che superino in massa la frontiera. Gli obiettivi? I principali stereotipi dell’estrema destra statunitense: i nazionalisti messicani, i trafficanti di droga e, infine, quelli che il gioco definisce «breeder», come dire «animali da riproduzione», ovvero messicane in dolce attesa che, a folle velocità, e con un paio di pargoli al seguito, schizzano oltre la linea di confine.
Trovata goliardica o esperimento di propaganda virale? In entrambi i casi, Border Patrol ha avuto ben più dei suoi cinque minuti di celebrità. Il gioco è rimbalzato velocemente sulla Rete, pubblicato da siti e blog razzisti, ma soprattutto è circolato online attraverso il passaparola dei singoli utenti, che hanno iniziato a diffonderlo in allegato alle email. Migliaia di navigatori che, probabilmente divertiti dall’approccio politicamente scorretto del Flash-game, hanno fatto il gioco degli sviluppatori, permettendo a Border Patrol di ottenere un’insperata popolarità.
Qualche giorno fa è stata la CBS ad occuparsi del caso, riportando le dichiarazioni di Franciso Estrada, direttore del MALDEF, un’organizzazione dei diritti civili che si batte sul tema dell’immigrazione: «È triste vedere dimostrazioni e incitazioni all’odio dal momento in cui nelle ultime settimane abbiamo assistito ad un approccio più razionale e composto».
Eppure si tratta, potrebbe obiettare qualcuno, di un banalissimo videogioco in Flash, peraltro di livello amatoriale. Ma in questi casi, si sa, forma e contenuto non vanno di pari passo. «I contenuti razzisti del gioco – scrive Zach Whalen su Gameology – non vengono comunicati attraverso i meccanismi ludici (nel caso specifico la necessità di sparare addosso ai messicani, ndr), ma sono ovviamente presentati attraverso i disegni e i testi di spiegazione». Quello che rimane è un puro e semplice cavallo di Troia della comunicazione. Nulla di nuovo, se si pensa al boom degli advergame, videogiochi promozionali che, attraverso piccole applicazioni in Flash, cercano di promuovere marchi e prodotti. Temi diversi, meccanismi simili.
La reazione degli immigrati ispanici, naturalmente, è arrivata in tempi brevi, non appena il gioco, da semplice divertissement di cattivo gusto, è diventato un piccolo fenomeno. Frank Navarette, americano di origine ispanica, ha così deciso di intraprendere vie legali contro gli sviluppatori del gioco. Ma il risultato, per il momento, potrebbe essere una denuncia contro ignoti, vista la difficoltà a risalire all’autore di Border Patrol. Vantaggi e svantaggi della Rete, che permette di diffondere facilmente contenuti impopolari anche in modo totalmente anonimo.
Fonte lastampa.it