Il 92% degli immigrati soddisfatti delle nostre banche

(AGE) ROMA - Il 92% degli immigrati sono soddisfatti delle banche italiane.
Gli istituti italiani faticano, però, a sintonizzarsi sulle loro esigenze. A sostenerlo è uno studio commissionato da S.in.t a Newfin Bocconi, presentato questa mattina all’Università Bocconi. L’indagine, dal titolo “Il migrant banking” è coordinata da Anna Omarini e pubblicata da Bancaria editrice. Giovani, attivi sul mercato del lavoro, buoni risparmiatori e in crescita dal punto di vista socio-economico. È il profilo degli immigrati, un segmento sul quale gli istituti di credito italiani faticano ancora a muoversi.

Attraverso le interviste a 150 immigrati bancarizzati, la ricerca conferma che l’interesse per i servizi bancari e finanziari cresce all’allungarsi del periodo di permanenza in Italia, con metà dei detentori di conto corrente che risiedono in Italia da più di 10 anni, “In questa prospettiva - commenta Bianca Mutti, direttore generale S.in.t - le banche devono evolversi. Se fino ad oggi il sistema bancario italiano ha sviluppato alcune iniziative rivolgendosi solo ad un unico gruppo definito con il termine ‘immigrati’, nel prossimo futuro dovranno emergere proposte mirate ad un mercato costituito da diverse etnie, ciascuna con esigenze specifiche”. Gli immigrati mostrano abitudini di consumo simili a quelle degli italiani, con un’incidenza piuttosto bassa di acquisti in negozi etnici, utilizzati solo dal 13% del campione, e una forte prevalenza di supermercati-ipermercati (71%) e centri commerciali (63%). Se la gran parte degli immigrati utilizza il contante per le spese, una metà abbondante ricorre anche alle carte di pagamento. “Fino a poco tempo fa, anche quando esistevano prodotti specifici si trattava quasi sempre di conti corrente base, con costi bassi, pochi servizi e uno sforzo di marketing che consisteva nella comunicazione in lingua”, sostiene Omarini. Ragioni di convenienza suggeriscono, oggi, agli immigrati di utilizzare i servizi di money transfer (67%) o addirittura gli amici (20%), ma alcune banche cominciano a organizzarsi per fare fronte a una richiesta molto forte (un 20% totale utilizza gli istituti o le Poste). Quando l’immigrato decide di presentarsi allo sportello non sembra avvertire particolari difficoltà nell’apertura del conto (se ne lamenta solo l’8% del campione), anche perché, nel 19% dei casi, l’immigrato è accompagnato da un amico che ha già fatto la stessa esperienza o dal datore di lavoro. Il rapporto con sportellisti definiti disponibili (55%) e gentili (39%) si traduce in un livello di soddisfazione molto alto (92%), motivato soprattutto dalla capacità di ascolto degli addetti. “Il 40% degli intervistati si è rivolto alla banca anche per ottenere un finanziamento e nei due terzi dei casi sostiene di averlo ottenuto con facilità.
Un elemento di criticità rimane quello dei costi. Il 40% di chi non utilizza le carte di pagamento lo fa per motivi economici e il suggerimento generale alle banche che ricorre più spesso è quello di ridurre i costi dei loro servizi (49%). Il gradimento mostrato, soprattutto in America, nei riguardi dei più economici servizi online, fa pensare che questa sia una strada percorribile anche in Italia, data l’elevatissima frequentazione di Internet point da parte degli stranieri. (AGE)

“Un’altra lezione americana è quella della segmentazione”, conclude Omarini. “In alcuni casi l’etnia, per esempio, si dimostra decisiva nella ricerca di servizi diversi. In America gli ispanici cercano servizi bancari tradizionali, mentre i cinesi vogliono investire il loro denaro affidandosi anche ai broker.
Fonte agenews.it

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