Appello dei giornalisti
I giornalisti italiani non possono entrare nei Centri di permanenza temporanea e assistenza.
Il Ministero dell’Interno ha sempre vietato l’ingresso agli operatori dell’informazione in nome del diritto alla privacy degli immigrati, anche quando il Garante replicava che sulla loro privacy decidono gli immigrati e nessun altro.
In questi giorni il Ministero è arrivato a vietare l’ingresso dei giornalisti persino in una struttura che doveva ancora entrare in
funzione: è il caso del Cpta di Gorizia dove una cronista aveva chiesto di entrare prima che venisse aperto, evidenziando che finché non ci sono immigrati non si viola nessuna privacy. Il Ministero ha risposto che l’articolo 21 del Regolamento sull’immigrazione, al comma 7, stabilisce quali sono le figure autorizzate all’ingresso nei Cpta (familiari delle persone detenute, ministri di culto, avvocati e rappresentanti delle ambasciate).
E’ scontato replicare che quel comma, non a caso, non contempla la figura dei parlamentari ai quali, in virtù del loro ruolo, è invece consentito ispezionare i centri. Stessa cosa dovrebbe valere per i giornalisti.
Ma soprattutto vale sottolineare che esiste un altro articolo numero 21, nella Costituzione, che sancisce la libertà di stampa.
Per questo chiediamo che ai giornalisti sia consentito entrare e raccontare cosa sono i Centri di permanenza temporanea. E’ arrivato il momento di porre fine a questa prassi illegittima, finora adottata con un tale scrupolo da rendere inevitabile la domanda: cosa c’è da nascondere?
Questo appello e’ gia’ stato inviato all’Ordine nazionale dei giornalisti, per chiedere che intervenga presso il Ministero dell’Interno.
I colleghi che vogliono aderire all’iniziativa possono farlo all’indirizzo
cptverita(at)libero.it indicando, quando possibile, la testata per cui lavorano
Hanno già aderito:
Giovanni Maria Bellu
Mariuccia Ciotta
Milena Gabanelli
Fabrizio Gatti
Gad Lerner
Gabriele Polo
Paolo Rumiz
Piero Sansonetti
Gian Antonio Stella
Settembre 21st, 2006 at 19:28
Se poteste darci una mano a diffondere la notizia sarebbe bello
abbiamo poco tempo basta anche una firma o diffondere il link
grazie
Amir è un ragazzo onesto che da quando è in italia ha sempre lavorato e
si è occupato di volontariato
non facciamo che torni in un posto violento…lui non lo è
tutti gli approfondimenti li trovate sul sito indicato qua sotto
Comunicato stampa, 18 settembre 2006
Non facciamo uccidere Amir!
Nuovi documenti in arrivo dal Pakistan, conferenza stampa e presidio.
Giovedì prossimo 21 settembre si riunisce la Commissione Prefettizia di Milano per valutare il caso di Amir K. dopo il rinvio richiesto ed accolto per permettere l’arrivo dal Pakistan di documentazione importante.
Il nuovo materiale giunto dal Pakistan si aggiunge alla documentazione già in nostro possesso e costituisce una forte e chiara dimostrazione del grave pericolo di vita a cui Amir incorre se non gli verrà riconosciuto lo status di rifugiato.
Mercoledì 20 settembre alle ore 18.00 davanti alla prefettura di Arezzo si realizzerà un presidio a cui parteciperà il Centro delle culture, l’Arci di Arezzo, Rifondazione Comunista e il consigliere comunale Cristiano Rossi.
Giovedì 21 settembre alle ore 9.00 di fronte alla Prefettura di Milano ci sarà un presidio del Centro delle Culture e del Partito Umanista.
Moltissime sono le persone e le associazioni che hanno risposto fino ad oggi alla richiesta di aiuto per far riconoscere lo status di rifugiato ad Amir K. (che se rimpatriato rischia la morte perché perseguitato) riuscendo a raccogliere in pochissimi giorni oltre 4.000 firme. Si sono interessati al caso, anche il Consigliere regionale della regione Lombardia, Luciano Muhlbauer, il Sottosegretario del ministero dell’Interno con delega all’Immigrazione, Marcella Lucidi, l’assessore all’immigrazione del Comune di Arezzo Aurora Rossi con l’appoggio del Sindaco Fanfani e il consigliere comunale Cristiano Rossi.
Gli obiettivi di questa campagna sono:
nell’immediato, la liberazione di Amir ed il riconoscimento dello status di rifugiato.
Contemporaneamente la denuncia e la lotta per la chiusura di tutti i CPT (Centro di Permanenza Temporanea) e l’abrogazione della legge Bossi-Fini, senza che si torni alla precedente Turco-Napolitano e alla cultura che l’ha ispirata, perché purtroppo Amir non è un caso isolato.
Non permettiamo alla burocrazia di vincere sulla vita.
Invitiamo tutti coloro che ancora non lo hanno fatto, a sottoscrivere e diffondere la petizione ad altre organizzazioni, a liste di amici, su blog, etc. andando sul sito HYPERLINK “http://www.c234.net/petizioni/amir” www.c234.net/petizioni/amir
ed a partecipare attivamente ai Forum Umanisti d’Italia, al tavolo per i Diritti Umani e Non-Discriminazione (a Firenze sarà il 23 Settembre 2006 al Polo Universitario di Novoli).
PER CONTATTI:
Responsabile stampa
Carlo Giudicepietro
Cellulare: 334.7274379
carlo@c234.net
HYPERLINK “http://www.c234.net/petizioni/amir” www.c234.net/petizioni/amir
centro delle culture center of cultures centre des cultures centro de las culturas
Settembre 21st, 2006 at 19:55
Salve,
ho postato il tuo appello qui
http://noborder.spaghettiblog.com/immigrazione/2006/09/21/non-facciamo-uccidere-amir/