Rilancio del dialogo fra l’Europa e i Paesi dell’altra sponda del Mediterraneo

Frattini: “Non si può immaginare una politica di immigrazione nazionale o europea senza una strategia per l’integrazione”
ROMA - “Oggi c’è un gran bisogno di rilanciare il dialogo e di dire con chiarezza che noi rifiutiamo l’immagine di un mondo mussulmano ostile e la rappresentazione di un Islam violento che minaccia i nostri valori e la nostra identità”. Franco Frattini, vice presidente della Commissione Europea e presidente dell’Osservatorio del Mediterraneo ha aperto con queste parole, presso l’Associazione della Stampa Estera, la conferenza stampa dal titolo ‘’Riparte il dialogo euromediterraneo: diritti fondamentali, reciprocità e nuova metodologia di partenariato”.
“La maggioranza dei mussulmani nel mondo - ha proseguito Frattini - non vogliono lo scontro di civiltà, per questo l’Europa deve tornare a quella capacità di ascolto che rappresenta la precondizione del dialogo”. Un positivo confronto culturale ed interreligioso, rivolto non solo all’élite politica ma all’intera società civile dalla riva sud del Mediterraneo, che dovrà partire dalla comune condivisione di principi fondamentali, come ad esempio il rispetto della vita umana e della libertà di espressione. Un parlare direttamente ai popoli del Mediterraneo che avrà fra i suoi contenuti, oltre al richiamo sui diritti irrinunciabili, anche nuove iniziative europee di sostegno economico per l’inclusione degli stranieri che già vivono o sono in procinto di venire nell’U.E. “Non si può immaginare una politica di immigrazione nazionale od europea senza una strategia dell’integrazione”. Il vice presidente della Commissione Europea ha auspicato il passaggio dalla logica del multiculturalismo a quella del partenariato che, nell’area mediterranea, rappresenta “l’unico modo per affrontare insieme i problemi della sicurezza, della lotta al terrorismo, della competitività dei sistemi economici e degli scambi culturali”. Frattini, rispondendo alle domande dei giornalisti sulla crisi irachena, ha inoltre sottolineato come lo sforzo principale dell’Unione Europea, che su questo punto ha ormai raggiunto un consenso unanime, debba essere quello di aiutare le istituzioni dell’Iraq “a camminare con le proprie gambe”.
Nel corso dell’incontro, coordinato dal direttore dell’Ansa Pierluigi Magnaschi, il direttore generale dell’Osservatorio del Mediterraneo Mohamed Aziza ha illustrato le iniziative per il 2006. Il programma dell’Osservatorio prevede in primo luogo una serie di incontri sul tema “I nuovi pensatori dell’Islam”. Un ciclo di conferenze che farà conoscere al pubblico italiano una lettura aperta e contemporanea del messaggio mussulmano e sarà realizzato in varie città con la collaborazione di atenei italiani, come l’Alma Mater Studiorum di Bologna, l’università di Napoli “L’Orientale”, la Luiss di Roma e la Venice International University. Dall’Osservatorio saranno inoltre promossi una serie di dibattiti, che coinvolgeranno esperti ma anche ampi settori di pubblico, sulle problematiche strategiche dello spazio euro-mediterraneo. I temi dell’industria, delle nuove tecnologie, della ricerca, della cooperazione bancaria, dell’immigrazione e dell’integrazione saranno invece al centro del programma “Orizzonte 2010: prospettive e strategie socio-economiche della cooperazione euro-mediterranea”. Prevista infine la realizzazione del “Parlamento euro-mediterraneo dei giovani”. La simulazione di una seduta parlamentare, da tenersi presso l’Aula di Strasburgo o un’assemblea nazionale, che permetterà ai ragazzi di varia nazionalità di confrontarsi attraverso la dialettica democratica.
Gherardo Gnoli, presidente dell’Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente (Isiao), ha evidenziato come a tutt’oggi per esorcizzare lo scontro fra civiltà occorra non sottolineare in maniera esagerata, al contrario di quanto spesso fanno i mezzi di comunicazione, il fattore religioso. Essenziale invece in questo contesto un aperto confronto politico volto a risolvere i problemi economici e sociali dell’area.
La necessità di far ripartire il dialogo attraverso un diverso approccio al partenariato è stata ribadita anche da Riccardo Sessa, direttore generale del Mae per i Paesi del Mediterraneo e Medio Oriente, che ha auspicato ” un confronto nuovo, più rispettoso delle tradizioni culturali, religiose e politiche della riva sud del Mediterraneo”. In pratica un dialogo della tolleranza che prevalga sulle ragioni della violenza. Secondo Sessa i tempi appaiono maturi per la realizzazione di una iniziativa, fondata sulla valorizzazione dei settori di punta della cooperazione euromediterranea e l’accentuazione del partenariato, che coinvolga le istituzioni e la società civile. In questo contesto è inoltre necessario che l’U.E. e l’Italia promuovano una più efficace azione diplomatica e comunicativa nei confronti dell’opinione pubblica dei Paesi della riva sud del Mediterraneo. Un’iniziativa di ricaduta non immediata che consentirà però di migliorare i nostri rapporti con le popolazioni di quest’area.
Umberto Vattani, presidente dell’Istituto per il commercio estero (Ice), ha ricordato la riunione, di alcune settimane fa, che ha portato a Palermo le imprese di 13 Paesi dell’area mediterranea. Un dibattito fra aziende, a cui ha preso parte anche una nutrita delegazione della Libia, che è stato caratterizzato da 2.800 incontri di lavoro. Vattani ha sottolineato come l’Osservatorio del Mediterraneo favorisca la creazione di una fitta rete di scambi e servizi fra i Paesi rivieraschi, rapporti che danno fiducia al mercato, e la nascita di un dialogo basato sull’informazione e la formazione. Una prospettiva, quest’ultima, di ispirazione “no profit” che si affianca agli sforzi compiuti per la crescita economica dell’area.(Goffredo Morgia-Inform)