Bari: cpt, ingresso negato al sindaco

No cpt BariPoche righe, molto istituzionali, e una gran quantità di riferimenti normativi. Poche righe per dire: «No». È la lettera di risposta che il prefetto Tommaso Blonda ha inviato al sindaco Michele Emiliano. Il primo cittadino aveva chiesto al prefetto di essere autorizzato ad entrare nel Cpt per una verifica delle condizioni igienico sanitarie. «Il Ministero dell’Interno, Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, - si legge nella lettera di Tommaso Blonda - ha reso noto che la verifica delle suddette condizioni della struttura debba essere espletata esclusivamente dal competente Ufficio di Vigilanza della Direzione interregionale della Polizia di Stato». Segue una ricca elencazione di disposizioni, decreti e circolari ministeriali in materia, spiegazioni di legge, articoli, commi modifiche e integrazioni. In parole povere: autorizzazione negata. Emiliano è incredulo.

In un comunicato stampa si legge: «Il paradosso è che il Sindaco, con apposita richiesta di autorizzazione, può visitare il carcere di Bari, addirittura promuovere al suo interno progetti culturali aperti al pubblico e alla stampa, ma non può varcare la soglia del Cpt. «Mentre per le strutture carcerarie - aggiunge il sindaco Emiliano - esiste un giudice terzo diverso dall’esecutivo che può consentire l’ingresso di autorità politiche per creare un collegamento e consentire il controllo da parte della comunità che ospita la struttura, questo non accade per il Cpt. Questo Centro evoca Guantanamo». L’amministrazione comunale, com’è noto, così come la Provincia e la Regione, ha espresso (con una delibera consiliare) la netta contrarietà ad ospitare il Cpt sul territorio cittadino, giudicandoli luoghi di detenzione per persone che non hanno commesso alcun reato e che fuggono dal dolore e dalla miseria. «Per queste donne e questi uomini - afferma Michele Emiliano - sembrano non valere le garanzie dei diritti fondamentali delle persone: la normativa vigente sull’immigrazione va profondamente rivista e va risolta la contraddizione giuridica relativa ai Cpt, considerati aree operative riservate e pertanto inaccessibili a un sindaco che, lo ricordo, è anche la massima autorità sanitaria locale. Questi centri così gestiti, avversati dagli enti locali e da un forte movimento d’opinione, continuano ad essere un’anomalia dell’ordinamento giuridico». L’Amministrazione comunale ribadisce dunque l’impegno ad attivare iniziative per rendere Bari «un luogo di convivenza pacifica fra le differenti culture, attraverso l’attuazione di politiche di inclusione sociale». «La presenza di un Centro di permanenza temporanea - ribadisce Emiliano- contrasta con gli obiettivi di solidarietà, convivenza e superamento delle differenze sociali ed economiche, che sono tra i punti di forza del programma dell’Amministrazione». Il primo cittadino rievoca poi l’impegno assunto da Romano Prodi nel suo programma di governo per il superamento dei Cpt nell’ambito di un ripensamento generale delle politiche per l’immigrazione. E ricorda le parole di Prodi («L’immigrazione è un fenomeno così complesso e globale che non può essere affrontato solo come una questione di ordine pubblico) nella lettera scritta il 28 dicembre scorso in risposta alle sollecitazioni dello stesso Emiliano. Per l’on. Alba Sasso «la prefettura ha commesso un errore serio» ed ha chiesto: «Fate entrare il sindaco».

Fonte lagazzettadelmezzogiorno.it

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