Cpt di Bari, occupata “La Misericordia”

Diritti umani. Il presidio si sposta ad Andria. La rete No-Cpt entra nel cortile del movimento religioso. Chiesta copia della convenzione firmata con il governo
di Nicola Dorso
Il “giallo” della convenzione tra “Le Misericordie” e il Ministero dell’Interno è adesso sotto i riflettori della rete No Cpt che da qualche giorno ha avviato una serie di iniziative contro l’apertura del centro di Bari San Paolo.
Tutto ruota intorno a un pezzo di carta: quello che manca per chiudere l’anello delle responsabilità. Perché si sa che è la Misericordia, associazione di “volontariato” a gestire il carcere per immigrati, ma non si sa in forza di quale atto amministrativo.
“Semplicemente forse non c’è – spiega Gaetano Cataldo, dei giovani comunisti di Bari – la Misericordia di certo non opera gratis e si parla di un rimborso giornaliero di circa cento euro a recluso”. Ma né la Prefettura, né la stessa Misericordia hanno reso pubblico il documento. E gli attivisti, che da mercoledì 8 hanno occupato la strada di accesso al Cpt, sono andati fino ad Andria alla sede centrale delle Misericordie pugliesi a richiederlo ai responsabili. “Siamo entrati pacificamente nel cortile – spiega ancora Cataldo e abbiamo iniziato il presidio. Il problema è che mancando quella convenzione, il centro oltre ad essere illegale per tutte le questioni di principio per cui il movimento si batte da anni, è illegale anche dal punto di vista amministrativo e forse penale. Chi entra lì dentro, apre le sbarre, somministra i pasti e gestisce le attività potrebbe essere un fantasma. Esattamente come i prigionieri”.
Già, i prigionieri. Tra di loro c’è – secondo l’onorevole Alba Sasso dei Ds – anche un tunisino “pizzicato” da qualche solerte poliziotto senza permesso di soggiorno ma con il biglietto dell’aereo in tasca per tornare nel paese di origine il giorno dopo. Non è tornato a Tunisi ma ora vede gli aerei decollare dal vicino scalo di Palese perché “lo devono identificare prima di espellerlo”. E dal cortile di Andria, presidiato in forze dalla polizia gli attivisti hanno fatto sapere di non volersene andare.
“Noi gestiremo il CPT per garantire il rispetto dei diritti umani”. Questo hanno dichiarato le Misericordie. Ma i ragazzi contestano questo umanitarismo peloso “L’occupazione - si legge in una nota diffusa dalla rete No Cpt - che stiamo portando avanti, ha ancora una volta l’ambiguità del business dell’umanitario. Il movimento per la libera circolazione delle persone e contro i CPT prosegue l’azione di critica pratica ed oggi rappresenta la Guantanamo che le Misericordie accettano di gestire. La denuncia che oggi sottoponiamo agli occhi di tutti è che la gestione di questi posti è affidata a diversi soggetti del terzo settore: questo privato sociale, così come certa chiesa, invece di premere ai confini del diritto per abbatterli, per allargare e moltiplicare diritti e spazi di esistenza, ha assunto in pieno quel mandato infamante di “normalizzazione”, divenendo puro business umanitario funzionale alle pratiche di controllo e di esclusione sociale”.
Ma la chiesa “altra” era davanti all’enorme campanile che fa da scudo alla sede della “polizia umanitaria”: insieme ai ragazzi, all’Arci, al Prc e alla Cgil c’era anche Don Angelo Cassano. Il parroco di San Sabino che giovedì davanti al Cpt, facendo resistenza passiva, al poliziotto che lo invitava a “vergognarsi” per il fatto di essere un prete e di sedere in terra davanti ai cancelli rispondeva: “Si vergogni lei”.