Solo un permesso su tre viene concesso
di Alessandra Scroccaro
Una domanda su tre è stata accolta: delle 6.049 richieste di autorizzazione all’ingresso per lavoro di cittadini extracomunitari in Provincia di Venezia, nel corso del 2005, ne sono state accolte solo 2.172. Complessivamente, i lavoratori stranieri sono stati richiesti da 3.473 datori di lavoro, di cui 2.049 aziende (il 59%) e 1.424 famiglie (il 41%).
Per quanto riguarda le famiglie del veneziano, queste hanno presentato domanda per 1.504 lavoratori stranieri, ma solo il 35 per cento di queste sono state accolte. Nel complesso si parla di un basso tasso di successo di richieste delle autorizzazioni: il territorio cioè ha bisogno di lavoratori stranieri, ma la domanda non può essere coperta per via del basso numero di quote disponibili.
Questi i dati che sono stati resi noti nei giorni scorsi alla tavola rotonda “Flussi, quote, domanda esplicitata e soddisfatta: caratteristiche ed esiti di una difficile gestione”, in seguito alla presentazione della ricerca “La domanda esplicitata di nuovi lavoratori extracomunitari nella Provincia di Venezia” commissionata dalla Provincia al Coses e all’Osservatorio & Ricerca di Veneto Lavoro. «Si è trattato di un lavoro sperimentale, il primo in Italia in quanto si è cercato di studiare i fabbisogni di lavoratori extracomunitari da parte delle famiglie e delle aziende della Provincia di Venezia», ha spiegato Stefania Bragato del Coses.
Per quanto riguarda le aziende, occorre distinguere tra lavoratori stagionali e lavoratori a tempo indeterminato. Le domande per la prima tipologia di lavoratori sono state pienamente accolte, mentre per la seconda solo il 48% delle richieste ha avuto esito favorevole. All’interno di quest’ultima tipologia il 22 per cento dei lavoratori era richiesto da aziende straniere che nella maggior parte dei casi richiedevano connazionali.
Tra le nazionalità più richieste, in testa l’Europa dell’Est (Romania, Moldavia, Ucraina, Albania) che costituiscono il 45% del totale, a seguire il Bangladesh, l’Egitto, il Marocco e la Cina.
Il rischio del sommerso e del lavoro nero. Secondo la ricerca, delle domande presentate dai datori di lavoro, solo il 45% è stato accolto. C’è da chiedersi che fine ha fatto il restante 55 per cento di fabbisogno di manodopera. «In presenza di una domanda inevasa, necessariamente si crea un mercato sommerso del lavoro, cioè non regolamentato; e questo rimette in discussione l’efficacia degli strumenti legislativi e in particolare l’attuale legge Bossi-Fini» commenta Rita Zanutel, assessore provinciale alle Politiche Sociali.
Un altro dato emerso è che «si ha una chiara conferma di quanto gli immigrati siano necessari per lo sviluppo locale del territorio. Questo - ha concluso Alessandro Sabiucciu, assessore provinciale al Lavoro - pone ulteriori questioni alla politica e alle istituzioni per la realizzazione di una società che riconosca la pluralità dei propri cittadini e realizzi una comunità locale e solidale».