Storie e testimonianze di minori migranti

testimonianza minoriAmensty International ha raccolto decine di denunce e testimonianze di migranti, richiedenti asilo e rifugiati che risiedono in Italia dopo aver trascorso un periodo di detenzione all’arrivo alla frontiera marittima tra il 2002 e il 2004.
Le storie riportate sono state raccolte presso i minori o i loro genitori. I nomi attribuiti non sono quelli autentici e la nazionalità non viene menzionata, come anche il periodo dell’arrivo e della detenzione, per proteggere la sicurezza degli interessati.

L’arrivo di Selma a 20 giorni di vita, con sua madre, richiedente asilo
Quando Selma è nata, suo padre era già in carcere per “immigrazione illegale” in un paese dell’Africa, e sua madre, che ha rischiato di essere arrestata per gli stessi motivi, è fuggita portandola con sé. Sono riuscite a raggiungere l’Italia dopo quattro giorni di mare molto agitato. «Io e la bambina stavamo molto male quando siamo arrivate – racconta ad AI la madre di Selma – e anche le altre donne e i loro figli che viaggiavano sulla stessa barca con noi stavano male. I nostri bambini erano tutti neonati ed è un miracolo se siamo riuscite a portarli vivi sino in Italia». All’arrivo Selma, che aveva 20 giorni di vita, pesava poco più di tre chili. È stata subito ricoverata assieme a sua madre e alle altre compagne di viaggio con i loro bambini in un ospedale poco lontano dal punto di arrivo, dove è rimasta per sei giorni. La madre di Selma ha raccontato ad AI: «Il personale dell’ospedale ci diceva che non dovevamo uscire dalla camera senza il loro permesso, perché la polizia non voleva, perché non avevamo i documenti; quindi non potevamo neanche fare una passeggiata nel corridoio. La camera non era grande e non c’erano culle per i bambini, che dovevamo tenere nei letti con noi. Era quasi peggio del viaggio, piangevamo sempre e non parlavamo neanche tra noi». Immediatamente dopo le dimissioni dall’ospedale la piccola Selma e sua madre sono state fatte viaggiare per oltre 20 ore su un pullman diretto verso un altro centro di detenzione. «Prima della partenza mi hanno dato tre paia di pannolini, ma niente da mangiare né acqua, né per me né per la bambina. Faceva freddo, mia figlia piangeva sempre e non sapevo come calmarla. Per fortuna i poliziotti erano gentili con noi». Dopo un mese di detenzione nel nuovo centro, Selma e la sua mamma hanno avuto un alloggio in un centro di accoglienza per nuclei familiari.
Jennifer, nata in Italia e subito detenuta con i suoi genitori, richiedenti asilo
I genitori di Jennifer hanno raccontato ad AI che, dopo la loro permanenza al centro di Lampedusa, sono stati trasferiti in un altro centro nell’Italia meridionale in autobus, viaggiando per oltre 12 ore, pochi giorni prima che Jennifer venisse al mondo. Appena arrivata nel secondo centro di detenzione, la mamma ha chiesto di essere portata in ospedale, perché sentiva i dolori del parto. «Hanno fatto venire mio marito in ospedale solo due volte, per pochissimo tempo; non avevo niente, vestiti per la bambina, una tutina, niente, non mi sembrava di essere trattata come chi ha appena partorito un essere umano; per fortuna una signora italiana conosciuta in ospedale mi ha regalato qualcosa». Dopo alcuni giorni in ospedale, è stata ricondotta al centro di detenzione con la piccola Jennifer, dove, assieme a suo marito, ha vissuto in una roulotte per oltre 20 giorni, da dove sono stati trasferiti in un centro di accoglienza. La famiglia ora vive in un’altra città, in una stanza all’interno di un centro di accoglienza e Jennifer sta bene.

L’arrivo e la detenzione di John, richiedente asilo, 16 anni, solo
John è fuggito appena adolescente dal suo paese di origine, in Africa, ove sarebbe stato altrimenti costretto a seguire un addestramento militare durante il quale molte persone subiscono maltrattamenti e torture. Ha viaggiato per alcuni mesi assieme a due coetanei, all’interno di un gruppo di adulti, ed è arrivato sulle coste di Lampedusa dopo alcuni giorni di mare. Ricorda molto bene l’arrivo: «Pesavo 45 chili e non mi reggevo in piedi; ero felice di essere arrivato, ma avevo molta paura». È stato condotto dagli agenti di pubblica sicurezza nel centro di detenzione dell’Isola insieme ai suoi compagni di viaggio: pur avendo all’epoca 16 anni e un aspetto visibilmente giovanissimo, in nulla il trattamento a cui è stato sottoposto in questa fase si differenzia, nei suoi racconti, da quello applicato agli uomini adulti. John ricorda così le sue prime ore in Italia: «Appena siamo arrivati al centro ci hanno fatto denudare e hanno controllato se avevamo qualcosa addosso. Poi ci hanno dato vestiti puliti, ci hanno chiesto i nomi e l’età in inglese, gridando, e poi ci hanno dato da mangiare». Anche dopo aver dichiarato la sua età John è rimasto nel centro di Lampedusa assieme agli adulti, per due giorni. «Dormivo in una stanza con 6 uomini», ha dichiarato ad AI. È stato poi condotto in un altro centro di detenzione dell’Italia meridionale. Anche qui nulla nei suoi ricordi suggerisce che la sua minore età abbia orientato le procedure applicate. «Nel nuovo centro dormivo in una camera di 12 letti; erano tutti adulti, tra cui tre donne. Dopo molti giorni mi hanno dato un foglio dove scrivere la richiesta di asilo, poi mi hanno preso le impronte digitali e la polizia mi ha intervistato. Mi hanno detto che, essendo minore, sarei stato trasferito da un’altra parte», invece è stato tenuto lì ancora per diversi giorni. Ha trascorso complessivamente un mese nel secondo centro di detenzione, prima di essere condotto in una casa di accoglienza per minori, dove è rimasto qualche tempo. John si è poi trasferito in un’altra città italiana e ha trovato accoglienza in un secondo centro per minori: qui gli assistenti sociali si sono resi conto che, pur essendo in Italia ormai da cinque mesi, era privo di un tutore legale che lo rappresentasse e non aveva una chiara idea dell’iter e dei possibili esiti della sua richiesta di asilo. A seguito di una lunga procedura, John ha ottenuto protezione in Italia.

Fonte amnesty.it

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Firma la petizione per i diritti dei minori migranti nei centri di detenzione

Ringrazio per la segnalazione scuolesenzapermesso.blogspot.com

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