Chi sono gli alleati del premier: fiamma tricolore, nazi e doppiopetto

fascisti merdaFascisti in doppiopetto e neonazisti doc: eccoli qui gli altri alleati impresentabili di Berlusconi, quelli che non fanno capo ad Alternativa Sociale. Un accordo tra la CdL e il Movimento Sociale Fiamma Tricolore di Luca Romagnoli, infatti, c’è da mesi.

Le radici neofasciste di questo partito sono già nel suo atto di nascita, nel 1995, che avvenne in seguito allo scioglimento del Movimento Sociale Italiano, in contrasto con la cosiddetta “svolta di Fiuggi”. Anche se il Segretario Romagnoli, che nelle lettere ufficiali si rivolge ai suoi colleghi definendoli «camerati», ci tiene ad affermare: «Chiamarci fascisti è molto riduttivo. Ma del fascismo siamo portatori di alcuni valori, come la socializzazione. Poi, se fascismo significa onestà, dirittura morale, capacità di riconoscere prima lo Stato e poi l’individuo…».

Come mai però Romagnoli, che è anche un eurodeputato, è stato tra gli organizzatori di una manifestazione lo scorso 29 ottobre, in celebrazione dell’anniversario della Marcia su Roma, dove svastiche e saluti romani si sono sprecati? «L’anniversario della Marcia su Roma è il 29 ottobre, non il 28. Che la manifestazione si facesse il giorno prima è stata una pura coincidenza. Poi, fa meno danno un saluto romano di una macchina incendiata», risponde lui, continuando con la strategia del “basso profilo”. Uno sguardo al programma evidenzia linee portanti come «blocco dell’immigrazione» e difesa della famiglia «naturale», come la definisce il Segretario.

«Non sono contrario all’omosessualità, ma credo che sia una cosa che va vissuta privatamente. Perché è diseducativa e innaturale». Senza contare, che nella buona tradizione della destra sociale, la politica economica della Fiamma rigorosamente antiliberale, mal si concilia con quella di Berlusconi.
Tra le ultime iniziative del partito, inoltre, a parte la manifestazione «accidentalmente» quasi coincidente con l’anniversario della Marcia su Roma, ci sono l’organizzazione di una fiaccolata per la grazia a Priebke lo scorso 22 luglio a Roma (poi bloccata dal Questore) e la Guardia d’Onore, alla tomba di Mussolini lo scorso 16 aprile.

Questo è niente, però, rispetto alle gesta di due militanti della Fiamma Tricolore, capisaldi del neofascismo e del neonazismo italiano, come Piero Puschiavo (il cui nome compare tra i curatori del programma del partito) e Maurizio Boccacci.

Puschiavo nel 1985 è tra i fondatori del Veneto Fronte Skinhead, legato al circuito internazionale neonazista Blood and Honour, che più o meno esplicitamente lavorava alla ricostruzione del partito nazista. Nel 1994, insieme ad altri sei aderenti all’organizzazione, fu arrestato con l’accusa di violazione della “Legge Mancino”, nell’ambito di un’indagine avviata da Papalia, proprio per aver aderito al Fronte, che avrebbe avuto tra i suoi scopi l’incitazione all’odio razziale. Furono poi assolti 10 anni dopo, con la motivazione che la legge punisce non il pensiero, ma l’atto pratico. Puschiavo è stato anche indagato per la riorganizzazione del partito fascista.

Maurizio Boccacci, dal canto suo, era leader del Movimento Politico Occidentale, formazione che raccoglieva i naziskin romani, sciolta nel 93 per l’entrata in vigore della legge Mancino. Fu arrestato per gli scontri avvenuti il 20 novembre 1994 prima, durante e dopo la partita Brescia - Napoli, ferendo tra gli altri un vicequestore, con l’accusa di lesioni gravi, oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, di aver organizzato una manifestazione di stampo fascista e di incitamento all’odio razziale. Fu poi condannato a 4 anni il 5 gennaio del ‘98.

Fonte unita.it

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