Berlino: e la Deutsche apre il conto «islamico»

deutsche bank«C’è un grande potenziale di crescita». Non ha dubbi Hans-Jurgen Koch, dal 2004 amministratore delegato della Deutsche Bank in Svizzera e responsabile dei rapporti con i clienti di fede musulmana: il mercato degli investimenti conformi alle regole della sharia, la legge islamica, farà strada. In una recente intervista al quotidiano finanziario Börsen Zeitung il manager tedesco, con quindici anni di esperienza nelle relazioni con il Medioriente, ha reso note le intenzioni della banca di Francoforte per il prossimo futuro: conquistare il cuore - e il portafogli - dei musulmani. Il sistema bancario islamico si fonda sui principi derivati dal sacro Corano. Ai clienti musulmani non è permesso fare profitti sul denaro: niente interessi, dunque. L’Islam permette il buon prestito (qard-el-hassan), per il quale il prestatore non ottiene alcun vantaggio. Vietato, inoltre, investire soldi in azioni di società che realizzano profitti con il tabacco, l’alcol, la carne suina, il gioco d’azzardo, gli armamenti e la pornografia.

I giuristi musulmani non considerano il denaro come un capitale con un valore intrinseco. Solo quand’è impiegato in un’attività commerciale la moneta diventa capitale. Per guadagnare in modo lecito, i clienti della banca devono partecipare al rischio d’impresa, dividendo gli utili e facendosi carico delle perdite. Leciti sono anche i profitti sugli affitti, come sui leasing. L’attività bancaria conforme alle regole della sharia comporta rischi maggiori, ed è proprio quest’aspetto a giustificare i profitti. Secondo Hans-Jurgen Koch, già oggi una quota tra il 5% e il 10% del volume di affari è orientato su investimenti conformi alla legge islamica. Il numero di musulmani nel mondo si avvicina al miliardo e mezzo e possiede un patrimonio stimato in circa 2.400 miliardi di dollari. Un bel gruzzolo su cui mettere le mani. La maggior parte di questa ricchezza è concentrata - per via delle risorse naturali - in Medioriente. La Deutsche Bank - presente in 74 paesi, con più di 65 mila dipendenti e un capitale di 840 mila miliardi di euro - stima che nei prossimi cinque anni la crescita tendenziale di questo mercato sarà pari al 15% annuo. La richiesta di prodotti innovativi rispettosi della sharia è cresciuta in maniera costante negli ultimi anni. C’è una lacuna notevole che l’istituto tedesco intende colmare con un’offensiva vera e propria nel mercato degli investimenti. È la sezione svizzera della Deutsche Bank ad essere responsabile dei rapporti con il mondo musulmano. La scelta, strategica, deriva dal ruolo giocato da Ginevra nel recente passato. Prima di trasferirsi a Vienna, l’Opec (Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio) aveva stabilito il suo quartier generale nella città elvetica, dove è rimasta per cinque anni, fino al 1965. Ancora negli anni settanta i vertici dell’organizzazione avevano luogo a Ginevra. La banca tedesca offre già oggi pacchetti azionari con «certificati di conformità» alla sharia. Nei piani dell’azienda ci sono prodotti finanziari e fondi di investimento su materie prime e immobili.

«Permettere un’ampia diversificazione del portfolio su beni differenti, conformi alla sharia, senza dover scendere a compromessi sul piano del rischio e del profitto». Ecco dichiarato, nelle parole di Koch, l’obiettivo della banca tedesca: la quadratura del cerchio. Già ad aprile dello scorso anno, la Deutsche Bank aveva organizzato un ciclo di seminari in Medioriente (con tappe in Kuwait, Bahrain, Singapore, Kuala Lumpur e nel Brunei) con l’obiettivo di mettere meglio a fuoco le esigenze di innovazione della finanza islamica. Per certificare e sviluppare prodotti «di successo», l’istituto ha fondato nel 2004, insieme al Centro di studi islamici dell’università di Oxford, la Dar al Istithmar, una via di mezzo tra una banca di investimento e una congregazione di dotti musulmani con base a Londra. I lavoratori impiegati dalla Dar al Istithmar sono merce rara sul mercato (e a Francoforte lo sanno bene): hanno solide conoscenze in campo finanziario e bancario, nonché una profonda consapevolezza della cultura e del diritto islamico. E i loro servizi sono piuttosto facili da rivendere sul mercato degli investimenti.

Fonte ilmanifesto.it

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