Via Lecco, i profughi sudanesi sono rientrati a Milano

rientroSi erano rifugiati in Svizzera, da lì sono stati espulsi e riportati in Italia e ora il Comune offre loro una nuova sistemazione. Sembra non avere mai fine la vicenda dei profughi africani che a novembre hanno occupato la palazzina abbandonata di via Lecco, poi sgomberata il 27 dicembre.
I 57 profughi sudanesi intercettati in Svizzera mentre si dirigevano a Ginevra, e da alcuni giorni trattenuti in territorio elvetico, sono stati espulsi prima dell’alba di martedì. Sono arrivati a Milano poco dopo le 8.30 su tre pullman da turismo, scortati da un imponente servizio d’ordine, e subito portati all’Ufficio immigrazione della Questura per «gli accertamenti del caso» ha detto il questore Paolo Scarpis.
«Ci hanno ammanettati, spintonati, qualcuno è stato anche malmenato e poi siamo stati consegnati alla polizia italiana in manette - racconta uno dei profughi -. Gli italiani ce le hanno tolte durante il viaggio ma un paio di manette si erano inceppate e uno di noi si è fatto tutto il trasporto legato». «Ha un paio di lividi - spiega un soccorritore della Croce Rossa indicando uno dei sudanesi sottoposti ad accertamenti -. «Niente di grave comunque, gli abbiamo applicato del ghiaccio».

Non tarda la risposta dei circa cento agenti che hanno partecipato in Ticino all’operazione per il rinvio in Italia del gruppo entrato illegalmente in Svizzera nella notte fra il 10 e l’11 gennaio. «I sedicenti cittadini sudanesi - afferma un comunicato delle autorità ticinesi - hanno opposto resistenza. Hanno perciò dovuto essere dapprima immobilizzati e in seguito ammanettati. L’operazione si è svolta senza particolari inconvenienti e senza significative conseguenze per l’integrità delle persone». La decisione di autorizzare il riaccompagnamento è motivata dal fatto che i sudanesi «sono in possesso di un permesso di soggiorno umanitario nella vicina repubblica, che l’Italia non può essere considerato un Paese a rischio per i rifugiati e che non esistono le premesse giuridiche per prolungare la presenza sul territorio svizzero».
Poi la parola è tornata a Palazzo Marino, che ha offerto al gruppo di immigrati di tornare nella sistemazione dove si trovavano prima della fuga, il dormitorio di viale Ortles, in attesa che tra 8-10 giorni il gruppo possa essere trasferito nel convitto di viale Piceno di proprietà della Provincia. «Nel frattempo - ha detto l’assessore alle Politiche sociali, Tiziana Maiolo - i sudanesi in viale Ortles dovranno sottostare a tutte le regole previste per gli altri ospiti e quindi abbandonare durante il giorno la struttura. Unica differenza per loro sarà la totale gratuità del soggiorno».
«Prima di essere trasferiti in viale Piceno, dovranno impegnarsi a rispettare i percorsi d’integrazione predisposti dal Comune» ha aggiunto la Maiolo. Alcuni sudanesi avrebbero dichiarato di avere problemi di salute e quindi è necessario che tutti si sottopongano, prima di entrare nel dormitorio, alle analisi e agli accertamenti del caso. Lunedì una quarantina di eritrei, sempre del gruppo di via Lecco, ha organizzato un presidio davanti al Comune: dallo stabile di via Pucci, dove erano ospitati, avrebbero divuto essere trasferiti nel centro d’accoglienza della Caritas in viale Fulvio Testi. Solo in tarda serata gli immigrati hanno accettato la nuova sistemazione, rinnovando però la richiesta di una soluzione accettabile anche per tutti gli altri profughi che avevano occupato con loro lo stabile di via Lecco.

Fonte corriere.it

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