Rapporto annuale Censis: legalità e immigrazione

censisIn Italia nel 2004 sono stati denunciati alle Forze dell’ordine 2.415.023 reati, con una diminuzione dell’1,7% rispetto al 2003: il 44% dei reati è denunciato in 10 province: al primo posto si trova Milano con 246.618 reati, seguita da Roma (214.444), Torino e Napoli: in queste quattro province avvengono circa il 30% degli illeciti. Se si calcola l’incidenza della criminalità sugli abitanti, Rimini sale al primo posto con 791,7 reati denunciati ogni 10.000 abitanti, seguita da Bologna e Milano. Roma è al settimo posto, Firenze all’ottavo.

Su circa 25.000 prostitute presenti nel nostro Paese, l’85-90% è costituito da straniere, negli ultimi anni provenienti soprattutto dalla Romania e dalle ex Repubbliche Sovietiche. Il fenomeno della tratta risulta fortemente correlato a quello della prostituzione: al Numero Verde Nazionale Antitratta tra il 2000 e il 2003 sono arrivate 25.949 chiamate di persone vittime di tratta, di queste 5.907 hanno chiamato per problemi relativi alla prostituzione. Tra il 2000 e il 2004 sono stati concessi 4.286 permessi di soggiorno per protezione sociale ex art. 18. Il Dipartimento per le Pari Opportunità dal 2000 al 2004 ha cofinanziato 296 progetti di protezione sociale che hanno assistito circa 6.781 vittime del traffico.
Nonostante non siano in possesso del diritto di voto, aumenta la presenza degli immigrati all’interno dei partiti politici e dei sindacati. Nell’ultimo anno gli immigrati tesserati nei sindacati sono cresciuti del 31,8%, arrivando a sfiorare la quota dei 440 mila iscritti. Alle primarie dell’Unione si sono iscritti alle apposite liste 46 mila immigrati regolarmente residenti da almeno tre anni.
Nel primo semestre 2005 risultano presenti in Italia 189.836 titolari di impresa nati all’estero. Le ditte con titolare nato all’estero rappresentano il 5,4% del totale delle ditte individuali attive in Italia. Al vertice della graduatoria relativa ai Paesi di provenienza si posiziona il Marocco con 33.245 imprenditori, pari al 17,5% del totale; seguono gli imprenditori nati in Cina (20.928 pari all’11%). Milano è la prima provincia con 17.321 titolari d’impresa stranieri, seguita da Roma (13.397) e Torino (8.553). Ma è Prato la provincia con la più solida vocazione multietnica: il 18,8% delle ditte sono di immigrati. Le imprese straniere si concentrano per il 69,7% nel comparto commerciale (ingrosso, dettaglio e riparazioni) e in quello edilizio. Nel 2004 il saldo attivo delle ditte individuali di cui sono titolari cittadini di origine immigrata è pari a 30.983 unità, superiore al saldo complessivo dell’intera classe di imprese che è di 26.728 unità. In poche parole, senza il contributo degli immigrati, le ditte italiane avrebbero registrato un saldo negativo (-4.255).
Nell’anno scolastico 2004-2005, gli alunni stranieri iscritti nelle scuole del nostro paese sono stati 361.576 con un’incidenza del 4,2% sul totale della popolazione scolastica (+0,7% rispetto all’a.s. 2003-2004). I due terzi degli iscritti (239.345 pari al 66,2%) si trovano nel Nord del Paese. Gli alunni stranieri in ritardo nella frequenza nella scuola primaria sono il 23% contro l’1,7% dei cittadini italiani, con un aumento progressivo nei vari anni di corso fino a raggiungere il 34,7% nel quinto anno, rispetto al 2,4% degli iscritti italiani. La mancata integrazione delle seconde generazioni di immigrati rischia di alimentare un serbatoio di esclusione sociale e di devianza. Dei 3.866 ingressi nei Centri di prima accoglienza nel 2004 in Italia, 2.279, pari al 59%, riguardano minori di nazionalità straniera. Il 79% proviene dall’Europa dell’Est (in particolare, dalla Romania e dall’ex Jugoslavia), mentre il 17% dai paesi del Nord Africa. L’80% dei reati sono contro il patrimonio, in particolare furti e rapina (382). Negli Istituti penali minorili nel 2004 vi sono stati 965 ingressi di minori con cittadinanza non italiana, pari al 60,5% del totale.
Da una recente indagine del Censis emerge il buono stato di salute complessivo dei cittadini stranieri: il 60,4% dei medici di medicina generale sostiene che lo stato di salute complessivo dei propri assistiti stranieri è uguale a quello degli italiani. Le principali patologie riscontrate sono lo specchio di condizioni di vita maggiormente precarie: malattie dell’apparato respiratorio e muscolo-scheletrico, disturbi dell’apparato digerente e malattie cardiovascolari. Nelle donne, inoltre, grande rilevanza assumono patologie di carattere ginecologico (per il 35,6% dei medici). La maggior parte dei medici (il 45,2%) ritiene che l’elemento che incide più negativamente sullo stato di salute degli stranieri sia la precarietà abitativa, mentre per il 42,6% sono le condizioni di lavoro e di reddito.

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