Archivio della Categoria 'CPT'
Giovedì, 28 Dicembre, 2006
Il Cpt londinese di Harmondsworth sotto accusa per le condizioni di detenzione
di Egle Mugno
Un altro centro di permanenza temporanea britannico è finito sotto accusa. Questa volta si tratta di “Harmondsworth”, vicino a Heathrow, centro nato nel 2001 e gestito da un’azienda privata, la “Uk Deyention Service”. Anne Owers, capo ispettore delle prigioni, ha nuovamente portato alla luce i metodi poco “ortodossi”, adottati dai dipendenti, nei confronti degli immigrati in attesa di asilo politico. La Owers ha descritto una situazione interna simile più a un carcere di massima sicurezza che ad un centro di accoglienza. Il rapporto rivela dati preoccupanti: il 44 percento degli immigrati è vittima di abusi e il 60 percento dichiara di non sentirsi al “sicuro e tutelato”. Ogni anno passano per Harmondsworth almeno duemila clandestini in attesa di riconoscimento. Puntualmente nelle descrizioni dei trattamenti ricevuti ricorrono le stesse parole: intimidazioni, aggressività, poca disponibilità, maleducazione. In particolare con le persone che non conoscono l’inglese. Il capo ispettore ha dichiarato che i clandestini vengono controllati con eccessiva attenzione, come si trattasse di criminali: tutti i loro movimenti sono monitorati, è negato il possesso di contenitori di qualsiasi tipo e cavi per apparecchiature audio. Il dato più sconcertante emerso è la punizione cui vanno incontro i detenuti il cui comportamento non è giudicato corretto: vengono confinati in stanze d’isolamento dopo essere stati denudati. La pratica è stata utilizzata ben 129 volte durante i primi sei mesi del 2006. La Owers ha giudicato questi comportamenti assolutamente inaccettabili in un posto dove il principio fondamentale dovrebbe essere quello di un’accoglienza sicura, umana all’interno di un clima disteso. Il rapporto ritrae una delle situazioni più squallide e sconcertanti che l’ispettore abbia mai osservato in un Centro di accoglienza in Gran Bretagna. Il problema secondo la Owers risiede nella gestione, non tanto nel lavoro dei singoli dipendenti che, nonostante lo scarso supporto, tentano comunque di svolgere un buon lavoro.
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Martedì, 19 Dicembre, 2006
Alcuni immigrati che stavano per essere trasferiti dal centro di accoglienza di via Panepinto a Licata (Agrigento) in un’altra struttura dell’isola, sono riusciti a fuggire. Le forze dell’ordine hanno rintracciato due dei fuggiti mentre ne mancherebbero all’appello una quindicina. Nella zona della struttura, che si trova nel centro abitato di Licata, e’ in corso una vasta battuta di polizia e carabinieri alla ricerca dei fuggitivi.
Fonte repubblica.it
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Domenica, 10 Dicembre, 2006
Stamattina un centinaio di attivisti delle reti antirazziste calabrese e campana si sono mobilitati davanti al Centro di Permanenza Temporanea (CPT) di S. Anna-Crotone (il più grande d’Europa), mentre all’interno entravano i parlamentari Haidi Giuliani e Francesco Caruso insieme ad altri due antirazzisti. Lo scopo dell’iniziativa è, ancora una volta, denunciare la mostruosità dei CPT, in cui vengono detenuti migranti che non hanno commesso alcun reato se non quello di esercitare il loro diritto alla libertà di movimento.
Una volta dentro, i due deputati hanno comunicato alla direzione del centro la decisione di restare a oltranza dentro la struttura per pretendere che finalmente la questione dei CPT sia messa all’ordine del giorno del parlamento e all’attenzione del governo, la cui maggioranza politica aveva annunciato in campagna elettorale l’intento di “superare” i cpt (Al momento sono solo stati intensificati i voli di rimpatrio…). E’ evidente che queste galere etniche, simbolo dell’, non possono essere riformate: l’unico “superamento” sta nella loro chiusura!
Per ribadire lo stesso concetto, all’esterno della struttura, i manifestanti hanno occupato la statale 106 che collega Taranto con Reggio Calabria e il cpt al vicino aeroporto.
Questa mobilitazione rompe ancora una volta il silenzio in cui agisce la macchina della deportazione! Denunciamo le reticenze di un governo che sta vendendo solo fumo a 4-5 milioni di migranti in questo paese, con il rinvio sine-die dell’abolizione della Bossi-Fini, della legge sull’asilo politico e dell’attuazione dei diritti di cittadinanza; con il rifiuto di ogni ipotesi di sanatoria e di scollegamento del permesso di soggiorno dal contratto di lavoro. Proprio in questi giorni, inoltre, è passata da Crotone l’ambigua commissione di ispezione decisa dal governo sui Cpt, che ci appare solo una stampella all’assurdo discorso sulla modernizzazione (“umanizzazione”… !!??) di questi lager.
Verso le 15.00 abbiamo saputo che nel vicino Cpt di Lamezia si è consumata l’ennesima tragedia: la morte di Nikolov Alexandar, trentottene cittadino bulgaro (e quindi tra 20 giorni inespellibile…) che è stato trovato impiccato a una sbarra della struttura! Perciò una delegazione di dimostranti, insieme ad Haidi Giuliani, si è spostata a Lamezia Terme per un’ispezione urgente del centro, mentre gli altri due attivisti con Francesco Caruso sono rimasti dentro il CPT di Crotone, cercando di scambiare informazioni ed incoraggiare le 100 persone recluse, tra cui 53 di nazionalità palestinese e irachena. Per le notizie che abbiamo ad ora, a Lamezia i migranti reclusi sono entrati in sciopero della fame, mentre il compagno di stanza di Alexandar, ancora sotto shock, non ha ricevuto alcuna assistenza.
Mentre scriviamo questo comunicato continua la mobilitazione fuori e dentro il cpt di Crotone, con l’ausilio di un media center e di tende con cui ci attrezziamo a passare la notte in presidio. Dall’interno giungono ancora le urla dei migranti che invitano a continuare la protesta, mentre i tre “occupanti” ci avvisano che nel Cpa (sempre dentro la struttura carceraria) sono presenti una decina di donne in stato di gravidanza e una persona completamente coperta di pustole.
Per domani alle 11.00 è convocata una conferenza stampa ed è riconvocata la mobilitazione di tutti i/le compagni/e che possono raggiungerci.
E’ fondamentale rilanciare la mobilitazione fuori e dentro tutti i cpt!
Reti Antirazziste Campana e Calabrese
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Sabato, 9 Dicembre, 2006
Crotone, la protesta dei parlamentari di Rifondazione comunista
Bloccata e poi riaperta la 106 ionica nei pressi del Cpt di Crotone
La Lega: “Speriamo facciano sul serio e ci restino”
Lamezia: un immigrato si uccide, era in attesa di rimpatrio
CROTONE - Esplode la protesta contro i Cpt. I due deputati di Rifondazione comunista Francesco Caruso e Haidi Giuliani (mamma di Carlo ucciso durante il Gb di Genova), sono entrati stamani nel Cpt di Crotone per una ispezione ministeriale e sono rimasti all’interno della struttura rifiutandosi di uscire, chiedendo al governo “garanzie sulla volontà di chiudere le strutture presenti in Italia”.
Nel tardo pomeriggio, poi, Haidi Giuliani ha lasciato il centro per recarsi nel Cpt di Lamezia dove, in mattinata, un immigrato di nazionalità bulgara, di 40 anni, si era suicidato. “Penso che sia assolutamente un mio dovere - ha dichiarato la senatrice - venire a parlare e a fare presenza in queste situazioni. Situazioni che io non approvo e che considero assolutamente incivili, in quanto certi problemi vanno risolti all’origine, non incarcerando persone che fuggono da situazioni di fame e disperazione in mancanza di qualsiasi futuro”.
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Sabato, 9 Dicembre, 2006
L’uomo, cittadino bulgaro, era in attesa di essere rimpatriato dopo essere stato sorpreso nel territorio italiano senza permesso di soggiorno
Lamezia Terme, 9 dic. - Ancora una tragedia dell’immigrazione e della solitudine. Stavolta in un Centro di permanenza temporanea, quello di Lamezia Terme, dove un cittadino bulgaro, N.A.I., ospite del centro, si è tolto la vita impiccandosi. L’uomo è stato trovato morto questa mattina dal personale della struttura. Si trovava nel Cpt in attesa di essere rimpatriato, dopo essere stato sorpreso nel territorio italiano senza permesso di soggiorno. Sul posto gli uomini della Polizia per i rilievi di legge.
Fonte adnkronos.com
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Venerdì, 8 Dicembre, 2006
Bologna, 8 dic. - Una quindicina di immigrati rinchiusi nel Cpt di Bologna, in attesa dell’espulsione, ha tentato stamattina di fuggire dalla struttura di via Mattei, alla periferia del capoluogo emiliano. Verso le 4.30 gli immigrati, dopo aver forzato una grata del soffitto, sono saliti sul tetto del Cpt per cercare di scappare, ma dopo circa 4 ore di trattative con le forze dell’ordine hanno desistito e sono rientrati nelle loro celle.
Fonte bologna.metropolisinfo.it
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Giovedì, 7 Dicembre, 2006
“Ecco qui un fascio di racconti e di nomi che non si fanno cancellare. Si imprimono nella fragile superficie delle pagine e da lì sprofondano in chi ha cuore di leggerle”.
di Luca Galassi
Un libro come un’ascia. Nella prefazione al volume ‘Lager italiani’ di Marco Rovelli, Erri De Luca suggerisce che occorre avere cuore per leggere le storie che l’autore racconta. E’ vero. Ma non solo. Se, prendendo ancora a prestito parole altrui, Kafka ci dice che “un libro deve essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi”, per leggere le ventitré testimonianze di migranti reclusi nei Cpt italiani, occorre avere polmoni. Perché gli uomini e le donne cui Rovelli dà voce raccontano storie che tolgono il fiato. La storia di Montassar, marocchino, picchiato a sangue per giorni nel Cpt (poi chiuso) gestito da don Cesare Lodeserto a Lecce. La storia di Samir, tunisino, che appena uscito di prigione viene ‘accompagnato’ da due poliziotti nel centro di via Corelli a Milano per farsi altri due mesi di detenzione. La storia di Abdelali, marocchino, prelevato a Genova gravemente ammalato e spedito al Cpt di Brindisi, dal quale esce poche settimane prima di morire.
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Lunedì, 4 Dicembre, 2006
Un documentario incentrato sulle vicende che hanno caratterizzato il fenomeno immigrazione in Sicilia. “Hurrya”, questo il titolo (che in lingua araba significa libertà, dura 80 minuti e ripercorre otto anni di lotte antirazziste, proponendo immagini e contenuti inediti di una realtà a molti sconosciuta. La nascita dei CPT siciliani (ben cinque nella nostra isola!), gli sbarchi, la storia di un naufragio, il ritrovamento in alcuni cimiteri siciliani di tombe senza nome, la vicenda Cap Anamur (la nave umanitaria che nel 2004 salvò 37 profughi nel Mar Mediterraneo), le deportazioni da Lampedusa verso la Libia, i racconti di attivisti, di avvocati, di giuristi e degli stes Per far conoscere e ribadire, quanto sconsiderate siano state le scelte elaborate nel passato dal centro sinistra, e quanto razziste e crudeli siano state quelle prodotte e poste in essere dalle destre.
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Giovedì, 30 Novembre, 2006
Numerosi incendi sono stati appiccati ieri notte e in mattinata nella prigione di Harmondsworth, il piu’ grande centro di detenzione per immigrati a Londra, dove e’ scoppiata una rivolta.
Secondo il ministero dell’Interno britannico, gli incendi hanno interessato tutte e quattro le ali del carcere, situato nell’est della capitale, ma secondo le dichiarazioni della polizia non esiste pericolo per gli edifici circostanti.
Le proteste sono scoppiate dopo la pubblicazione di un rapporto ufficiale che sottolinea la scarsita’ di sicurezza nel carcere, l’alto numero di abusi contro i detenuti da parte delle guardie e l’ingovernabilita’ del centro di detenzione, che puo’ contenere fino a 501 prigionieri e attualmente ne ospita 482. Qui vengono portati tutti gli immigrati clandestini condannati per qualsiasi reato, in attesa di essere rimandati nel Paese d’origine.
Fonte aduc.it
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Martedì, 24 Ottobre, 2006
Un incontro al Viminale tra la sezione italiana della Ong e il ministro dell’Interno rilancia la comune battaglia per la tutela degli stranieri. Al via il monitoraggio delle strutture di accoglienza da parte di A.I. che visiterà i centri
Alla fine dell’incontro erano tutti soddisfatti, le istituzioni e l’Ong internazionale che da anni è schierata in prima linea nella difesa dei diritti umani. Il colloquio svoltosi oggi presso il Viminale tra il ministro degli Interni Giuliano Amato e una delegazione della Sezione italiana di Amnesty International, guidata dal direttore Gabriele Eminente, ha rappresentato sostanzialmente il rilancio di una politica di collaborazione e di dialogo su un tema particolarmente caro all’organizzazione non governativa: la tutela dei diritti fondamentali degli immigrati.
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Lunedì, 23 Ottobre, 2006
Vertice operativo a Caltanissetta, questa mattina, dopo le due inchieste sul centro di permanenza temporanea nisseno aperte dalla procura della Repubblica e dal Viminale, a seguito delle denunce relative a vessazioni e discriminazioni ai danni di immigrati, nonche’ alla circostanza che dipendenti arabi avrebbero preso soldi per fare scappare gli extracomunitari.
Fissato un incontro tra il reggente della procura, l’aggiunto Renato Di Natale, il questore, Filippo Piritore, e i dirigenti della questura che sabato scorso, quando era esploso il caso in seguito alla pubblicazione di un’inchiesta sul quotidiano “La Repubblica”, avevano interrogato i circa dieci immigrati che avevano denunciato episodi di estorsione e razzismo subiti all’interno del centro di permanenza di Pian del Lago e che nel frattempo sono stati trasferiti ad Agrigento e ieri hanno incontrato il personale di Medici senza frontiere.
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Domenica, 22 Ottobre, 2006
E’ bufera sul centro per immigrati di Pian del Lago a Caltanissetta, diviso in due zone una, il cpt, per i clandestini, e l’altra il cda, per i richiedenti asilo, dopo alcune dichiarazioni di extracomunitari ex ospiti e che ora sono nel centro agrigentino per richiedenti asilo, al quotidiano ‘La Repubblica’ in cui si denunciano ‘fughe organizzate in cambio di denaro’, ‘estorsioni’ e atti di razzismo tra gli stessi africani’. Le prime reazioni che si registrano sono le aperture di due inchieste quella della procura nissena e quella del Viminale.
‘Apriamo un’ inchiesta su quanto denunciato alla stampa da alcuni extracomunitari’, ha annunciato il procuratore aggiunto di Caltanissetta Renato Di Natale.
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Sabato, 21 Ottobre, 2006
ROMA (Reuters) - Il ministero dell’Interno ha disposto un’inchiesta amministrativa sulla gestione del Centro di Accoglienza di Caltanissetta e l’acquisizione di testimonianze presso il Centro per rifugiati di Agrigento. Lo ha reso noto il dicastero stesso attraverso un comunicato.
L’inchiesta è stata aperta in seguito alle violazioni denunciate da un articolo pubblicato oggi dal quotidiano Repubblica.
Dalle testimonianze riportate dal giornale, “sembrano emergere discriminazioni a danni di immigrati centro-africani da parte di immigrati di altri Paesi e in taluni casi da parte degli stessi operatori del Centro” di Caltanissetta, “soprattutto mediatori culturali e traduttori”, scrive il Viminale.
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Sabato, 21 Ottobre, 2006
I 55 giorni nel centro siciliano degli scampati del naufragio del 20 agosto
Hanno lo status di perseguitati politici e ora denunciano i maltrattamenti
Nelle “evasioni” le responsabilità di interpreti e mediatori culturali
di GIOVANNI MARIA BELLU
AGRIGENTO - “Una notte ne ho visti scappare una trentina, poi un’altra volta cinque. Erano tutti africani come noi, ma di pelle bianca”. Mekonem Kribrome, 24 anni, cittadino eritreo, è uno dei dieci superstiti del naufragio avvenuto il 20 agosto a 70 miglia da Lampedusa. Ha visto annegare sua moglie Lemlem, incinta di 6 mesi, e altri 28 compagni di viaggio, tra i quali 4 donne e un bambino di 2 anni. È un uomo distrutto, ma quei 55 giorni a Caltanissetta, tra il Centro di “accoglienza” e quello di “permanenza temporanea”, li ricorda molto bene. Con lo stesso inorridito stupore degli altri superstiti.
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Martedì, 10 Ottobre, 2006
Luca Odevaine, capo di gabinetto di Veltroni: a Roma emergenze casa e immigrazione, chi protesta indichi una soluzione. Prodi ci aiuti
di Eleonora Martini
Roma - «Abbiamo fatto una scelta politica, in piena consapevolezza, non scarichiamo le responsabilità. Al comune è stata chiesta un’area con l’evidente finalità di rimpatriare immigrati clandestini». Il giorno dopo l’espulsione anche degli ultimi rom rumeni rinchiusi e lo smantellamento del «Cpt clandestino», come lo ha definito il movimento antagonista romano, il vice capo di gabinetto del sindaco di Roma, Luca Odevaine, spiega i motivi che hanno portato l’amministrazione Veltroni a concedere l’uso della struttura per operazioni di polizia - identificazione, schedatura e espulsione di immigrati - che secondo la legge si dovrebbero svolgere solo nei Cpt. «Un surrogato dei Cpt? Se vogliamo, può essere una definizione, ma l’obiettivo della questura era di sgomberare le rive del fiume. A volte cavillare sulle norme significa paralizzare qualunque attività, e se proprio vogliamo farlo, allora dovremmo dire che il comune di Roma si comporta in modo illegale anche quando accoglie nelle proprie strutture tutti, senza chiedere documenti, e quindi anche gli immigrati clandestini», risponde. E aggiunge: «Nessuno ci dice però quale avrebbe dovuto essere l’alternativa. Ogni giorno affrontiamo due emergenze strettamente legate: casa e immigrazione. Lanciamo un grido d’allarme al governo perché la linea di demarcazione a Roma sta per essere superata e si rischia di creare uno scontro pericoloso».
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