di Fabrizio Casari
C’erano tutti gli ingredienti. La strage atroce, la furia omicida scatenata contro un bambino e quattro adulti. Solo uno è ancora vivo, pur in condizioni gravissime. Persone innocenti d’ogni peccato, anzi; lei, impegnata nell’assistenza agli anziani, forse uno dei lavori più nobili tra la nobiltà del lavoro. Un bambino che, innocente e puro lo è per definizione, giustamente. E poi due persone, innocenti e nobili anch’esse, intervenute a difesa di quegli inermi. Poi il fuoco, a distruggere prove e tracce, indizi e certezze. Ma non quelle degli inquirenti e dei cronisti che fungono da prolunga dei microfoni. Persino lo scenario sembrava ideale ad una ricostruzione d’appendice. Erba, un paesino isolato in provincia di Como, a dieci chilometri dal confine con la Svizzera. Pronte tutte le analogie e le analisi da psichiatri da quattro soldi sull’impossibilità e l’inafferrabilità delle dinamiche criminose, socio-patologiche, insite in tutte le piccole comunità. Ma, su tutto e sotto tutto, il colpevole giusto, nemmeno fosse stato disegnato con cura. Tunisino. Immigrato. Feroce, come un novello Saladino. Condannato per droga e rapina. Incarcerato. E, pena massima di questi tempi, uscito dal carcere con l’indulto. Pennivendoli a un tanto al chilo si sono lanciati sull’osso da spolpare. Solleticare la pancia dei benpensanti fa notizia, suscita indignazione, crea morbosità. Insomma, tira copie.
(more…)