Archivio di Giovedì, 21 Dicembre, 2006

Maxisbarco a Licata, arrestato scafista

Giovedì, 21 Dicembre, 2006

Un cittadino egiziano, Mohamed Farag, di 29 anni, e’ stato arrestato oggi dalla Polizia di Stato all’interno del Centro di prima accoglienza per immigrati clandestini di Sant’Anna. Sarebbe uno degli scafisti che hanno condotto la grande nave di ferro approdata ieri al porto siciliano di Licata con 648 clandestini a bordo. Farag era tra i circa 400 profughi che sono stati poi trasferiti con un ponte aereo al Cpa di Crotone. Proprio nella struttura gli agenti della sezione criminalita’ extracomunitaria della squadra mobile di Crotone, in collaborazione con i colleghi delle squadre mobili di varie citta’ italiane che stanno operando nel centro di accoglienza di Crotone, hanno subito avviato le indagini per identificare gli scafisti. Numerosi profughi ascoltati dagli agenti hanno indicato nel 29enne egiziano una delle persone che si alternavano alla guida della nave. Secondo le testimonianze raccolte dai poliziotti della mobile crotonese i profughi sarebbero partiti dal porto libico di Zuara; per la traversata avrebbero pagato una cifra oscillante tra i 1.500 e i 2000 euro ciascuno. Mohamed Farag e’ stato arrestato con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Fonte repubblica.it

Portopalo, la strage dimenticata

Giovedì, 21 Dicembre, 2006

Dieci anni fa il naufragio più infausto della storia italiana: 283 migranti morti nel Canale di Sicilia

di Luca Galassi
Non siamo più la generazione di Kunta Kinte. Quando lo sceneggiato televisivo tratto dal libro ‘Radici’ di Alex Haley apparve sugli schermi italiani nel 1979, l’indignazione contro il razzismo e la schiavitù avevano già da tempo consolidato in noi, popolo di emigranti, valori antichi. Ma quando, nei decenni successivi, l’incontro con quelli che avrebbero dovuto diventare l’oggetto della nostra solidarietà e della nostra accoglienza - cioè i migranti - diventò il vero banco di prova dei nostri valori, il ricordo di Kunta Kinte era ormai evaporato. A Natale non si è tutti più buoni. Almeno non lo furono gli scafisti della Yiohan, che dieci anni fa abbandonarono al loro destino 283 migranti nel Canale di Sicilia. Il loro destino fu la morte, e dopo la morte l’oblio. Un oblio che sarebbe stato eterno, se cinque anni dopo un coraggioso e ostinato giornalista di nome Giovanni Maria Bellu non avesse mostrato al mondo la conclusione della sua personale battaglia alla ricerca della verità.
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