La bossi-fini raccontata da una scrittrice egiziana
A Milano ho amici laureati che hanno passato ore fuori dalla questura per prendere il ticket e fare un´altra coda
È la norma più odiata da sempre perché intrappola gli immigrati in un odioso circolo vizioso, come dire vai sulla luna e poi torna
di Randa Ghazy
Ho conosciuto un ragazzo senegalese, qualche settimana fa. Un giovane intelligente e simpatico, che arrancava nell´italiano ma parlava un fluente, elegante, comprensibilissimo francese. L´ho conosciuto fuori da un centro commerciale, vende cinture di marca. Cioè quelle cinture che rappresentano la percentuale nascosta di produzione delle grandi marche di abbigliamento (i cosiddetti “falsi”, le “taroccate”… nient´altro che un modo trasversale per produrre di più, per i meno abbienti). Gli ho chiesto se gli piaceva il suo lavoro. No, naturalmente. E io: «Allora perché lo fai? Come sei arrivato a vendere cinture per la strada?». Ed è così che scopro che è partito da Dakar diretto a Parigi, per studiare. Che ha studiato economia per un anno e poi si è dovuto fermare, perché non riusciva più a pagarsi gli studi. È venuto a Milano, dove aveva degli amici. E ora vende cinture insieme a loro. Sono tutti senegalesi, un gruppo di ragazzi simpatici e con un sorriso smagliante tra le labbra che si piega, a tratti, in un accenno di tristezza, una specie di smorfia inconsapevole. Chi vende borsette, chi cd…
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