Archivio di Domenica, 26 Novembre, 2006

Manifestazione a Roma

Domenica, 26 Novembre, 2006

ROMA - ‘’Nuova sanatoria per tutti'’: e’ lo slogan che sintetizza il pensiero del corteo degli immigrati che, partito da Piazza della Repubblica a Roma, pochi minuti dopo le 16, si concludera’ in Piazza Madonna di Loreto, nei pressi di Piazza Venezia. Abolizione della legge Bossi-Fini, chiusura dei Cpt, liberta’ di circolazione e regolarizzazione permanente per tutti gli immigrati presenti in Italia, il rilascio e il rinnovo immediati di tutti i permessi e delle carte di soggiorno, una nuova normativa che garantisca pieni ed effettivi ricongiungimenti familiari: sono gli obiettivi del Comitato immigrati. Hanno aderito cittadini stranieri del Bangladesh, del Marocco, del Sudan, della Costa d’Avorio.
Fonte corriere.it

In 35 bucano le maglie della sicurezza nel Canale di Sicilia

Domenica, 26 Novembre, 2006

Nuovi sbrachi di clandestini a Lampedusa, un gommone con 35 migranti a bordo e’ riuscito a raggiungere l’isola di Lampedusa.
Il battello lungo circa 7 metri ha attraversato il canale di Sicilia eludendo tutti i controlli anti-immigrazione cattualmente in corso nel Mediterraneo.
La Guardia costiera ha localizzato gli extracomunitari quando il gommone era entrato nel porto dell’isola pelagica.
Dopo le procedure di identificazione e le consuete visite mediche, gli immigrati sono stati trasferiti nel locale centro di accoglienza.
Fonte rainews24.it

Francia. Moglie di immigrato non sa francese? Niente permesso

Domenica, 26 Novembre, 2006

Se un immigrato fa venire sua moglie in Francia e questa non impara la lingua francese, l’uomo si vedra’ ritirato il permesso di soggiorno. Il ministro dell’interno francese Nicolas Sarkozy ha ricordato questo aspetto della normativa che regola il flusso dell’immigrazione in Francia ed ha precisato:’ penso che uno straniero che viene in Francia si deve impegnare a imparare il francese per avere diritto ad un permesso di soggiorno di dieci anni, ma questo impegno deve riguardare anche sua moglie’.
Ci sono in Francia ‘troppe comunita’ dove uno straniero viene, impara la lingua, ottiene il permesso, fa venire la sua famiglia a titolo di riunificazione familiare e tiene sequestrata la moglie che non impara il francese e che resta bloccata in casa. E questo non lo accetto ‘ ha aggiunto il ministro.
Sarkozy ha anche rilevato che un certo numero di donne che vorrebbero divorziare o separarsi non possono farlo perche’ il loro permesso di soggiorno e’ a nome del marito come capo famiglia. Esse temono pertanto che, se c’e’ una separazione o un divorzio, venga meno per loro la possibilita’ di restare in Francia.
Per questi casi il ministro ha detto che il permesso sara’ dato anche alle donne. Ma se e’ il marito che non permette loro di imparare la lingua francese, sara’ lui a vedersi ritirare il permesso. Inoltre ha denunciato ‘le pratiche da medio evo’ imposte alle donne ‘con la scusa di un’altra cultura’. In Francia - ha aggiunto - ‘ non esiste la poligamia, c’e’ la liberta’ per le donne, non si picchia la propria moglie, ne’ i bambini e non si impongono pratiche sociali, culturali o sessuali’.
Fonte aduc.it

Quando l’immigrato studente per Asl e questura è un orfano

Domenica, 26 Novembre, 2006

Nizar ha 22 anni, è cittadino del Marocco, e vive in Italia, tra Roma e le Marche, da quando di anni ne aveva 14. Così fa un certo effetto scoprire che è come se fosse arrivato ieri. Il fatto che abbia frequentato in Italia le scuole superiori, il liceo scientifico per la precisione, è del tutto irrilevante.

Nizar, che è iscritto al secondo anno di ingegneria chimica alla Sapienza di Roma, per le questure e le Asl è uno “studente straniero”, in nulla diverso da quelli che vengono in Italia per un master o una specializzazione e poi se ne vanno. Anzi, una differenza c’è, sostanziale: ed è che gli stranieri che vengono da noi per una specializzazione di solito sono di famiglie abbienti, o hanno beneficiato di qualche borsa di studio.
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Immigrazione, da dove si parte

Domenica, 26 Novembre, 2006

di Agnese Licata
D’immigrazione si scrive e si discute ormai ogni giorno. Spesso, perché è la cronaca a richiederlo, con i centinaia di volti e corpi segnati da indescrivibili “viaggi della speranza”, con i casi d’intolleranza e razzismo che colpiscono chi è considerato un intruso da scacciare (si pensi alle violenze contro i romeni nella Capitale, ai primi di ottobre). Quello invece di cui si discute poco è uno degli aspetti peggiori dell’inserimento: quello relativo agli immigrati nel rapporto con datori di lavoro che, approfittando di una legge che riduce i migranti a braccia da sfruttare, arrivano a violare anche i più elementari diritti umani. Uno dei nodi più difficili da sciogliere consiste proprio nel riuscire a sconfiggere quei criminali che costruiscono le loro fortune attorno alla facile ricattabilità degli immigrati, in particolare di quelli clandestini. In molti casi gli immigrati vengono sottoposti a questo ricatto due volte: prima nel loro Paese, per riuscire a varcare l’agognata frontiera del ricco Occidente; poi in Italia, nei centri di permanenza temporanea (come documentato un mese fa da La Repubblica sul caso di Caltanissetta) e anche sul posto di lavoro.
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La Corte europea blocca l’espulsione di tre tunisini indagati per terrorismo

Domenica, 26 Novembre, 2006

I giudici della Corte europea dei Diritti dell’uomo hanno sospeso l’ordine di espulsione per «motivo di grave turbativa per l’ordine pubblico e di pericolo della sicurezza nazionale» emesso nei mesi scorsi dal ministro dell’Interno Giuliano Amato nei confronti di tre tunisini indagati per terrorismo internazionale (uno di loro Nassem Saadi, ha ricevuto per altro l´ordine di espulsione dopo aver già ottenuto l´assoluzione da parte della Corte d´Assise di Milano, gli altri sono coinvolti in un´inchiesta della procura di Bologna). I giudici di Strasburgo, ai quali si è rivolto il legale dei tre, Sandro Clementi, hanno bloccato l´espulsione «fino a nuovo ordine». La Corte chiede, infatti, spiegazioni finora assenti. Ad esempio, nel caso dell’indagato Ben Zid, vuole che il Governo italiano chiarisca se l’indagato abbia usufruito delle necessarie garanzie e che, in Tunisia, non sia sottoposto a trattamenti incompatibili con l’articolo 3 della Convenzione dei diritti dell’uomo, secondo il quale «nessuno può essere sottoposto a tortura nè a trattamenti inumani o degradanti».
Fonte unita.it