In fuga dall’Est: colf e amanti per fame
Sabato, 16 Settembre, 2006Clandestine e senza casa si ritrovano alla Stazione Centrale. «Cerchiamo una speranza»
di Michele Focarete
MILANO - Nessun rilievo penale. Ma su questo aggettivo si sprecano i timori e la disperazione di donne ucraine che s’affacciano tra le aiuole di piazza Luigi di Savoia, a ridosso della Centrale, per accattivarsi le simpatie di anziani. Lo fanno per arrotondare gli stipendi, concedendosi completamente come «mogli» in affitto. Proprio nel punto in cui il Comune propone 500 telecamere di sorveglianza e tutti si affrettano a dire che ci vuole maggiore sicurezza. Ma, proprio qui, in un mercoledì pomeriggio come tanti, è bastato poco per rendersi conto che esistono le badanti a «luci rosse». Donne attempate che si mettono in vendita, garantendo di accudire la casa, ma soprattutto il padrone di casa, anche in ogni sua esigenza sessuale. Mezze colf e mezze geishe targate Est europeo. Sono state sufficienti un paio d’ore per ascoltare il dramma di chi è venuto in Italia, abbandonando mariti e figli, in cerca di un lavoro che c’è solo se ti concedi. Abbiamo ascoltato il crudo discorso di cinque donne: solamente una ha risposto che doveva pensarci, che avrebbe confermato o meno il giorno seguente. Le altre, tutte, si sono dette disposte, con alcune sfumature sul prezzo e sulle prestazioni. E, tutte e cinque, hanno candidamente ammesso di essere irregolari. Proprio qui, dove polizia, carabinieri e vigili urbani dovrebbero presidiare la zona anche in cerca di clandestini. «Cerco una badante - è la domanda di prassi che facciamo - che sappia fare un po’ di tutto. Con quella che avevo prima, facevo anche l’amore, ma è tornata al suo Paese».
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